

Polemica sulla loro destinazione. Il PD boccia la delibera
Decine di caserme all’interno dei confini del Comune di Roma stanno per entrare a far parte del patrimonio immobiliare capitolino.
Esiste già un piano regolatore generale varato dalla precedente amministrazione Veltroni. La maggioranza e opposizione hanno cercato invano un accordo sulla questione. Lo scorso 29 ottobre sono arrivati alle votazioni per la delibera di vendita e valorizzazione di 15 caserme dismesse.
L’opposizione ha deciso alla fine per il no "principalmente per due motivi", spiega il capogruppo del Pd Umberto Marroni: "Perché questa operazione è viziata sul nascere dall’unico obiettivo di fare cassa, quindi è a rischio speculazione, e per l’inspiegabile bocciatura, da parte di una maggioranza confusa, dell’emendamento relativo al contributo straordinario da affiancare agli oneri concessori a carico dei privati che acquisiranno e trasformeranno gli edifici militari.
Un contributo – prosegue il capogruppo PD – che se fosse stato accolto era destinato ad incrementare i fondi per l’edilizia residenziale pubblica . Solo grazie all’azione pressante del PD e di tutto il centrosinistra sono state accolte invece alcune proposte migliorative del provvedimento: il raddoppio della percentuale, dal 10% al 20%, da destinare a servizi comunali della città come asili, biblioteche, parchi e scuole; la procedura di partecipazione e la necessità di votare per ciascuna caserma una singola delibera; il principio compensativo e il ricorso al concorso pubblico di progettazione per garantire la qualità urbanistica.”
Gli edifici oggetto della discussione sono disseminati in quartieri centrali o strategici. Basta dare una scorsa all’elenco, dove tra gli altri compaiono il Deposito materiali elettrici all’inizio di via Flaminia e lo Stabilimento trasmissioni in viale Angelico, la Direzione Magazzini Commissariato in via del Porto Fluviale (Ostiense) e la Caserma Medici in via Sforza, per non parlare della Nazario Sauro di via Lepanto e della Reale Equipaggi di via Sant’Andrea delle Fratte. I 15 edifici militari, che confluiranno in un fondo immobiliare della Difesa, coprono una superficie totale di 82 ettari per oltre un milione e mezzo di metri cubi, pari a 500mila metri quadrati. Di questi, almeno il 30% andrà in residenziale; un altro 30 ad esercizi commerciali, turistico-ricettivi e varie attività private; l’ultimo 30 riguarda invece la cosiddetta parte variabile, il 20% della quale destinata a servizi comunali (asili nido, biblioteche, parchi, sportelli municipali) oltre che all’edilizia sociale. Ad ogni modo, al netto dei miglioramenti, per le opposizioni l’operazione resta "uno scandalo: espropria la città dei suoi beni e favorisce i soliti noti, abbandonando interi quartieri nell’invivibilità" tuona il coordinatore dell’Fds, Fabio Nobile.
Sulla delibera è poi intervenuto il Sindaco in persona: "Non saranno fatte colate di cemento, le caserme dismesse verranno utilizzate anche per funzioni abitative", garantisce Alemanno dopo aver esultato per il "grande risultato: un atto necessario non solo dal punto di vista economico ma anche urbanistico".
Concorda con il primo cittadino Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma aggiungendo che “La delibera approvata dall’assemblea capitolina e fortemente voluta dalla giunta Alemanno segna un momento fondamentale nella vita della città, e soprattutto consentirà di riqualificare aree ed edifici rimasti in stato di abbandono per oltre vent’anni. I cambi di destinazione d’uso permetteranno di apportare migliorie agli interi spazi su cui insistono gli immobili, ma soprattutto di reinvestire nel settore sicurezza aumentando il numero dei presidi di forze dell’ordine nella Capitale, a partire dalle zone che ne hanno maggiore bisogno, come il quartiere del Trullo e l’VIII Municipio. E’ necessario – continua Santori – fondare gli interventi basandosi sull’equazione sicurezza uguale a sicurezza, quindi i vecchi edifici che ospitavano i militari dovranno adesso anche ospitare nuovi posti di polizia e carabinieri laddove necessario, oppure, in alternativa, si dovranno reinvestire in questo settore una parte dei flussi di denaro provenienti dalle cessioni degli immobili”.
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