Wes Anderson anima il Festival di Roma con un omaggio al cinema italiano

Il regista statunitense ha presentato in anteprima “Castello Cavalcanti”, corto fuori concorso al Festival del Film di Roma. Presenti in Sala il produttore Roman Coppola e l’attore Jason Schwartzman
di Mariangela Di Serio - 15 Novembre 2013

Continua a stupire questa ottava edizione del Festival del Cinema di Roma. Ore di fila, mercoledi 13 novembre, sono valse la pena per un’occasione unica ed irripetibile, l’incontro con un grande nome del cinema statunitense contemporaneo: Wes Anderson, accompagnato dagli amici e colleghi Roman Coppola e Jason Schwartzman.
I tre protagonisti hanno regalato momenti di grande intensità ed emozione coinvolgendo il numerosissimo pubblico presente in sala con battute e simpatici interventi.

Roman Coppola

Roman Coppola

L’acclamatissimo regista statunitense, ben noto per i suoi ‘classici moderni’ come “ I Tenenbaum”, “Il treno per il Darjeeling” e “Moonrise Kindom – Una fuga d’amore” ha colto l’occasione per presentare in anteprima mondiale “Castello Calvalcanti”, l’ultimo frutto del suo genio, fuori concorso al Festival di Roma. Solo otto minuti di una deliziosa e visionaria pellicola sono bastati a conquistare gli animi degli spettatori che hanno apprezzato calorosamente il cortometraggio dell’originale cineasta.

Wes Anderson

Wes Anderson

“Castello Cavalcanti” girato negli Studi di Cinecittà per Prada si inserisce a pieni voti nell’universo autoriale di Wes Anderson che si è ispirato all’arte e alla poetica degli indimenticabili Federico Fellini e Pietro Germi rendendo così omaggio al cinema italiano.
Protagonista l’attore feticcio Jason Schwartzman che veste i panni di un pilota che nel 1955 a bordo della sua auto da corsa va a sbattere contro una statua di Gesù all’interno di una piazza di un paesino dimenticato dal progresso. Una scena che riecheggia quella inserita da Fellini in Amarcord e che esprime con enfasi la tematica dei “casi del destino” in tipo stile andersoniano.

L’eccentrico regista si è aperto totalmente al pubblico rispondendo alle domande del giornalista Mario Sesti, conduttore dell’incontro, e del pubblico.

Parlaci del progetto di “Castello Cavalcanti”

Prada ci ha chiesto un corto, dandoci la più totale libertà creativa. Ho pensato allora che sarebbe stato bello girare a Roma, a Cinecittà. Siamo stati spesso a Roma negli ultimi anni, ho girato a Cinecittà, e adoriamo questo paese. Allora abbiamo pensato a qualcosa che ricordasse Amarcord, qualcosa di costruito intorno a Jason Schwartzmann come protagonista. Nessun altro avrebbe potuto interpretare questa parte.

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Sapevi che il brano che hai utilizzato è lo stesso di “Signore e signori” di Pietro Germi?

No, non lo sapevo, me lo dite voi adesso. L’abbiamo selezionato in mezzo a tante altre musiche del cinema italiano di quegli anni. La musica del mio prossimo film,

“The Grand Budapest Hotel”, è stata composta da Alexandre Desplait, e abbiamo usato un’orchestra di balalaika scovata a Mosca e portata a Parigi per registrare.

Sono sonorità mescolate, tra le musiche tradizionali dell’est Europa e una sensibilità francese.

Cosa ne pensi del cinema italiano di oggi?

Amo molto Paolo Sorrentino, “La grande bellezza” secondo me è il suo film migliore. Ho visto “Gomorra”, “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino e amo molto il cinema di Nanni Moretti.

Ti piacerebbe tornare a lavorare in Italia?

Si, vorrei tornare a lavorare in Italia, amo molto questo paese. La prossima volta mi piacerebbe girare qualcosa in uno spazio più grande, all’aperto, e girare in maniera più libera, per le strade, sarebbe un’esperienza troppo bella.


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