

L'avv. Marotta in una nostra intervista chiede una legge che preveda l’obbligo (e non la facoltà) di istituire tale figura per meglio tutelare i diritti dei cittadini
Roma, come è noto, ha il suo Difensore Civico dal 2004. Il dottor Ottavio Marotta, eletto dalla maggioranza capitolina al termine di un tira e molla iniziato otto anni prima e durante il quale sono state spazzate via tutte le candidature espresse dai cittadini romani, oggi è al suo secondo mandato.
Il nostro giornale è andato ad intervistarlo venerdì 9 novembre nel suo ufficio di via Barberini.
Settantasette anni ben portati, sguardo intelligente e curioso, aria autorevole, forse per via di una austera barba bianca, parlata agile che tradisce il suo passato di avvocato penalista. Così si presenta il Difensore Civico di Roma. E con idee molto chiare su ciò che intende fare per dare risposta alle migliaia di richieste di aiuto su abusi, disfunzioni, carenze, ritardi della macchina amministrativa. Anche a dispetto di uno Statuto che ne limita i poteri.
Qui di seguito pubblichiamo il resoconto del colloquio con cui abbiamo voluto sollevare tematiche un po’ diverse rispetto a quelle comunemente trattate finora da altre testate giornalistiche.
L’istituto del Difensore Civico è stato introdotto in Italia solo nel 1990 e da allora soltanto 500 comuni su 8000 sono riusciti a dotarsi di questa figura. Colpa della legge che ne rende facoltativa l’istituzione o della scarsa cultura della difesa civica che hanno gli amministratori locali italiani?
L’una e l’altra cosa. In molti casi, infatti, non c’è l’interesse da parte dei pubblici poteri, specie nei piccoli centri urbani, a dotarsi di questo strumento di democrazia e di trasparenza amministrativa. Per venire incontro alla scarsità delle risorse, questa è purtroppo anche la causa della non istituzione del Difensore, si doveva obbligatoriamente consentire ai piccoli comuni di consorziarsi per ridurne le spese di attuazione.
I dati del suo primo mandato, da gennaio 2004 ad agosto 2006, parlano chiaro: 12.688 richieste, 12.688 risposte. Un lavoro di dialogo e d’ascolto eccellenti. Quello che vorremmo sapere è se e in quale misura le denuncie dei disservizi da parte dei cittadini vengono inoltrate prima agli uffici erogatori competenti e poi al suo ufficio, facendo un “uso” corretto del Difensore Civico, oppure arrivano in prima istanza sul suo tavolo, ingolfandolo di ulteriori pratiche e saltando quel primo “passaggio” che potrebbe anche comportare la immediata definizione del problema.
Metà e metà. Il 50% delle richieste dei cittadini hanno osservato la procedura corretta che voi indicate e l’altro 50% non. Noi, comunque, le abbiamo trattate entrambe, anche quelle che in prima battuta andavano poste direttamente ai soggetti erogatori del servizio offerto e non al mio ufficio.
Questo fatto, però, rivela la carenza di comunicazione che esiste fra noi e il pubblico, il quale, appunto, spesso non conosce ancora cosa e come fare per attivare nel modo più giusto e più sollecito un nostro intervento. Io mi sto prodigando proprio per migliorare la comunicazione.
Un Difensore Civico, il cui lavoro contenga solo la denuncia e non anche il momento propositivo, sarebbe riduttivo e non in linea con quanto lei stesso sostiene. Quali sono le proposte più significative da lei finora avanzate e che il Comune ha accolto?
Questa è una domanda molto difficile a cui rispondere. Perché io, si, ho un potere propositivo a prescindere dalle segnalazioni che mi giungono dai cittadini, ma non ho gli strumenti per chiedere e ottenere di fare così o di non fare così. In Francia, ad esempio, il Difensore Civico ha questi poteri decisionali perché questo ruolo è assolto dallo stesso vice Sindaco di Parigi. Io a Roma posso solo dire la mia al compimento finale di un atto amministrativo, segnalando che un certo ufficio funziona o no e suggerendo di fare in un modo e non in un altro. Per esempio ho fatto di recente una proposta all’ufficio del condono edilizio ed è stata accolta. Ma, ripeto, qui non siamo a Parigi.
Lo statuto prevede che tra le funzioni del Difensore Civico c’è quella di assicurare la tutela dei diritti cittadini e la trasparenza dell’Amministrazione anche riguardo alle attività di enti e società controllate o partecipate a maggioranza dal Comune di Roma (Ama, Acea, Met.Ro, ecc…). Ha incontrato resistenze nell’ottenere collaborazione da parte degli enti gestori?
