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Warhol al Chiostro del Bramante

"Pentiti e non peccare più!" fino al 7 gennaio 2007

“Pentiti e non peccare più!” (Repent and Sin No More!) è il titolo della mostra dedicata a Andy Warhol (1930-1987), dal 29 settembre 2006 al 7 gennaio 2007, in occasione dei dieci anni di attività del Chiostro del Bramante, che iniziò le sue esposizioni d’arte contemporanea proprio con una rassegna sul più noto esponente della Pop Art.


Il titolo della mostra dedicata a Warhol, che riprende la storica frase di Gesù alla Maddalena, ci fa entrare nella complessità e nella profondità del pensiero dell’artista, che non si limita a credere o non credere, ma personalizza, partendo dalle domande pungenti che la sua mente pone. Curata da Gianni Mercurio, e realizzata in collaborazione con The Warhol Museum di Pittsburgh, l’esposizione presenta circa 80 opere su tela, fotografie e video che analizzano il legame dell’artista con la spiritualità e la religione, la vita e la morte.


Questa esposizione ci restituisce un Warhol che sorprende con una spiritualità che non ci attenderemmo da un uomo che cinicamente osserva la morte al punto di riprendere con freddezza scene di suicidio nella convinzione che non sia opportuno disturbare un momento così solenne con un commento o un gesto che possa arrestarne lo svolgimento.


Repent and Sin No More!, deriva da un’opera dell’artista della serie Late Advertising realizzata nel 1986. In quel periodo Warhol aveva iniziato a lavorare a The Last Supper, rivisitando in chiave pop l’Ultima Cena di Leonardo, ma non si tratta solo di questo: è il punto di arrivo di un intimo percorso spirituale che l’artista aveva avviato nella giovinezza. La religione della famiglia di Warhol era quella cattolica “uniate”, riunitasi con la chiesa d’occidente conservando però numerosi riti ortodossi. Warhol era un praticante che si recava spesso a messa, conosceva bene le immagini bizantine e gli arredi delle chiese da cui spesso traeva ispirazione per i suoi sfondi serigrafici.
La mostra si sofferma dunque su questo aspetto poco noto dell’arte e della vita di Warhol, rilette alla luce del suo forte legame con valori tradizionali e con il culto religioso, che costituirono però delle pesanti interferenze con la sua aspirazione alla modernità. Significativo, a questo proposito, è un dipinto realizzato da Warhol quando frequentava il Carnegie Institute of Technology Pittsburgh, raffigurante la sala da pranzo della sua famiglia dominata dal crocefisso e dalla radio, simboli di due realtà fondamentali della sua esistenza. In questa luce possono essere rilette opere celebri come i ritratti di Marilyn, Marlon Brando, Jackie Kennedy nel giorno dei funerali del presidente John Kennedy, Liz Taylor nel periodo in cui si credeva condannata da un tumore senza speranza. Così si spiega il fondo oro di alcuni ritratti di Marilyn e Jackie (Golden Marilyn e Golden Jackie), simbolo di eternità nelle icone bizantine, la serie dei Disaster del 1963, con le immagini di incidenti automobilistici tratte dalle pagine dei giornali, Tunafish disaster, che allude al caso delle donne avvelenate da scatolette. Desta un certo effetto anche Big Electic Chair, in cui la sedia elettrica viene presentata come un moderno strumento di supplizio analogo alla croce. Quest’ultima è poi protagonista della serie di opere dichiaratamente “religiose”, Crosses, presentate per la prima volta insieme a Guns e Knives nel 1982, contemporaneamente alla serie Eggs, con le uova simbolo dell’immortalità e della resurrezione.


