“Cari bugiardi” al teatro Manzoni, a Prati

Una commedia degli equivoci di Alan Ayckbourn riadattata da Carlo Alighiero. Fino al 18 marzo. Tra i protagonisti la soubrette Barbara Chiappini
di Riccardo Faiella - 12 Marzo 2007

Al teatro Manzoni di Roma, nel rione Prati (via Monte Zebio 14), va in scena fino al 18 marzo la commedia “Cari bugiardi” (Relatively speaking). Si tratta di un classico degli equivoci, in stile inglese, dell’autore britannico Alan Ayckbourn, che Carlo Alighiero, regista e protagonista principale nei panni di Philip, ha riadattato per il pubblico italiano.

Tra gli altri interpreti, oltre alla moglie di Alighiero, Elena Cotta, nei panni di Sheila, moglie di Philip, e Luca Negroni, nella parte di Greg, il fidanzato di Ginny, c’è la soubrette Barbara Chiappini nelle vesti proprio di Ginny, la giovane segretaria di Philip, sua ex-amante. Per Barbara, a sentir lei, “Cari bugiardi” rappresenta il suo debutto teatrale.

Sul palco le vicende delle due coppie, Philip-Sheila e Greg-Ginny, si intrecciano tra relazioni vere o presunte, grazie ad un gioco delle parti che si regge sul filo ironico della bugia. Ginny, da ex-amante di Philip, finisce per essere sua figlia. Lo stesso Philip crede che sua moglie Sheila ha il giovane Greg per amante. Alla fine tutto, o quasi, si sistema. Ma spuntano un paio di pantofole di non chiara paternità.

La cifra recitativa si presterebbe a battute colorite, ma, come conferma Carlo Alighiero, il testo è quello originale, non è stato cambiato nulla:
«Il mio adattamento – dice il regista – si è limitato al linguaggio, alla traduzione e all’impostazione dei personaggi, non certo a cambiare le scene. Di solito lo faccio cambiando anche i finali. Diverse commedie che troviamo possono non andar bene per il nostro pubblico. Anche le battute sono le stesse, tranne il far diventare comiche per noi quelle situazioni che sono comiche per gli inglesi».

Lei nel ’93 ha già fatto questa commedia con la regia di Giovanni Lombardo Radice. Perché l’ha riproposta: nostalgia o voleva rappresentarla in modo diverso?

«L’ho riproposta semplicemente perché è una bella commedia, e le belle commedie sono difficili da trovare. E poi quando si cercano nuovi lavori ci si ricorda anche di quelli precedenti».

In questo lavoro teatrale lei è regista e attore protagonista. Sicuramente è più impegnativo, ma non si rischia una sovrapposizione o una contaminazione di ruoli?

«Io penso di no. Siccome desidero che gli altri attori siano più bravi di me, allora io lavoro per loro. Di conseguenza, la fatica è tanta. Ma poi tutti gli attori sono bravissimi, a cominciare da mia moglie, Elena Cotta».

Adotta Abitare A

Quale genere di teatro preferisce?

«Io mi vanto di poter recitare sia parti comiche che drammatiche. E questo perché io faccio l’attore, il che non è facile, anzi, è estremamente difficile. Qui abbiamo scelto la strada del teatro moderno, del teatro di attualità, che possa rispecchiare in parte pregi e difetti del pubblico che ci viene a vedere e che sia abbastanza divertente, che non faccia cioè, dormire gli spettatori. Perché la cosa più brutta in teatro è la noia. Drammatico o comico non importa. Il teatro è teatro e quando c’è un attore che recita, qualsiasi cosa essa sia, c’è sempre uno spettatore che lo guarda. Per questo non devi annoiarlo, ma attirare la sua attenzione, altrimenti non stai facendo teatro, ma dei monologhi per conto tuo».

Lei ha sicuramente tenuto a battesimo tanti giovani attori, qui ci sono Barbara Chiappini e Luca Negroni.

«Luca sono tanti anni che lavora con noi. Ha una bellissima parte; è molto contento ed è anche molto bravo. E anche Barbara. Devo dire che lei sta seguendo molto e ha tutte le qualità per diventare un’attrice particolare. Può fare veramente molto bene, sia in teatro che in televisione. Ha voce, presenza e intelligenza. Ha anche presenza scenica. Naturalmente questo mestiere si impara solo recitando. E Barbara, a differenza di altri personaggi che vengono dalla tv, non ha il problema di chi parla sempre con il microfono. Lei è dotata di una bella voce che arriva».

I giudizi di valore di Carlo Alighiero, nei riguardi di se stesso e degli altri attori del cast, sono condivisibili. Come sono oggettivamente rilevabili anche alcune caratteristiche di Barbara Chiappini: la sua presenza (come figura), la sua voce (già teatrale), la sua intelligenza e la sua presenza scenica (anche nelle espressioni). Ma solo chi la conosce meglio potrà apprezzare altri suoi due aspetti caratteriali, tipici delle donne di Emilia, ovvero: la simpatia e la dolcezza.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti