Carovita, alloggi e privatizzazione: la protesta degli studenti torna in tenda a Montecitorio

L'Unione degli Universitari e la Rete degli Studenti Medi lanciano la mobilitazione nazionale «Cara Italia, quanto ci costi?». Nel mirino i fondi PNRR e il Governo

A tre anni dalle prime mobilitazioni che avevano portato alla luce la drammatica emergenza abitativa giovanile, le tende degli studenti universitari tornano a ripopolare le piazze d’Italia.

Nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre, l’Unione degli Universitari (UDU) ha piantato il proprio campo base davanti a Piazza Montecitorio e nei principali atenei della Penisola, da Milano a Lecce, passando per Bologna, Genova e Pavia, dando ufficialmente il via alla protesta nazionale intitolata «Cara Italia, quanto ci costi?».

Nel mirino dei collettivi studenteschi ci sono il costante aumento del costo della vita, le carenze strutturali nelle politiche per la casa e quella che viene definita come una progressiva trasformazione del Diritto allo Studio in un affare per i grandi gruppi privati.

«Piani PNRR regalati ai privati»: l’attacco alla Ministra Bernini

La denuncia dell’UDU punta il dito direttamente contro la gestione dei fondi europei e le scelte dell’esecutivo. Secondo la coordinatrice nazionale del sindacato studentesco, Sabrina Brizzola, il bilancio dell’ultimo triennio in materia di residenze universitarie si è rivelato un fallimento.

«Siamo tornati in tenda perché sulla casa abbiamo visto solo peggioramenti. La Ministra Bernini crede di aver risolto l’emergenza quando invece ha sprecato 1,2 miliardi del PNRR per camere private che arrivano a costare fino a 1.000 euro al mese» attacca Brizzola. «Sui 60 mila posti letto promessi ne sono stati realizzati appena 33 mila, di cui solo il 3,8% pubblici. Non si tratta di edilizia universitaria, ma di pura speculazione sulle spalle degli studenti più fragili».

Con lo sguardo rivolto ai modelli di diritto allo studio adottati in Spagna e Francia, gli studenti chiedono una radicale inversione di marcia, sintetizzata in quattro pilastri finanziari da inserire nella prossima manovra economica:

1,7 miliardi per le borse di studio: per garantire la copertura totale a tutti i 330 mila studenti idonei, azzerando la figura dell’«idoneo non beneficiario».

4 miliardi per alloggi interamente pubblici: un piano pluriennale per bloccare i finanziamenti destinati ai fondi speculativi e tutelare il milione di fuorisede italiani.

2 miliardi per la gratuità dell’istruzione: la progressiva cancellazione delle tasse universitarie per arginare la fuga di cervelli all’estero.

1,5 miliardi per il welfare: interventi su trasporti gratuiti, mense calme e supporto psicologico pubblico negli atenei.

Fronte comune con le scuole superiori: appuntamento al 17 ottobre

A sostenere la protesta sotto i palazzi del potere è giunta anche la Rete degli Studenti Medi del Lazio. Simone Montori, coordinatore regionale dell’associazione, ha evidenziato come il carovita stia stringendo nella morsa non solo gli universitari, ma l’intero sistema scolastico e le famiglie italiane.

«I rincari dei libri di testo, dei trasporti e della vita quotidiana stanno trasformando l’istruzione in un privilegio per pochi» ha dichiarato Montori, confermando che il movimento studentesco delle scuole superiori convergerà nella manifestazione della “Via Maestra”, fissata per il 17 ottobre a Piazza della Repubblica a Roma.

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