

Il 26 luglio i Tiromancino e il 29 Gino Paoli, hanno abbracciato, con le loro canzoni, diverse generazioni
Il numero di generazioni che potrebbero essere contenute in questi due concerti, non è importante. La cosa significativa è che ce n’è per ogni età e per tutti i gusti.
Giovedì 26 luglio i Tiromancino, con le loro sonorità non convenzionali, un mix tra strumentazione tradizionale e ritmiche “electro”, hanno raggruppato le fasce di età più contemporanee. Il gruppo di Federico Zampaglione ha sfoggiato i pezzi migliori dando subito vita ad Angoli di cielo, Amore amaro e Strade, il singolo, quest’ultimo, portato a San Remo 2000 e premiato con il secondo posto nella sezione “nuove proposte”. Dopo Amore impossibile, un singolo dal ritmo diverso, un’ovazione ha accolto i primi accordi di Per me è importante. Un uguale entusiasmo è stato riservato a La descrizione di un attimo e L’alba di domani, scritta da Federico insieme a papà Domenico.
Non è questa l’unica composizione scritta insieme al padre, preside in pensione. Domenico e Federico hanno dedicato a tutti i maschietti la loro Poveri uomini: innamorati dei sogni… verso il domani… pazzi e feroci.
Ma l’odore di famiglia era presente anche in carne ed ossa sul palco della Cavea del Parco della Musica. Con Fede c’era, alla chitarra e al mandolino, suo fratello Francesco: bravo, scanzonato e un po’ indisciplinato (ha suonato anche con la sigaretta accesa). Tra gli altri quattro musicisti, il suo amico Andrea Pesce e Daniele Rossi. Il quadro familiare è stato poi completato dalla canzone Non per l’eternità, scritta da Federico per il film da lui diretto, Nero bifamiliare. Nel cast di questa commedia nera, ambientata ai giorni nostri, oltre a Luca Lionello, Cinzia Leone, Max Giusti e Remo Remotti, c’è anche la sua affascinante compagna, Claudia Gerini.
In due ore di concerto Federico non si è risparmiato. Si è fermato solo qualche attimo e nell’intera serata avrà suonato una decina di chitarre diverse.
Dopo Napoli e Pomezia, in agosto il tour dei Tiromancino toccherà Toscana (Rispescia, provincia di Grosseto, il giorno 9), Puglia (Gallipoli, 11 agosto), Calabria (Reggio e Rossano, il 14 e il 15) e Campania (Avellino, il 16). A settembre dopo Piazzola sul Brenta (Padova, il 14), concluderanno il tour il 29 a San Cesareo.
Andando via Federico Zampaglione fa una promessa: «Torneremo a Roma quest’inverno».
Tutt’altro genere, invece, il concerto del 29 luglio. Gino Paoli, insieme a quattro grandi jazzisti, ha proposto alcuni brani tipici come Time After Time, I Fall in Love Too Easily, Girl from Ipanema e Stardust, e diversi suoi pezzi classici arrangiati in chiave jazz.
Tutte le storiche composizioni del cantante genovese (Sapore di sale, Quando, La gatta, Che cosa c’è, Il cielo in una stanza, Senza fine, Sassi, Una lunga storia d’amore) sono state rinverdite dal ritmo jazz del quotato quartetto. Il pubblico ha potuto così apprezzare, di volta in volta, gli assolo di Flavio Boltro, alla tromba; Danilo Rea, al pianoforte; Rosario Bonaccorso, al contrabbasso e Roberto Gatto, alla batteria. Il tutto con l’accondiscendenza di Paoli, contento dei numerosi break canori per poter dare sfogo al suo vizio: il fumo di una bionda.
Due concerti completamente diversi, adatti a soddisfare i gusti di molti, con sonorità e ritmi differenti. Come l’atteggiamento dei due protagonisti.
Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, con la sua esuberanza ed estrosità ha instaurato un feeling con il pubblico, cercando sempre il contatto con esso.
Gino Paoli, invece, vuoi per il suo vissuto, per quel carattere un po’ introverso e per quello che rappresenta, sicuramente un grande della canzone italiana, è sembrato molto distaccato (non ha neanche salutato), distante da quel pubblico che pure l’ha accolto con rispetto ed entusiasmo. Alla fine, però, è uscita fuori la sua umiltà: «Da questi musicisti – ha detto – ogni giorno imparo qualcosa. È bello poter ancora apprendere».
Quindi, i due atteggiamenti, in fondo, sono solo un modo diverso di fare spettacolo.
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