

Molto biologico, no Ogn; carni italiane doc; frutta a merenda; 150 menù: tra i punti salienti dell'Assessorato alle Politiche Educative
Molto biologico, no Ogm e cibi a "freschezza garantita"; carni italiane a denominazione d’origine; frutta di stagione anche a merenda; 150 diversi menù con ingredienti e ricette locali, un menù etnico al mese; niente piatti e posate di plastica; tariffe invariate per le famiglie: sono alcuni tra i punti salienti del nuovo bando che l’Assessorato alle Politiche Educative ha lanciato a marzo, con scadenza fine maggio 2007, per affidare il servizio delle mense scolastiche romane per il 2007-2011.
Il testo integrale dell’avviso pubblico è on line nelle pagine del sito www.comune.roma.it.
Finanziamento totale dell’appalto, oltre 369 milioni di euro. Base d’asta: 5,28 euro per pasto, più Iva al 4%. Di quei 5,28 euro, 2 di contributo da parte delle famiglie e il resto a carico del Comune. 145 mila i pasti da servire ogni giorno.
Il capitolato con il dettaglio dei servizi da assicurare è stato redatto con l’ausilio delle dietiste comunali e di dietologi, pediatri ed esperti di alimentare biologico.
Ecco alcuni aspetti, che caratterizzano il servizio delle mense scolastiche della capitale: solo ‘bio’ per un’ampia gamma di alimenti, dal pane all’olio ai formaggi e ai succhi di frutta. Carni DOP o IGP, bovine (di razza pregiata), suine, d’agnello e insaccati; niente Ogm, neanche nei mangimi dati agli animali; Tracciabilità completa per tutti i cibi e gli ingredienti; nuovo criterio della "freschezza garantita": più punti alle ditte che offrono prodotti ortofrutticoli serviti a mensa entro tre giorni dalla raccolta; scadenza dimezzata per ogni altro tipo di alimenti, dalla pasta alla carne.
Inoltre, ogni menù deve aprirsi con un antipasto di verdura fresca cruda (finocchi, carote, cetrioli, pomodorini). Fragole e ciliege una volta a settimana tra maggio e giugno. Frutta solo di stagione, in almeno tre varietà nell’arco di una settimana. Frutta anche per la merenda del pomeriggio. Per lo spuntino di metà mattina, via la crostatina (che non è piaciuta ai bambini); al suo posto, plumcake e croissant o, meglio, panini con mortadella o prosciutto crudo.
Via libera alla cucina regionale laziale: punteggio più alto a chi inserisce nei menù prodotti come ricotta, pecorino romano, mozzarella di bufala, agnello locale; e a chi propone ricette tradizionali come amatriciana e saltimbocca. D’obbligo, una volta al mese, un menù tipico delle principali comunità straniere presenti a Roma (Bangladesh-Romania-Albania-Polonia-Perù-Cina-Marocco-Filippine): l’iniziativa è stata battezzata "Ogni mese un paese".
Obbligatorio anche l’uso di prodotti del commercio equo-solidale (banane, cioccolato, biscotti): prima era solo consigliato. In questo nuovo bando fa punteggio anche l’uso di alimenti acquistati presso le cooperative sociali integrate, che danno lavoro a persone svantaggiate o usano terreni confiscati alla mafia.
Una interessante prescrizione del bando riguarda gli alimenti non consumati: se integri, vanno dati al Banco Alimentare, i resti devono essere portati ai canili e ai ricoveri per gatti, e tutte le ditte appaltatrici devono fare la raccolta differenziata dei rifiuti di mensa. Le stoviglie delle cucine non devono essere di plastica ma di ceramica, vetro e inox; in alternativa, quando non è possibile impiegare questi materiali, stoviglie usa-e-getta in materiali biodegradabili e riciclabili.
Inoltre, a livello igienico, si dovranno usare detergenti e disinfettanti ecologici, e contribuire a tenere in ordine le mense e a rendere gli ambienti adatti allo "sviluppo della convivialità" tra bambini.
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