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Assemblea pubblica sulla casa nel X municipio

L'intervento del presidente dell’associazione Via Flavio Stilicone e Comitato Stilicone/Don Bosco

Si è svolta il 20 aprile scorso, nell’aula consiliare del X Municipio, l’assemblea pubblica durante la quale il Comitato e Associazione Culturale di via Flavio Stilicone ha denunciato le condizioni di vita di tante famiglie in via di sfratto,nel territorio, e chiesto una sanatoria e il riscatto delle abitazioni in cui esse vivono da anni. Alla riunione hanno partecipato una rappresentanza delle associazioni e movimenti per la casa, il sottosegretario all’Economia e Finanze Paolo Cento, il segretario della federazione romana RFC Massimiliano Smeriglio, il capogruppo RFC al Comune di Roma Adriana Spera, l’assessore alla casa e al patrimonio del Comune di Roma Claudio Minelli, il presidente del X Municipio Sandro Medici, il consigliere comunale e responsabile delle politiche abitative Franco Pallone, Guido Lanciano dell’Unione Inquilini e Massimo La Bella, Consigliere del X Municipio.

Amleto Lanna, presidente dell’associazione Via Flavio Stilicone e membro del direttivo del Comitato Stilicone/Don Bosco, è uno dei residenti di via Stilicone. Ha conosciuto tante persone, anziani ma anche giovani, che vivono da decenni in questa zona del X Municipio e che ora sono sull’orlo del baratro. “Voglio ricordare – ha dichiarato – che il territorio del decimo, per intensità demografica, è tra le 20 città più grandi d’Italia”. La sua associazione, insieme a tanti volontari, sono stati “sempre solidali con le famiglie in pericolo di finire sotto i ponti, passando notti all’addiaccio”. Spesso, continua il presidente Lanna, “abbiamo atteso l’ufficiale giudiziario”, picchettando e cercando di mediare con le Forze dell’Ordine, anche loro, sottolinea, “contrarie a mettere al freddo famiglie intere”. Lanna ricorda poi le comunicazioni alla Questura da parte degli agenti coinvolti nello sgombero, che chiedevano, per motivi di Ordine Pubblico, che si desse alle famiglie da sfrattare un po’ di tempo rispetto a quello stabilito dalla legge.

“Noi – continua Amleto Lanna – è da anni che lottiamo per queste case degli enti costruiti negli anni ’50 e ’60 come dormitori e non ci sentiamo affatto dei privilegiati per gli affitti che paghiamo da alcuni definiti bassi. Poiché queste case sono già state strapagate agli Enti con i soldi dei lavoratori sin dalla loro costruzione – sostiene poi –, con trattenuta Gescal”. Quest’ultimo, un fondo prelevato dalla busta paga, pagato quindi dai tanti lavoratori. “Ed ora queste case ce le vogliono vendere”, conclude con voce ferma. “Chiediamo che sia data una immediata soluzione al problema non solo con una sanatoria che comprenda tutte quelle famiglie a rischio di sfratto, ma anche con un riscatto totale”, sottolinea, concesso a tutte quelle famiglie che da più di mezzo secolo ci abitano.

Le case in questione, ripete ancora il presidente dell’Associazione Culturale Stilicone, sono state realizzate e mantenute con gli stipendi dei lavoratori e con gli affitti versati regolarmente, dunque non sono solo state pagate ma, ripete, “strapagate”. Con l’importo accumulato, e tutto considerato, le case avrebbero dovuto già essere di proprietà delle famiglie, ricorda Lanna, poiché il fondo Gescal era obbligatoriamente versato. “Con la scusa che ci danno le case ad un prezzo non di mercato – dice poi –,ci stanno vendendo qualcosa che già sarebbe dovuta essere nostra”. In poche parole, le case dovrebbero già essere state pagate allo Stato durante gli anni di permanenza di nonni i padri degli inquilini di oggi.

Questo dunque il grido di dolore degli inquilini sotto sfratto di via Flavio Stilicone, appartamenti tenuti – come raccontano molte famiglie – in “condizioni pietose”, con ascensori non a norma e ratti che infestano cantine e giardini. La manutenzione degli impianti e delle strutture poi non è mai stata fatta, denunciano i residenti; una manutenzione che invece dovrebbe essere regolare e continuativa, dicono, specialmente in stabili come questi. Ma la realtà, purtroppo, è un’altra. Abitazioni come queste rischiano di giorno in giorno di cadere in condizioni di miseria, e le rare volte in cui avvengono delle riparazioni “sembra ci stiano facendo un favore”, ironizza Lanna.
“Faccio presente – prosegue poi il presidente – che le case vendute con la prima cartolarizzazione erano, di costruzione, anni 70; quindi molto più giovani di quelle che ora dovrebbero vendere”.

Ma la questione è complessa e fumosa, dicono i condomini, che negli anni non sono certo stati con le mani in mano. Nel 1986, ad esempio, gli assegnatari stessi hanno provveduto di tasca loro alla tinteggiatura delle scale per contrastare il degrado e lo sfacelo della struttura. Prezzo pagato per ogni scala: 1 milione e 626 mila lire. Sei mesi dopo venivano tinteggiate le scale degli stessi stabili, in questo territorio, e ogni scala (con qualche piccolo ritocco) è stata pagata ben 56 milioni di lire. La domanda, al signor Lanna, sorge spontanea: “chi ha gestito questi lavori ?”.
E ancora oggi, chiedono i cittadini di via Stilicone, chi sta gestendo i soldi che vengono versati alle società mandatarie per la riscossione? “Vogliamo quantificare le spese da noi sostenute per il mantenimento di queste case”, dicono i residenti al Consiglio del Municipio, ma in maniera chiara, cristallina, trasparente, cercando di capire cosa significano quei fogli pieni di cifre e voci “che ci vorrebbe un laureato in economia e commercio per capire di che cosa si tratta”.
“Io propongo – continua ancora Lanna – che, appena riceviamo le prossime lettere, di portarle lì in massa anche con delega di chi non può, da questi signori, intasando gli uffici e farsi spiegare riga per riga le spese effettuate con i nostri soldi che più da mezzo secolo paghiamo”.

Come al solito, cambiano gli addendi, ma il risultato non cambia. La solidarietà che l’Associazione Culturale di via Flavio Stilicone può dare alle famiglie alle prese con la sanatoria è questa e viene ribadita in sede istituzionale, davanti a onorevoli e consiglieri, con la speranza che tutte le case vengano date solo con “spese di rogito alle famiglie residenti, a riscatto zero, poiché già pagate e strapagate, come è successo con quelle di Cecafumo e Lamaro (riscattate a costo zero perché costruite solo alcuni mesi prima di quelle del quadrante Stilicone-Calpurnio Fiamma- Lucio Mummio e parte di Lamaro)”.

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