

Nell’ultimo spettacolo il racconto del mondo del precariato e dei call-center, ma anche i voli low-cost di Ciampino
Antologica, la rassegna di cinque spettacoli di Ascanio Celestini rappresentati all’Ambra Jovinelli e al Piccolo Jovinelli, si è conclusa domenica 1 aprile. Il tour proseguirà per l’Italia toccando le città di Lucca, Livorno, Carrara, Napoli, Genova, Torino, Porto Sant’Elpidio e Padova per concludersi il 26 maggio al Teatro Alighieri di Asti, con Radio clandestina.
Partita il 6 marzo scorso, dopo quasi un mese i racconti dell’affabulatore hanno lasciato il segno negli occhi degli entusiasti spettatori dell’Ambra. Nell’ultima settimana, con “Appunti per un film sulla lotta di classe” sono stati portati alla ribalta il mondo del precariato e dei call-center. Appunti, come ha precisato lo stesso Celestini, è un contenitore di storie sul tema della lotta di classe nato grazie allo stimolo di un gruppo di lavoratori precari dell’Atesia, che si sono ritrovati a lavorare in un call-center.
«Lavoro a tempo determinato – racconta Celestini – È come se il padrone ti mettesse in tasca una bomba a orologeria che scoppia dopo tre mesi. All’inizio senti il ticchettìo, poi non lo avverti più. Si ricomincia a sentire alla scadenza dei tre mesi. Un po’ come chi abita vicino alla stazione dei treni o all’aeroporto. Uno abita sopra la stazione di Ciampino; io gli chiedo: “Ma non ti danno fastidio i treni?” E lui mi risponde: “E chi li sente più. La notte dormo”. Però la mattina ha gli occhi neri e gonfi. Anche un altro che abita vicino all’aeroporto di Ciampino (sfigati quelli che abitano a Ciampino!) non fa più caso agli aerei nonostante il grande aumento di voli delle compagnie low-cost. Ormai si è abituato. Però quando prende il caffé gli trema la mano. Anch’io sono come un abitante di Ciampino: questa bomba ad orologeria che ho in tasca e fa tic-tac, mi fa tremare le mani e mi fa avere gli occhi gonfi e neri».
Ciampino non è stato l’unico riferimento alle sue parti, il X Municipio. Ascanio ha parlato anche del Bar da Tex, che una volta era una paninoteca, al capolinea della Metro A di Anagnina, vicino alla fermata degli autobus 506 e 551 che ti portano all’Ericsson, la ex fabbrica di telefoni Fatme.
Non sono mancate le critiche ai modelli culturali trasmessi dalla tv: «Mi fanno ridere le donne represse che vanno in televisione a parlare nei programmi pomeridiani. Quelle che si leggono le riviste femminili dove ci sono quei corpi perfetti tipo Nicole Kidman o Monica Bellucci. Poi voltano pagina e trovano la pubblicità del Mulino Bianco con la gente che mangia il pan di stelle, le macine e gli abbracci. Tutto bello; poi si affacciano alla finestra, vedono la borgata e vanno in depressione». Come gli attacchi ai fast-food e al cibo che ci viene propinato: «L’insalata senza crittogamici mi sembra sciapa. Alla bistecca senza estrogeni, preferisco gli estrogeni senza bistecca». Senza trascurare un prezioso consiglio rivolto, forse, a quegli amministratori malati di infrastrutture: «Mio padre dice che gli animali sanno fare tutto meglio dell’uomo: corrono, nuotano e volano meglio di noi. Solo una cosa l’uomo sa fare molto bene: stare fermo. Quando l’uomo sta fermo è il migliore animale al mondo».
Ma l’inesauribile voglia umana di fare è dovuta ad un elemento diventato l’oggetto idolatrato dell’era moderna: «Esso è il denaro: maledetto il denaro che i viventi confondi». E chissà se in quell’Esso c’è un riferimento alla multinazionale americana del petrolio.
Questo ultimo lavoro di Ascanio Celestini è stato, senza dubbio, il più bello di tutti quelli da lui rappresentati al Teatro Ambra Jovinelli. E questo grazie anche alle note di tre bravissimi musicisti che l’hanno accompagnato sul palcoscenico: Roberto Boarini, al violoncello; Gianluca Casadei, alla fisarmonica; e Matteo D’Agostino, alla chitarra. Alle belle arie dei tre ha fatto eco, di tanto in tanto, un organino che, azionato da Ascanio, diffondeva, in sottofondo, l’inconfondibili note dell’Internazionale. Gli sono andati dietro i tre musicisti che gli ultimi venti secondi hanno suonato Bandiera Rossa.
Poco male, tanto ormai nessuno ha più paura dei comunisti: «Perché i comunisti sono come i marziani. Qualcuno dice che i marziani sono di un’intelligenza superiore; come i comunisti. Qualcun altro dice che i marziani sono dei criminali assassini che distruggeranno il mondo; come i comunisti. Ma tutti sanno che i marziani non esistono, sono un’invenzione, sono fantascienza; come i comunisti. Eppure un giorno io lavoratore precario smetterò di lavorare, mi alzerò dalla mia sedia e passerò attraverso i muri. Tutti si stupiranno e diranno: “Questa è magia”. No, non è magia; è lotta di classe».
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