In occasione della terza edizione del Festival Bella Ciao, che si è svolto a Cinecittà dal 5 all’11 settembre 2007, il nostro giornale ha incontrato il direttore artistico della manifestazione, il popolare narratore Ascanio Celestini. Con lui abbiamo affrontato i vari problemi, ancora irrisolti, del X Municipio.
Innanzitutto Ascanio, complimenti per questa manifestazione da te organizzata, che sta avendo il solito e meritato successo. D’altronde giochi in casa dato che abiti a Morena. Dalla tua presentazione nella locandina del Festival, si capisce che sei sensibile ai problemi del nostro quartiere. Infatti, tu affermi che tutt’intorno c’è la borgata dove è naturale vedere gli aerei che passano ogni tre minuti spolverando le case di polveri sottili; dove è naturale che il lavoro sia nero o precario; dove è naturale che a portata di sguardo ci sia almeno un centro commerciale, un super negozio del mobile, della scarpa o del fai-da-te.
Possiamo definirla rassegnazione la tua?
«Secondo me – dice l’attore – la prima cosa da fare è conoscere questi luoghi. Qui c’è un parco che in teoria sarebbe molto bello se fosse pulito e se non fosse uno dei posti tra i più inquinati, forse, di Europa. Nel senso che, stando sulla rotta degli aerei che atterrano a Ciampino, tra l’altro chi atterra a Ciampino vede una Cinecittà molto bella, sembra un plastico dall’alto, un aereo ogni tre minuti rappresenta una concentrazione di polveri sottili che arriva a tre-quattro-cinque volte oltre il limite consentito. Questa non è zona a traffico limitato, per cui non vengono fatti monitoraggi per eventuali blocchi. E visto che nessuno indaga, l’aria qui è pulita anche se è irrespirabile. E intanto c’è gente che muore di tumore. Io ho affermato che è naturale perché nessuno fa luce su questo problema, tranne un coordinamento autogestito che da anni sta cercando di dar voce ad una cosa ovvia. Ma nessuno gli dà retta perché – ecco, un aereo sta passando in questo momento – se andasse in prima pagina su Repubblica una notizia del genere tutti, di destra e di sinistra, giovani e anziani, uomini e donne, sarebbero d’accordo nel dire che è uno scandalo. Visto che un simile problema darebbe fastidio a tutti, a chi vuole più carceri e a chi ne vuole di meno, a chi vuole la pena di morte e a chi vorrebbe togliere anche l’ergastolo, di conseguenza non se ne parla. Su questa cosa si sono sporcati le mani tutti: la destra, la sinistra, la sinistra radicale e quella moderata, la destra estrema».
Nessuno ha trovato il giusto rimedio?
«No, il rimedio non è stato cercato, perché l’aeroporto produce lavoro e soldi. A noi c’hanno insegnato, in questi ultimi anni, che la cosa principale è far marciare l’economia. Ed effettivamente l’aeroporto di Ciampino fa marciare l’economia. Mi raccontava un anziano che nel suo paese in Sicilia, un giorno arrivò Enrico Mattei con l’Eni e disse loro: “Oggi è una bellissima giornata e il cielo è pulito. E questo non è buono per voi. Quando questo cielo sarà pieno di nubi nere voi avrete il lavoro”. Lui lo diceva in maniera molto netta. Nessuno oggi sarebbe così cinico, realista, ma anche così sincero. Qui si tende a salvare capra e cavoli: sono tutti per l’ecologia, per il lavoro, per l’industrializzazione e contro il conflitto. Per cui è meglio non parlare delle cose complicate. E intanto un altro aereo sulle nostre teste; non saranno passati neanche tre minuti. Qui vicino c’è il call center dell’Atesia che è stato una fabbrica del lavoro precario per molto tempo; la stessa Notte Bianca alimenta il precariato per sua natura: dura una notte sola e quindi, o produce tanto lavoro autonomo e di conseguenza tante persone che in una notte guadagnano un sacco di soldi, oppure lavoro nero e precariato».
Allora cosa ci dobbiamo aspettare dagli amministratori?
«Il politico deve essere confortante. Io so che chi gestisce il potere, e quindi un privilegio, non mi dirà mai la verità, soprattutto quando questa è cruda. Me la dirà solo quando fa comodo a lui e agli interessi che rappresenta, e quando, forse, farà comodo anche a me saperla. Ma quando invece quel dato concreto mette in discussione il sistema, il politico non può dirmi la verità, preferisce raccontarmi una menzogna».
Beh, se non altro ci resta il buon bicchiere di vino rosso che abbiamo bevuto insieme: sincero e gustoso. E intanto passa un altro aereo, ma ormai, sia io che Ascanio, abbiamo perso il conto.
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