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Alfiero Nena e il monumento per piazza Ruini – Storia dei gabbiani

Le rimesse sotterranee per auto in costruzione dalla Società Green Box Architecture in Via Meuccio Ruini a Colli Aniene sono pressoché alla dirittura finale.
Già da tempo si è argomentato sulla sistemazione definitiva della parte sovrastante l’opera e delle occasioni propizie che questa sistemazione offre: la prima è quella di onorare una buona volta il Maestro scultore Alfiero Nena e quella di esaudire contemporaneamente un desiderio molto sentito a Colli Aniene, quello di veder infine collocato nel posto più rappresentativo e storico un lavoro del Maestro.

Fu tanti anni fa che si avvertì la medesima importanza e Alfiero Nena, più volte sollecitato, finì per promettere una creazione per il suo quartiere. Ed aveva pure rispettato l’impegno fondendo nel bronzo, poi dorato, qualcosa di molto caro alla sua inventiva, quasi una firma, un suggello, uno stormo di gabbiani nell’atto di spiccare il volo, Collocazione prevista, il posto più elevato dei costruendi giardini di piazzale Loriedo.
Purtroppo, come sempre accade e non solo a Colli Aniene, i lavori quando addirittura non si fermavano procedevano con una lentezza talmente esasperante da non far intravvedere il giorno dell’inaugurazione. Avvenne perciò che i gabbiani, una volta ultimati, ebbero a stancarsi di volteggiare in cerchio sopra un accenno di collinetta e si diressero altrove.

In largo Agosta c’era un’ampia fontana con cinque alti zampilli. Anche la fontana bramava di essere nobilitata da qualcosa di veramente bello. Fu perciò proprio lì che i nostri gabbiani accettarono di buon grado di andarsi a riposare.
È però chiaro che il destino di quei nobili volatili prevedeva una sistemazione ancora più ideale. La fontana infatti, vuoi per lo scarso rispetto, vuoi l’assenza di manutenzione, vuoi per altre cause, cessò quasi subito di sprizzare i suoi arditi zampilli verso il cielo. E i gabbiani, di nuovo senza ricetto, ripresero il volo per trovare questa volta finalmente pace lontano. Fu infatti la terra natia dello scultore a volerlo onorare facendo posare durante una bella cerimonia gli eleganti volatili su un ponte di Treviso.

Veniamo ai nostri giorni e ai giardini di Via Meuccio Ruini: il Maestro Nena ha destinato al primo posto di socializzazione del quartiere, quello storico, un capolavoro in ferro inneggiante all’aspirazione suprema di ogni creatura, la libertà. Sarà fatta nella materia più ardua da trattare ma duttile alla tenace esperienza delle mani tormentate del Maestro Nena, il ferro. Sarà alto dieci metri e composto da un tronco d’albero dalla cui sommità si libera un volo di gabbiani.

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