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Approvata la norma ‘salva debito di Roma’

Dal Governo arriveranno coperture immediate, il resto con aggressione del patrimonio immobiliare. L’associazione Antigene incalza: “Mostrateci gli atti che certificano il debito, i cittadini devono sapere i perché di questi sperperi”

Che la situazione delle ‘casse’ del Comune di Roma non fosse tra le più rosee era ormai noto, ma quale fosse la portata dell’indebitamento del Comune era mistero, visto il continuo silenzio della giunta capitolina degli ultimi anni.

Numeri da capogiro, con indebitamenti da derivati (contratti swap sottoscritti dal Comune di Roma) per cifre superiori ai 3,5 milioni di euro.

A lanciare l’allarme è l’Associazione Nazionale di utenti e dipendenti dei servizi pubblici locali, Antigene, d’intesa con Federconsumatori Nazionale, che dallo scorso ottobre sta facendo richiesta al Campidoglio di entrare in possesso degli atti relativi ai suddetti contratti sottoscritti dai consiglieri capitolini.

Si spiega così il ritardo del Comune di Roma sul bilancio preventivo 2010, ancora non approvato. Una prima stesura era stata così presentata ai Municipi, ma re-inviata al mittente, vista l’enorme disposizione di tagli previsti, che avevano portato gli stessi mini sindaci ad una protesta nell’aula Giulio Cesare le scorse settimane.

Una situazione precaria per le casse comunali, che, se confermati questi numeri, risulta essere la più indebitata d’Italia, che va di pari passo con un silenzio assordante del Sindaco e della sua giunta, i quali non chiariscono ai cittadini romani quale sia la strada intrapresa per il ripiano del debito, quali i finanziamenti a disposizione.

Numeri quindi da capogiro che stanno portando il Comune, assieme al Ministero della Difesa a riflettere sulle modalità di intervento.

Così nei giorni scorsi, con la norma “salva debito per Roma”, il Senato ha approvato, con 151 voti a favore e 92 contro, il decreto legge sugli enti locali, con questi capisaldi:

1. tutte le obbligazioni poste in essere fino al 28 aprile 2008 rientrano in una gestione separata, attribuita al Commissario straordinario del Governo, che non sarà il sindaco Alemanno, cui compito è però una valutazione dello stato del disavanzo (in un primo momento stimato attorno ai 9,6 miliardi di euro dalla Ragioneria generale dello stato);
2. per l’anno 2010 è disposto un contributo di 600 milioni di euro, di cui 100 milioni per il Comune di Roma e 500 milioni per il piano di rientro dell’indebitamento (previsti anche annualmente);
3. tali finanziamenti saranno resi disponibili mediante l’attribuzione di una corrispondente quota dei fondi comuni di investimento immobiliare promossi d’intesa col Ministero della difesa mediante il trasferimento di immobili non più a uso militare situati nel territorio romano.

Nasce così l’idea di “aggredire” il patrimonio immobiliare della capitale per fare cassa, come studiato dalla finanziaria 2010. Pronti così una serie di immobili, da monetizzare per la creazione di un fondo, che porterebbe nelle casse circa 620 milioni di euro.

Al vaglio dallo scorso dicembre c’è la possibilità di dismettere Caserme dell’Esercito di Roma. Tra queste troviamo:

* Ex deposito carburanti di grandi capacità (superficie 55 ettari), Vitinia
* Ex Forte Boccea, (superficie 8,5 ettari), via Boccea
* Caserma “Ruffo” (superficie 12,5 ettari), via Tiburtina
* Caserma “Gandin” (superficie 22,8 ettari), via di Pietralata
* Caserma “Manara” (superficie 2,4 ettari), via Alberto Dalla Chiesa
* Deposito materiali del Genio (superficie 6,3 ettari), via del Trullo
* Comprensorio di viale Angelico (superficie 2,6 ettari), viale Angelico
* Caserma “Donato” (superficie 6,3 ettari), via del Trullo
* Caserma “Piccinini” (superficie 8,5 ettari), via Casilina
* Caserma “Ulivelli” (superficie 6,3 ettari), Forte Trionfale

Aree pregiate, comprendenti ettari di strutture militari, di aree verdi, collocate al centro storico, oppure in zone periferiche della città, ad altissima densità abitativa e carenti di parchi e servizi pubblici. Per tale ragione queste strutture da anni sono fatte oggetto di richiesta di fruizione e di valorizzazione pubblica da parte degli abitanti dei quartieri e delle loro associazioni.

Da quello che emerge però, sembra invece che esse siano destinate al ripiano di un debito che per il Comune di Roma si proietta fino al 2048.

A tal proposito però la richiesta dell’Associazione Nazionale di utenti e dipendenti dei servizi pubblici locali, da mesi, si fa sempre più pressante, soprattutto perché la presenza di procedure così anomale di ripiano del debito, e per di più a così lunghissimo termine, rischiano di penalizzare i cittadini, sottraendo nello stesso tempo risorse finanziarie e pubblici servizi.

I contratti swap oggetto del debito vennero realizzati con la collaborazione di Fabrizio Ghibellini, dirigente del Ministero delle Finanze, prestato per l’occasione al comune capitale.
Il continuo silenzio del Comune di Roma, ormai protrattosi per l’inverno intero, non consente così di capire realmente a cosa andrà incontro la cittadinanza locale, anche perché continua non rendere disponibile documenti in realtà accessibili in tutti gli altri Comuni d’Italia.

“Cominci il Comune di Roma a dirci una buona volta, in maniera chiara, quali costi stanno pagando i cittadini in termini di tagli di bilancio per servizi ed infrastrutture o i contribuenti per ‘il piano di rientro dal debito’ – dichiara l’associazione Antigene – ci garantisca l’immediato accesso agli atti senza costringerci a ricorrere alla Magistratura ed alle Autorità amministrative di controllo per conoscere quello che dovrebbe essere da tempo di pubblico dominio.”

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