Zero – Inchiesta sull’11 settembre

Intervista a Francesco Trento, regista, con Franco Fracassi, del film-documento sull'attentato del 2001 alle Twin Towers
di Riccardo Faiella - 9 Maggio 2008

Continua l’auto-distribuzione del film nato da un’inchiesta dell’euro parlamentare Giulietto Chiesa: Zero – Inchiesta sull’11 settembre.

Due anni di preparazione, ricerche e interviste per scoprire tutto ciò che la versione ufficiale non dice. Abbiamo intervistato domenica 4 maggio al Cinema Don Bosco, prima della programmazione delle ore 21, Francesco Trento, regista insieme a Franco Fracassi della pellicola prodotta da Thomas Torelli. 

Come è nato questo film?

«È nato dall’esigenza di affrontare un tema che i grandi media non affrontavano – rivela Francesco Trento – La versione ufficiale è stata accolta senza nessun spirito critico da tutti gli organi di informazione, anche a livello internazionale, vuoi per lo shock che ha rappresentato, vuoi per la scarsa volontà. Un grande anchorman della CBC disse, in un’intervista: “Noi non abbiamo indagato sull’undici settembre per paura di essere linciati”. Noi non partiamo da tesi precostituite o dall’idea che il vero responsabile sia qualcun’altro invece di Bin Laden, ma prendiamo questa versione ufficiale e la mettiamo alla prova contrapponendo 150 testimonianze di sopravvisuti, esperti, piloti, personale FBI, generali dell’esercito americano.
È un film che fa domande, non dà risposte. Sarebbe assurdo per noi lanciarci in teorie come hanno fatto altri precedenti documentari sulla tragedia. È molto difficile arrivare a delle conclusioni. L’unica cosa evidente è che la versione ufficiale è falsa. In alcuni punti è deliberatamente falsa e la domanda successiva è “Perché questa versione ufficiale è falsa?”. Una domanda che andrebbe girata alla commissione d’inchiesta e al governo statunitense». 

La commisione d’inchiesta c’è stata, ma cosa è successo?

«L’instaurazione della commissione è stata tardiva e i suoi poteri sono stati molto limitati. Nella stesura del rapporto finale moltissime questioni chiave sono state omesse. Molti testimoni non sono stati nemmeno ascoltati. Altri sono stati ascoltati, ma non sono finiti nel rapporto finale. Tutte le questioni che mettevano in dubbio la versione ufficiale sono state rimosse dal rapporto finale della commissione. Noi siamo andati a verificarne alcune e la cosa più sconvolgente, ma anche la più semplice da controllare, è che se uno va sul sito FBI e apre la pagina dedicata a Bin Laden, quest’ultimo non viene considerato responsabile dell’attentato dell’undici settembre. Tra l’altro al video di rivendicazione trasmesso dagli americani, se ne contrappone un altro della televisione tedesca dove Bin Laden sta parlando dell’undici settembre, anche in maniera entusiasta, commentando positivamente, ma non ne rivendica la paternità. Inoltre i contributi visivi di Bin Laden sono sempre incerti: video trovati in grotte abbandonate nell’Afghanistan con il protagonista che cambia fisionomia di volta in volta. In due diversi video, uno del 2003 e l’altro del 2007, si vede un Bin Laden con un naso a punta e aquilino, nel primo, e a patata, schiacciato e corto nel secondo». 

Non è disarmante, nel 2008, il fatto di doversi affidare alla controinformazione per sapere di più?

«È disarmante che i grandi media non si occupano della cosa e di fronte alle domande che noi solleviamo, veniamo etichettati come complottisti e per questo, incaricati a scoprire chi è stato. Come se spettasse a noi, con i nostri poveri mezzi, consegnare alla giustizia i colpevoli. Noi mettiamo alla prova la versione ufficiale, ma non dobbiamo scoprire dove è finito l’aereo che secondo loro si è schiantato contro il Pentagono. Noi semplicemente chiediamo di riaprire l’inchiesta, visto che la versione ufficiale fa acqua da parecchie parti». 

Nel film ci sono i contributi di diversi artisti.

«Ci sono tre narratori d’eccezione: Dario Fo, Lella Costa e Moni Ovadia. C’è il grande intellettuale statunitense Gore Vidal. Quest’ultimo ad onor del vero, non ritiene Bush e la sua amministrazione come responsabili dell’attentato. Ma gli risulta molto strano che l’aviazione USA non si sia mossa per evitare l’attacco. La sua opinione espressa nel film è che probabilmente ci sia stato un ordine di rimanere a terra. Perché è assurdo che per un’ora e quaranta l’aviazione statunitense sia stata immobile di fronte a questa minaccia. E la cosa più strana è che tutti i responsabili in questa vicenda, invece di essere rimossi dai loro incarichi sono stati tutti promossi». 

Qual è lo stato d’animo di questi artisti in merito a tali vicende?

«Credo che la vivono come tutti noi. Si fanno domande e vorrebbero che se le facessero anche i media. Tra l’altro siamo molto grati ai tre narratori che si sono offerti senza prendere un soldo, ma anzi, hanno preso quote del film diventando azionisti. E questo perché credevano nella legittimità del progetto di sollevare delle domande su un argomento che, di fatto, ha cambiato il nostro modo di percepire il mondo. Dalle più piccole cose del quotidiano, hanno cambiato la nostra esistenza. Adesso, per esempio, non possiamo più portare sugli aerei lo shampoo, per questioni di sicurezza». 

Cosa si può fare per avere un’informazione più libera?

«Si potrebbe fare quello che abbiamo fatto noi: raccogliere denaro attraverso i privati che hanno investito nel film, prendendo quote e diventando azionisti, per promuovere una giusta causa. Il documentario-inchiesta dovrebbe funzionare. Però, nonostante il film sia andato al Festival di Roma e abbia avuto tre serate con il tutto esaurito, circa 700 persone ognuna, non ha trovato una distribuzione ufficiale. Praticamente ce lo stiamo distribuendo da soli, ma in queste condizioni è difficile rientrare dei soldi spesi e poterli ridare a chi ha investito. L’obiettivo è non solo ridare tutti i soldi a loro, ma anche fargli guadagnare qualcosa. Comunque, il film sta vendendo anche all’estero e se questa cosa funziona, potrebbe essere un buon trampolino di lancio per altre produzioni in grado di rompere lo strapotere delle tre-quattro major che dominano il mercato dell’informazione». 

Come prosegue la programmazione?

«Abbiamo quattro proiezioni a Roma, alla Casa Internazionale della Donna, a via della Lungara 19, il 7-14-21-28 maggio. Poi un’altra settimana di proiezione al Politecnico Fandango, sempre a Roma. In questo momento siamo al cinema a Palermo e a Torino. Andremo a Sassari, Cagliari, Alghero e Barletta. Stiamo andando un po’ in giro per tutta Italia sperando di suscitare domande negli spettatori o, quanto meno, mandare a casa la gente con qualche elemento in più di riflessione». 


E’  possibile consultare il sito: http://www.zerofilm.info/

Per la recensione del film basta collegarsi all’indirizzo:https://abitarearoma.it/index.php?doc=articolo&id_articolo=8007



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