In un primo momento, sì, specie da parte dell’Acea S.pA. Ma ora, grazie alla mia determinazione, le resistenze non ci sono più. Registro oggi una fattiva collaborazione da parte dei responsabili delle società controllate, come pure il rispetto degli obblighi statutari previsti per la mia funzione.
Con la normativa attuale, scaduto il mandato (che coincide con quello del Consiglio), il Difensore Civico resta in carica in regime di “prorogatio” non oltre 45 giorni dall’elezione del nuovo Consiglio. Non ritiene che l’eventuale (quasi certo) vuoto di potere che si viene a determinare andrebbe riempito con una “prorogatio” che duri, appunto, fino a che la nuova Assemblea non elegga il nuovo Difensore Civico?
Certamente. Anzi, questa proposta l’ho già avanzata personalmente alla fine del 2005, compresa quella di recepire tale modifica nello stesso statuto civico. Accanto a questo, lo ripeto, ho però anche richiesto maggiori poteri d’istituto.
Lei è stato eletto (e confermato) dalla maggioranza comunale attuale di centro sinistra. La sua quindi è una candidatura di emanazione politica e non popolare. Non ritiene che il diritto di eleggere il Difensore Civico, al fine di garantirne la massima autonomia dal potere politico (Marotta a parte), debba essere invece attribuito e in modo esclusivo e diretto a tutti i cittadini?
L’idea è ottima, sono d’accordo. Indubbiamente il ruolo di Difensore Civico deve garantire anche l’opposizione e comunque tutti i cittadini. Ma io non parlerei tanto di nomina politica tout court. Trovo infatti ovvio che se vince la maggioranza politica che esprime quel Sindaco, lo stesso avvenga per l’elezione del Difensore Civico. Semmai il problema non è tanto politico quanto quello del giudizio sulla persona che viene eletta a Difensore Civico, che, credo, conti più di tutto.
Ma, a tal proposito, vorrei però sollevare un problema speculare. Siamo sicuri che, se invece venisse eletto un Difensore Civico dello schieramento d’opposizione, prevalgano gli interessi della cittadinanza e sia più facile la soluzione dei problemi sollevati dai romani? Io non lo credo affatto. Anzi, un siffatto Difensore anti-Sindaco (se così posso definirlo) può trasformarsi al contrario in un organo di rottura terrificante che paralizzerebbe l’attività amministrativa e, dunque, la stessa soluzione delle criticità lamentate dai cittadini.
Ci tolga ora una curiosità. Il regolamento è molto avaro nel definire i compiti del Vice Difensore Civico, molto più preciso nel fissare la sua retribuzione. In ossequio alla chiarezza, ci può dire quali sono i compiti del suo vice?
In teoria potrebbe non avere alcun compito. In pratica, però, sono io che gli assegno di volta in volta una funzione specifica per affrontare un problema che in quel momento ritengo utile risolvere.
Ad esempio, ora gli ho affidato la delega delle contravvenzioni, uno dei problemi che sta generando più contenziosi tra cittadini e Amministrazione.
Oltre a segnalare carenze, ritardi, inadempienze, ecc..dell’Amministrazione Comunale, il Difensore Civico è chiamato ad esercitare, su richiesta di 1/4 dei consiglieri comunali o 1/5 di quelli municipali, il controllo di legittimità su alcune delibere di Giunta e di Consiglio. Quante volte si è avvalso di tale potere e con quali esiti?
Questo potere ora non c’è più. E’ stato il Ministero dell’Interno a toglierlo di recente. Comunque, prima di tale intervento governativo non si è mai verificato che un consigliere, sia esso di maggioranza o di minoranza, abbia richiesto un mio intervento a riguardo.
Un’ultima domanda. Lei ha dichiarato che nel corso del suo mandato cercherà di implementare una chat line per dare risposte immediate; di attivare una diretta radiofonica; di intensificare il lavoro nelle scuole per diffondere l’educazione civica. A che punto è il programma?
Per le scuole stiamo facendo. Questo è il terzo anno. Ci sono periodi in cui ogni giorno visito due scuole. In altri periodi intervengo in alcune radio private romane. Abbiamo anche attivato collegamenti su you tube e, naturalmente, dialoghiamo con la città anche tramite il nostro sito internet: www.difensorecivico.roma.it
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