

Tutela del verde, policentrismo e cura del ferro tra i punti fondamentali
Il nuovo piano regolatore di Roma è stato approvato dopo le ore 2 del 22 marzo dal Consiglio comunale capitolino, con il voto favorevole della sola maggioranza, ma senza l’ostruzionismo dell’opposizione che ha ottenuto in due maxiemendamenti l’accoglimento di alcune proposte.
Ora il Piano passa alla Regione per il nulla osta definitivo.
Il nuovo strumento si basa su cinque punti fondamentali: 1) la tutela del verde (più di due terzi del territorio comunale soggetto a vincoli); 2) l’ampliamento della città storica fuori dalle Mura Aureliane; 3) il concetto di una Capitale policentrica che valorizzi le periferie; 4) lo sviluppo del trasporto su rotaia (la codiddetta cura del ferro; 5) l’apertura della capitale al suo hinterland.
Tutela del verde – E’ previsto il vincolo di 87 mila ettari: su due terzi del territorio comunale non si potrà edificare. Vengono istituiti i “parchi agricoli comunali” di Casal di Marmo (375 ettari), Arrone Galeria (7.883 ettari) e Rocca Cencia (200 ettari). La dotazione di verde pubblico viene raddoppiata, con un obiettivo finale di 7.900 ettari ed uno standard di 23,7 mq di verde per abitante.
Ampliamento della città storica – La città storica passa da 1.500 a 7.000 ettari di tutela. Oltre al territorio dentro le Mura Aureliane comprende anche gli edifici progettati dai grandi architetti del Ventennio all’Eur, gli insediamenti di Ostia, il Flaminio.
La città policentrica. Le nuove centralità – Si individuano 18 nuove centralità urbane sparse nelle periferie della città tra cui Acilia, Madonnetta, Romanina e Torre Spaccata che saranno oggetto di riqualificazione e in cui sarà sviluppata la crescita della città, dotandola di servizi di qualità . La cubatura totale è di 4,1 milioni di mc (contro i 2,9 milioni al momento dell’adozione nel 2003 e i 5,1 milioni delle controdeduzioni della Giunta comunale).
Otto centralità hanno già una pianificazione definita (Pietralata, Ostiense, Polo tecnologico Tiburtina, Tor Vergata, Bufalotta, Ponte di Nona-Lunghezza, Alitalia-Magliana).
Per 80 nuclei urbani sorti abusivamente negli anni ’80 e sanati nell nel ’94 (i cosiddetti “toponimi”) i cittadini saranno protagonisti attraverso i comitati dello sviluppo dei piani particolareggiati di cui si doteranno autonomamente.
La città costruita abusivamente prima del piano regolatore del ’62 Torre Maura, Giardinetti, Ottavia, Torre Angela, ecc.) sarà interessata dai “Programmi integrati” per il risanamento (con interventi congiunti di pubblico e privati).
Cura del ferro e viabilità – In quindici anni la rete metropolitana crescerà del 400%, passando da 36 a 129 km e da 49 a 157 stazioni. Le ferrovie metropolitane passeranno da 430 a 470 km. L’investimento sarà in totale di 15 miliardi di euro.
Per quanto riguarda la viabilità è prevista la circonvallazione interna dalla Nomentana all’Appia con l’avvio di uno studio di fattibilità. Non è invece previsto il secondo grande raccordo anulare.
Area metropolitana – La città si aprirà al suo hinteland, collocando importanti funzioni fuori dai confini del comune pianificandole insieme con i comuni confinanti di Tivoli, Guidonia, Ciampino, Pomezia, Fiumicino, Frascati.
I commenti
Walter Veltroni: “E’ stata scritta una pagina straordinaria della vita democratica della nostra città. E’ la scelta più importante della storia recente di Roma.”
Silvio Di Francia, coordinatore della maggioranza in Campidoglio: “Oggi vanno ringraziati anche i comitati, le associazioni, le categorie e i singoli cittadini che hanno prima fatto osservazioni al piano, poi discusso, promosso tavoli di confronto, obiettato e emendato il Pgr. Tutti hanno scommesso sul primato delle regole e della partecipazione e ciò ha consentito al piano di migliorare il saldo ambientale, puntare al miglioramento della qualità della vita nelle periferie e dare regole uguali per tutti allo sviluppo.”
Roberto Morassut, assessore all’Urbanistica: “Quella del nuovo Piano regolatore è una operazione politica di grandissimo respiro, in cui l’opposizione ha rinunciato all’ostruzionismo in favore del confronto. Avremo una metropoli aperta ed integrata con più scelte ed occasioni di lavoro.”
Sergio Marchi, capogruppo An: “Abbiamo ottenuto il potenziamento della vocazione sportiva del quadrante che si sviluppa dal Foro italico verso il Tevere, i capisaldi achitettonici urbanistici per piazza Mazzini e piazza Vittorio; il riutilizzo delle aree militari; l’inserimento del secondo piano dell’edilizia economica e popolare all’interno del Prg e il miglioramento delle periferie come Vigne Nuove, Corviale e Casilino 23 che non saranno classificate più come città storica.”
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