

Il presidente del III municipio lancia un appello agli occupanti promettendo di risolvere al più presto il problema dell’emergenza abitativa
Via dallo stabile di via Catania una volta scossa debitamente l’opinione pubblica. E’ questo l’appello rivolto dal presidente del III municipio di Roma, Orlando Corsetti, alle 186 famiglie che dal 2 febbraio grazie ad un’iniziativa di Action si sono insediati nel palazzo Inpdai di via Catania: ben 600 stanze libere da almeno 6 anni, senza acqua nè luce.
Dicono che in qualche modo riusciranno ad organizzarsi, sono donne, uomini ma anche bambini rimasti senza un tetto e in attesa di un’abitazione che tarda ad arrivare.
Corsetti non esita a scendere in campo, riconoscendo l’allarme ‘emergenza abitativa’ diventato ormai “il problema” della capitale, una metropoli con 3 mila sfratti eseguiti e circa sei mila e duecento in esecuzione. Ma chiede agli esponenti di Action una ritirata pacifica, “per evitare di prestare il fianco a facili strumentalizzazioni che, facendo presa su piccoli egoismi individuali, provocano il duplice, negativo effetto – fa sapere il presidente del III muncipio – di terrorizzare i cittadini con la paventata invasione, assolutamente ingiustificata, di centinaia e centinaia di persone potenzialmente pericolose (così come dichiarato ad alcune testate giornalistiche), e di rischiare di svuotare l’operazione dai suoi forti contenuti sociali”.
Dilaga però il malcontento tra gli abitanti del quartiere Nomentano-Italia: qualcuno dalle pagine interattive di Piazzablog chiede a gran voce che gli occupanti abbandonino l’edificio, tacciandoli di violenza e facinorosità, colpevoli di avere “reso metà del Municipio un territorio franco per ogni genere di illegalità e prepotenza”, qualche altro dà appuntamento per un corteo anti-occupazione.
Ma da parte di Action non c’è alcun accenno a sotterrare l’ascia di guerra: impensabile per il momento uno sgombero del palazzo, loro non se ne andranno fino a che non verrà approvato dal governo il disegno di legge sul blocco degli sfratti per le categorie protette e non sarà riscritta la delibera dell’assessore Minelli.
“La nostra va considerata come la riapertura di un conflitto – incalza Paolo Di Vetta delegato allo sportello per l’emergenza abitativa del III Municipio – dopo aver atteso per troppo tempo che l’amministrazione comunale mettesse in piedi un piano abitativo degno di questo nome”, senza considerare, come fanno notare gli altri attivisti di Action, che ora 186 famiglie hanno un posto dove stare.
Segnali di incoraggiamento arrivano intanto dal Senato dove lo scorso 7 febbraio è stato approvato il DDL che proroga di otto mesi gli sfratti per gli inquilini più disagiati e prevede la predisposizione di un piano nazionale di edilizia presidenziale pubblica.
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