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Camera con vista sulla pista

Un breve monologo sulla situazione paradossale di Ciampino e l'allarme per il Parco degli Acquedotti


Breve monologo


 


di Pierluigi Adami


Si sente un rombo poderoso che segnala il passaggio di un aereo. L’attore segue con lo sguardo il percorso dell’aereo, osservandolo quasi con ammirazione.


(con enfasi) Sta passando un aereo! Porta dei turisti a Roma; ho saputo che quest’anno ne sono arrivati milioni, da tutta Europa! Trenta euro per un volo low-cost andata e ritorno, in offerta speciale. Che cosa sono trenta euro? Il valore di due pizze… Due pizze e migliaia di aerei sorvolano la Capitale, portando turisti che ammirano il Colosseo e il Vaticano dall’alto e godono del panorama della Roma antica e poi…


 


L’attore, seguendo il percorso dell’aereo, indica un punto lontano sul palco…


(senza enfasi) E poi atterrano tutti a Ciampino.


 


(Continua a indicare il punto lontano…)


Io non abito lontano da Ciampino, ma ho un amico, Giovanni, che abita proprio lì, davanti all’aeroporto, in una di quelle case – non so se ce l’avete presente – con la camera da letto con vista sulla pista dove partono gli aerei. Una di quelle case che se ti affacci hai come dirimpettaio il pilota di un Boeing 737.


 


(Rivolto al pubblico)


Non è da tutti, e in effetti sino a qualche anno fa il mio amico Giovanni ne andava fiero, di quella casa. Ci invitava apposta per vedere uno dei rari voli che partivano da Ciampino – all’epoca erano proprio rari, uno ogni morte di papa, anzi no proprio papa Giovanni Paolo II faceva un po’ di traffico in quell’aeroporto, con tutti i suoi viaggi. E noi lì, a cento metri dalla bocca del reattore, ammiravamo il papa in decollo. All’epoca non gli davano fastidio gli aerei. In fondo lui a Ciampino c’è nato.


 


(Si volta verso il solito punto, ma indica un po’ più in alto)


Anzi per l’esattezza è nato poco più su verso la via dei Laghi, proprio sul bordo della pista dove gli aerei spiccano il volo.


Lì era nato suo padre, che ancora si ricorda quando a Ciampino non decollavano gli aerei, ma i dirigibili. E già, a quel tempo non c’era l’aeroporto e neanche la pista, perché per i dirigibili non serve una pista. Erano belli quei dirigibili – lo racconta ancora oggi suo padre – e non facevano rumore anzi sembrava che volassero con il vento.


 


Poi venne la Guerra e Mussolini decise che proprio lì a Ciampino, a due passi da Roma e vicino alla ferrovia dovesse nascere l’aeroporto. Allora iniziò il chiasso degli aerei, a quel tempo con le eliche, ma nessuno ci faceva troppo caso, durante la Guerra.


(In background, si sentono rumori di guerra, esplosioni)


Durante la Guerra c’erano altri rumori a cui fare caso.


 


Dopo la Guerra arrivò il boom economico, e nacquero tanti bambini e si costruirono tante case tanto che Roma arrivò fin quasi a Ciampino. E arrivarono anche gli aerei a reazione che fanno un chiasso della malora e ciascuno scarica gas quanto una coda di Tir fermi sulla Salerno-Reggio Calabria.


Allora qualcuno giustamente osservò che quell’aeroporto era troppo vicino alla città e bisognava costruirne un altro, verso il mare, così che gli aerei non avrebbero disturbato nessuno.


 


Quando nacque Fiumicino, fu concessa la costruzione di altre case a Ciampino, tra cui quella del mio amico, fino alla pista, perché tanto l’aeroporto non c’era più. O meglio, c’era ancora ma solo per far volare il papa e il presidente della Repubblica, una volta ogni tanto.


Per questo il mio amico Giovanni s’incazza quando protesta contro l’aeroporto e gli rispondono che quelle camere con vista sulla pista devono essere tutte abusive e che poi sono cavoli suoi se s’è comprato casa lì, perché l’aeroporto c’era già e lui lo sapeva.


Nossignori, direbbe Giovanni: la sua casa non è abusiva, e fino al 2000 lui gli aerei li salutava col fazzoletto bianco tanto gli piacevano! Uno ogni tanto mica come adesso uno ogni due minuti.


 


(Si sente il rombo di un altro aereo, l’attore ne segue il percorso con lo sguardo ma questa volta con un certo disappunto)


Già, perché nel 2000 sono arrivati i voli Lacoste come li chiama mia madre che confonde Ryanair con una maglietta, ma lei è un po’ sorda e neanche li sente, gli aerei.


E Giovanni all’improvviso si è trovato a vivere come dentro un hangar del sesto aeroporto d’Italia, che trasporta quasi sei milioni di passeggeri con migliaia di aerei che gli fanno respirare kerosene puro nel soggiorno. E ogni due minuti gli scuotono la casa con un rombo che pare un terremoto.


 


Il mio amico Giovanni, che non dorme più per il chiasso degli aerei, anche di notte, ha scoperto poi che lo sviluppo dell’aeroporto di Ciampino è avvenuto in modo selvaggio, incontrollato senza rispettare nessuna legge. E allora s’è incazzato davvero parecchio. Soprattutto perché non ci va di mezzo solo lui, ma la salute di migliaia di persone che vivono vicino all’aeroporto o dove decollano gli aerei o sotto la rotta di atterraggio, proprio qui nel Decimo Municipio, all’Appio Claudio, nel Parco degli Acquedotti.


 


Proprio qui gli aerei scaricano alcune tra le sostanze più pericolose, come il PM10, una polvere sottile che s’infila nei polmoni e t’avvelena piano piano. Per legge, se si superano i cinquanta microgrammi nell’aria il Sindaco è costretto a chiudere al traffico la città. Lo sapete quale concentrazione di PM10 è stata misurata nel Parco degli Acquedotti, grazie agli aerei? Trecentouno microgrammi, roba che chi entra nel Parco, chi ci va a fare jogging o i bambini delle scuole di fronte dovrebbero trovare un cartello con scritto: “se respiri quest’aria lo fai a tuo rischio e pericolo”.


 


(ennesimo rombo di un aereo, con rumore crescente che costringe l’attore a gridare)


Però nessuno dice niente, anzi per il prezzo di due pizze vengono tutti a Roma, da tutta Europa e tutti all’aeroporto di Ciampino. Trenta euro per un volo andata e ritorno, in offerta speciale a Ciampino, per la felicità di Giovanni con la sua camera con vista sulla pista, e di tutti i cittadini avvelenati dagli aerei. Che cosa sono trenta euro? Il valore di due pizze… Due pizze per avere l’Europa Unita tutta qui al prezzo della salute della gente?


(L’attore fa un gesto brusco con la mano. Il rombo s’interrompe immediatamente. Pausa)


No, grazie!

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