

La vicenda di un’area di pregio adiacente alle scuderie vecchie dell’Ippodromo delle Capannelle
Quando piove cemento a tutto spiano su quel che rimane dell’agro romano nessuno fa caso a qualche goccia in più che cade qua o là. Anche se essa cade, come nel nostro caso, su un’area di pregio, un lotto intercluso fra le vecchie scuderie di Capannelle, l’area agricola del Casale della Maranella e la ferrovia regionale FR4-6. Trattasi di 43.000 mq. su cui verranno ad atterrare 42.528 mc. ovvero 166 appartamenti di varie metrature, su piano singolo o a schiera massimo di due piani rialzati da terra. Là andranno ad abitare 394 persone.
L’ATO R1 (Ambito di trasformazione ordinaria), così come viene chiamato in termini tecnici, ha dietro di sé una storia esemplare dal punto di vista di una gestione urbanistica del territorio debole, compromissoria e incompetente risalente alla giunta Veltroni. Basta leggere la relazione tecnica con cui il progetto viene riesumato dall’attuale amministrazione Alemanno.
Il PRG del 1965, quello dimensionato su una crescita demografica di Roma prevista in 5 milioni di abitanti, destinava l’area a case unifamiliari con giardino; praticamente villette. Rifacendo il nuovo PRG la giunta Veltroni dopo qualche incertezza, in sede di proposta (adozione in termini tecnici) nel 2003 cancellò quella destinazione. Poi si aprì la fase delle osservazioni al NPRG. Nel frattempo la Cooperativa “Capannelle 2000” deputata a costruire nell’area e facente capo al Consorzio “Coop casa Lazio” fu coinvolta nell’aprile del 2005 nello scandalo che ha travolto il Consorzio medesimo gestito da Francesco Emilio Falco che, non nuovo a simili imprese, truffava, secondo l’accusa, i soci cooperatori intascando il loro denaro e destinandolo ad altri scopi invece di versarlo alle banche per i mutui e alle imprese costruttrici. Per tali performances il Falco è stato condannato in prima istanza il 19 luglio del 2007 per calunnia e corruzione di due funzionari ministeriali e a rifondere 480.000 euro a 16 cooperative consortili, delle 49 truffate, costituitesi in giudizio; e rinviato a giudizio il 15 dicembre 2009 per altri numerosi reati: bancarotta fraudolenta, usura, ricettazione, appropiazione indebita ecc..
Per venire incontro al dramma delle famiglie imbrogliate rimaste senza casa si prospettarono, da parte del Campidoglio, alcune soluzioni tra cui quelle di un’allocazione nella futura centralità di Romanina e l’aumento di cubatura del Piano di zona 167 Anagnina 1 che fu per l’appunto implementato di 50 mila mc. Malgrado ciò una parte delle famiglie costituitesi nel comitato “Roma casa” continuarono a perseguire l’obiettivo di avere un’abitazione in quell’area. Ma siccome avevano in corso un contenzioso giudiziario anche con il proprietario dell’area medesima in ordine al suo possesso, la giunta Veltroni, sottoposta a varie pressioni, pensò bene di escogitare una soluzione pilatesca da far invidia al dott. Azzeccagarbugli (Delibera di Approvazione del Consiglio Comunale n.18 del 12 febbraio 2008) che è ben riportata dalla Relazione Tecnica: L’ATO R1 “Capannelle” “è ripristinato a condizione che, entro la data di entrata in vigore del presente PRG, venga presentato il Piano attuativo dalle famiglie che costituiscono il Comitato ‘Roma Casa’, e che detengano la disponibilità dell’area d’intervento; il Piano attuativo può riguardare anche una parte dell’ATO in oggetto, e con un indice ET maggiore di quello originario, sufficiente a soddisfare il fabbisogno abitativo delle famiglie. Scaduto tale termine, le aree non utilizzate per le finalità suddette assumono definitivamente la destinazione prevista dalla deliberazione di Consiglio comunale n. 33/2003 (non edificabili n.d.r)”.
Per cui l’edificabilità dell’area non è più valutata in base a criteri urbanistici ma sottoposta al caso giudiziario poi risoltosi favorevolmente a ‘Roma Casa’.
Ovviamente, si aggiunge nella relazione, “Le previsioni del NPRG sono finalizzate ad offrire l’opportunità ad oltre 160 famiglie, costituenti il Comitato ‘Roma Casa’, vittime dei noti fallimenti finanziari relativi allo scandalo delle cooperative di abitazione, per poter soddisfare i propri fabbisogni abitativi”.
Per chi andrà ad abitare in quell’enclave di agro romano, inoltre, ci saranno problemi di rumore e anche di sicurezza non sottovalutabili. Infatti finchè l’aeroporto di Ciampino non sarà depotenziato (campa cavallo…) le case saranno, da una parte, sotto il corridoio di atterraggio con gli aerei che lì, in fase di discesa, sono a 100 metri dal suolo a motori che rombano a pieno regime per la frenata, e dall’altra confinanti con la ferrovia FR4-6 su cui passano 80 treni al giorno, in media uno ogni 20’, e che prima o poi sarà ulteriormente potenziata come ferrovia metropolitana.
In ultimo, ma non per importanza, c’è da dire che il collegamento viario dell’ATO R1 sarà con via delle Capannelle su cui è previsto un altro carico urbanistico derivante dalla compensazione di “Casetta mistici” di altri 32.000 mc.. La vecchia strada di campagna ormai intasata dalle urbanizzazioni circostanti di questi anni non regge più. Il traffico a passo d’uomo che vi si svolge nelle ore di punta rende di difficoltosa fruibilità anche l’omonima e preziosa stazione del treno da cui in 12 minuti si arriva a Termini. Ma nessuno mette mano a soluzioni adeguate che pure sono previste (il bypass da via Lucrezia Romana alla Tuscolana), mentre si continua a collocarvi pesi edificatori di notevole impatto.
Questo succede quando non si è in grado di governare il territorio in base a criteri urbanistici rigorosi suscitando false aspettative che poi è difficile contrastare, e si continuano a concepire le aree di agro romano ancora libere, dentro e fuori il GRA, come vuoti residuali da riempire di cemento e non come polmoni verdi ed agricoli da valorizzare. Il costo sociale e ambientale di tali scempi lo paga, ovviamente, la collettività, cioè tutti noi.
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