

Parla Franco Fracassi, regista del documentario
“Il nostro scopo è quello si smuovere le coscienze e far sì che l’opinione pubblica mondiale faccia pressione sulla Casa Bianca, perché sia aperta una nuova commissione di inchiesta”. A parlare è Franco Fracassi, il regista del film documentario “Zero. Inchiesta sull’11 settembre”. Un lungometraggio a cui ha lavorato un team di 117 persone – record per l’Italia – con l’obiettivo di mettere alla prova la versione ufficiale, diffusa dall’amministrazione Bush, sull’attacco alle Torri Gemelle.
Da dove nasce l’idea di fare un documentario sull’11 settembre?
Quando c’è stato l’attentato alle Torri, lavoravo per l’Associated Press. Ho diffuso io la notizia in Italia e poi ho seguito tutta l’inchiesta. La verità ufficiale è stata raccontata dal capo dell’ Fbi il 13 settembre, senza una prova che avvalorasse quella tesi. E’ giunto il momento che l’opinione pubblica prenda coscienza del fatto che la storia che ci hanno raccontato finora fa acqua da tutte le parti.
Perché il film si chiama “Zero”?
Perché l’attentato alle Torri è stato un evento che ha cambiato la storia, riportandola al giorno zero. Zero è anche il punto da cui sono partite le nostre indagini. E zero è il numero di prove a sostegno della versione ufficiale.
Quando ha capito che poteva fare questo film?
Quando mi sono reso conto che non era così difficile rintracciare i protagonisti dell’11 settembre. Testimoni, sopravvissuti, inquirenti, perfino agenti dell’Fbi. Tutti avevano una gran voglia di parlare, di dire che sapevano, che potevano contribuire all’inchiesta, ma nessuno li ha mai ascoltati.
Avete trovato prove differenti rispetto a quelle ufficiali?
Sì, abbiamo le prove delle testimonianze dirette, verificate attraverso interviste incrociate. E poi tutte le prove documentali e le perizie di esperti, che fanno vacillare la versione pubblica diffusa dalla Casa Bianca.
Il documentario sostiene la tesi del coinvolgimento dei servizi segreti americani?
“Zero” affronta l’evento nel complesso, indagando non solo su che cosa fosse Al Qaeda, ma su tutti i possibili collegamenti con l’attentato. Il nostro scopo era quello di far venire alla luce le contraddizioni della versione ufficiale e di fornire nuovi elementi su cui l’opinione pubblica potesse riflettere.
Chi ha finanziato e distribuito “Zero”?
Il film, costato 600mila euro, è stato finanziato dalla gente comune, che ha comprato una quota, diventandone co-produttrice. Trovare un distributore è stata invece l’impresa più ardua. Nonostante “Zero” avesse riscosso molto successo alla Festa del Cinema di Roma – registrando il tutto esaurito in un solo giorno – e avesse ricevuto un’ampia copertura mediatica, le grandi case di distribuzione, al momento di siglare un accordo, sono sparite.
Come mai non avete trovato distributori e come è stato aggirato il problema?
Non facciamo parte di un certo giro di intellettuali e per molte case di distribuzione è più importante chi sei piuttosto del prodotto che offri. La questione è stata risolta fondando una nostra società di distribuzione, la Zero Distribuzione.
Qual è la sua posizione oggi sull’11 settembre?
L’11 settembre ha rappresentato un colpo di stato planetario. E’ l’unico evento della storia che ha una propria data che tutti ricordano. Non so se siano stati coinvolti davvero i 19 dirottatori, ma so che si tratta di una questione molto più grande. Che ha riguardato tante persone in tanti paesi diversi, ognuno per il proprio tornaconto. Gli elementi che emergono nel film danno la possibilità alla gente di crearsi una propria coscienza personale su quanto è accaduto e su quanto ci è stato tenuto nascosto. L’obiettivo ultimo è l’apertura di una nuova commissione di inchiesta.
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