In mostra vengono poi presentati 25 ritratti di VIP, come Truman Capote, Miguel Bose, Jane Fonda, Aretha Franklin, Judy Garland, Liza Minnelli, Keith Haring, Dennis Hopper, Grace Jones, Roy Lichtenstein, Neil Sedaka, Carly Simon, Lana Turner, in cui le immagini vengono truccate e imbellettate come fiori che non devono appassire per impedire la corruzione del tempo. Analogamente, l’immortalità, questa volta dei capolavori dei grandi artisti del passato, è affrontata da Warhol con la reinterpretazione di alcune opere classiche, come la Madonna Sistina di Raffaello, la Primavera di Botticelli, San Giorgio e il drago di Paolo Uccello.


Chiostro del Bramante, Via della Pace, Tel. 06.68809035
Orario: 10.00-20.00; sabato 10.00-24.00; domenica 10.00-21.30. Lunedì chiuso.
Orario festivi:
Venerdì 8 Dicembre 10.00-20.00
Domenica 24 Dicembre 10.00-17.00
Lunedì 25 Dicembre 17.00-22.00
Martedì 26 Dicembre 10.00-21.30
Domenica 31 Dicembre 10.00-17.00
Lunedì 1Gennaio 10.00-21.30


Biglietto d’ingresso: intero euro 9,00; ridotto (il martedì escluso i festivi) euro 7,00; gruppi al di sopra di 20 persone euro 7,00; scuole euro 4,50


Andy Warhol, nome d’arte di Andrew Warhola, (06-08-1930 / 22-02-1987) era figlio di immigrati Slovacchi,mostrò subito il suo talento artistico, e studiò arte pubblicitaria al CIT (Carnegie Institute of Technology, conosciuto ora come Carnegie Mellon University) di Pittsburgh. Dopo la laurea si trasferì a New York. La grande mela gli offrì subito molteplici possibilità di affermarsi nel mondo della pubblicità, lavorando per riviste come: Vogue e Glamour.  La sua attività artistica è vastissima, infatti produceva in serie le sue opere con l’ausilio dell’impianto serigrafico. Le sue opere più famose sono diventate delle icone: Marilyn Monroe, Mao, Che Guevara e tante altre. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose le sue bottiglie di Coca Cola, le lattine di zuppa Campbell’s, e i detersivi Brillo).


La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all’interno di un museo o di una mostra d’arte, era una provocazione nemmeno troppo velata: secondo Warhol l’arte doveva essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Ha spesso ribadito che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve il Presidente degli Stati Uniti o Elizabeth Taylor. Warhol, che si è sempre dichiarato pubblicamente omosessuale (fatto moralmente non accettato negli America negli anni 60) è stato più volte censurato per i contenuti dei suoi lungometraggi che ritraggono la cultura gay newyorkese del tempo, distribuiti solo con il passaparola. Alcuni di questi film furono trasmessi al pubblico dopo 30 anni dalla data di pubblicazione, soprattutto in occasione di mostre ed antologie del pittore organizzate in molti musei del mondo.


Warhol ha anche la Factory, luogo in cui giovani artisti newyorkesi potevano trovare uno spazio collettivo per creare: qui sono nati o passati per un breve periodo altri famosi artisti come Jean-Michel Basquiat, con il quale appare in un video presente all’interno del percorso espositivo. Il 3 giugno 1968, un’artista frequentatrice della Factory, Valerie Solanas, sparò al fondatore della scuola e al suo compagno di allora Mario Amaya. Entrambi sopravvissero all’accaduto, anche se Andy Warhol in particolare riportò gravi ferite e si salvò in extremis. Valerie Solanas dichiarò di aver sparato perché Warhol aveva troppo controllo sulla sua vita: successivamente scrisse anche una sceneggiatura dell’accaduto proponendola addirittura allo stesso Warhol, che rifiutò categoricamente. Le apparizioni pubbliche di Warhol dopo questa vicenda diminuirono drasticamente. Nel 1980 fondò una televisione dal nome “Andy Warhol’s TV”. Morì il 22 febbraio 1987 nel corso di un intervento chirurgico privando il panorama culturale di uno dei suoi interpreti più originali.

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