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Caritas Italiana, ricerca sul rapporto degli immigrati con la cittadinanza attiva

Una proposta di legge per l'estensione del voto amministrativo agli stranieri non comunitari

La Caritas italiana ha realizzato, con la collaborazione della redazione del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes e dell’IDOS, un volume dal titolo "Immigrati e partecipazione. Dalle consulte e dai consiglieri aggiunti al diritto di voto". Il testo si propone di fotografare attraverso l’analisi dei dati, delle normative e delle sperimentazioni in atto, il lento percorso di avvicinamento al suffragio amministrativo degli immigrati.

Nel volume, composto da sette capitoli, i lettori potranno trovare informazioni sull’attuale legge per la cittadinanza – il 59% degli immigrati risiedono nel nostro Paese da più di 5 anni – e sulla situazione degli stranieri soggiornanti in Italia. Nella ricerca vengono delineate sia le normative dei vari paesi europei sul voto amministrativo degli extracomunitari (questa prerogativa prevista dalla Convenzione di Strasburgo del 1992 è già messa in atto da Portogallo e Spagna ma non ancora da Francia, Austria e Germania) sia i dibattiti che si stanno sviluppando in Italia sulle varie ipotesi di estensione delle modalità di voto. Nuove prospettive di partecipazione che gli enti locali ed alcune Regioni – secondo una ricerca dell’ANCI il 53% dei sindaci sarebbero favorevoli alla concessione del voto agli immigrati – stanno cercando di concretizzare attraverso la modifica dei propri statuti. In tal senso si sono già mossi importanti comuni, come Genova e Torino e il Consiglio Regionale della Sicilia.

"La cittadinanza – ha osservato Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, nel corso del dibattito moderato da Franco Pittau – non può essere utilizzata come barriera per difenderci dagli immigrati". Per Nozza, nell’era della società globale delle migrazioni, i diritti sociali e di partecipazione non possono infatti essere legati solo alla nascita e alla nazionalità. "Questo libro – ha aggiunto il direttore della Caritas Italiana auspicando la creazione di un consenso culturale, politico e sociale intorno ad un’innovativa idea di cittadinanza basata sulla residenza – vuole dare un contributo al dibattito per passare da sterili provocazioni e cavillosi discussioni, all’individuazione di percorsi praticabili per l’esigibilità dei diritti degli immigrati". Una riflessione, quella proposta dalla ricerca, su quanto è stato fatto e su quanto resta da fare che, secondo Nozza, si prefigge di favorire la crescita della cultura della partecipazione, di incoraggiare gli enti locali a proseguire sulla strada intrapresa e di allontanare allarmismi inutili sulla crescente presenza degli immigrati in Italia.

Oltre agli interventi di Paolo Attanasio e Andrea Facchini, due autori della ricerca che hanno approfondito rispettivamente le possibili strade legislative da seguire per l’attribuzione anche in Italia del voto amministrativo agli immigrati e i percorsi di rappresentanza per gli stranieri portati avanti negli ultimi dieci anni dall’Emilia Romagna, segnaliamo la testimonianza del consigliere aggiunto della Capitale Darif Aziz. Quest’ultimo è un immigrato di origine marocchina che è stato eletto grazie ad una campagna elettorale semplice, fondata sul contatto porta a porta con gli elettori. Aziz è stato inoltre fra i promotori dell’iniziativa di condanna del terrorismo promossa dalla comunità islamica della capitale. "Noi diciamo si al diritto di voto amministrativo – ha invece sottolineato Nirina Konate, consigliera aggiunta del VII Municipio di Roma – perché gli immigrati con il loro lavoro contribuiscono allo sviluppo della città. Allora mi chiedo perché siete indifferenti alle nostre voci?".

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