

Le precisazioni di Laura Tidone, ex Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell'Asl di Bergamo e la risposta di Mario Relandini
Buongiorno,
sono Laura Tidone, ex Direttore del Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL di Bergamo, Presidente dell’Associazione Bergamasca Bridge e responsabile del corso di formazione “bridge e sanità”, citato – spesso correttamente, a volte in modo distorto – dalla stampa in questi giorni.
La notizia da voi riportata merita alcune precisazioni.
Una breve premessa.
Il gioco del bridge, disciplina sportiva riconosciuta da CONI, è ampiamente utilizzato, specialmente nei Paesi Anglosassoni, nelle aree educative, della riabilitazione e della risocializzazione. Il bridge, definito dal CIO “sport della mente”, è disciplina spiccatamente educativa alla relazione ed allo spirito di squadra, alla socializzazione, allo sviluppo di abilità cognitive, al miglioramento delle capacità matematiche e statistiche.
Nei Paesi anglosassoni, tra l’altro, l’insegnamento del bridge è sviluppato in alcuni contesti rieducativi (carceri) e la conoscenza delle basi è applicata nell’attività lavorativa di molti operatori sociali (recreational therapy). Alcune ricerche mediche hanno dimostrato che nei giocatori di bridge anziani lo sviluppo di deficit senili è significativamente inferiore.
Esiste abbondante letteratura scientifica che ne dimostra i benefici.
Sono disponibile per ogni ulteriore approfondimento.
Vorrei, però, riferirmi all’opportunità di inserire la disciplina nell’area della formazione sanitaria ed al sistema dei attribuzione dei crediti formativi ECM ed alla contestazione che ne è seguita da parte del dott. Privato Fenaroli.
Purtroppo, infatti, non tutto il personale sanitario è competente in materia e sa che il numero dei crediti viene attribuito in base alla tipologia ed alla durata dell’evento, ai sensi della tabella ministeriale.
Un corso, come quello citato a confronto dal collega e da lui organizzato, accreditato con soli quattro ECM, si svolge certamente in un’unica giornata. Non esiste, ho spiegato alla stampa, un “omino”, che dia i “voti”, ma un meccanismo tipologia/giorni/ore da applicare.
Il corso di bridge ne si svolge in dieci incontri settimanali di quattro ore ciascuno.
E’ bene ricordare che aggiungere un corso in più a quelli presenti nel piano formativo, in questo caso non ha alcun costo. Esso è totalmente gratuito per l’Azienda (gli istruttori Federali FIGB/CONI mettono gratuitamente a disposizione il loro lavoro) e si svolge, a differenza degli altri, al di fuori dell’orario di servizio (alla sera, ore 21). Non incide, quindi, né sui costi, né sul numero di corsi presentati, né sul monte ore formativo dei dipendenti.
E’ chiaro, poi, che il benessere dei dipendenti è un altro importante obiettivo da raggiungere , soprattutto se a costo zero e con benefici documentati. E’, infine, fortemente suggerito, soprattutto ai responsabili di struttura complessa, di perseguire il miglioramento delle cosiddette non technical skills , altrettanto necessarie nella professione sanitaria delle competenze tecniche. Purtroppo molti medici sono formati ad un modello vecchio, che vede la conoscenza tecnica come unico elemento del bagaglio culturale professionale, dimenticando i benefici della comunicazione, della relazione, delle capacità decisionali.
Nessuno scandalo, quindi, solo un’opportunità gratuita in più per acquisire competenze che possono essere spese nelle carceri, nelle case di riposo per anziani, nelle comunità con una disciplina che è materia di studio nelle scuole superiori e nelle Università e che favorisce il problem solving, il lavoro di squadra e l’affiatamento tra colleghi.
Resto a disposizione per ogni altro chiarimento e vi prego di pubblicare una rettifica.
Cordialmente
Laura Tidone
LA RISPOSTA DI MARIO RELANDINI
Alla signora Laura Tidone, la quale tiene a sottolineare di essere anche la presidente dell'”Associazione bergamasca bridge”, do atto che il numero dei crediti per l’aggiornamento professionale degli operatori sanitari viene attribuito ai sensi di una tabella ministeriale e che, quindi, è ministerialmente corretto che al suo corso di formazione “Bridge e sanità” (senza spese per l’azienda ospedaliera e che si svolge in dieci incontri settimanali di quattro ore ciascuno) vengano attribuiti 25 punti e al corso sulla “Radioterapia interoperatoria per la cura del tumore al seno (che permetterà di risparmiare alle pazienti il calvario delle applicazioni successive all’intervento) vengano attrubuiti, avendo la durata di una sola giornata, appena 4 punti.
Per il resto, però, alla signora Laura Tidone (apprezzabile, comunque, per la forza delle sue convinzioni e per le sue iniziative) non possiamo che esprimere quanto già espresso. E, cioè, che gli operatori sanitari – non solo secondo noi – avrebbero bisogno, con tutto il rinnovato rispetto per il “bridge, corsi professionali più consoni e attinenti (magari in psicologia e scienza delle comunicazioni) e che, senza alcun riferimento al suo caso specifico, la sanità italiana è comunque uno scandalo dalla A alla Z. Tabelle ministeriali comprese.
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