

Partenza da Santo Spirito in Sassia e sfilata tra Borgo e Prati portando i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi
Un’immagine di forte impatto simbolico per rompersi il silenzio sulle responsabilità dell’industria bellica e sulle tragedie che insanguinano il Medio Oriente.
Nella giornata di oggi, martedì 22 settembre, un centinaio di sacerdoti aderenti al network internazionale “Preti contro il Genocidio” — giunti a Roma da otto Paesi e da diverse regioni italiane — si ritroveranno per dare vita a una mobilitazione pubblica incisiva lungo i viali del centro.
La destinazione finale del corteo sarà il quartier generale di Leonardo Spa, colosso della difesa e delle tecnologie di sicurezza.
L’evento si compone di due momenti distinti: a una prima fase mattutina di confronto a porte chiuse farà seguito, a partire dalle 15:00, la parte pubblica dell’iniziativa, che muoverà con un momento di raccoglimento nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, a Borgo Santo Spirito.

Alle 15:30 prenderà via il corteo a piedi. In testa alla manifestazione, i sacerdoti sorreggeranno un lungo sudario bianco su cui sono stati trascritti i nomi di 300 bambini palestinesi e libanesi rimasti uccisi nelle aree di conflitto anche a seguito delle dichiarazioni formali di cessate il fuoco.
Un gesto pensato per mettere in evidenza l’impatto devastante sui civili e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul dramma che continua a consumarsi nell’area mediorientale.
Il percorso è stato studiato per toccare alcuni dei punti più rappresentativi del quartiere:
Via della Conciliazione e Piazza Pio XII: la prima tappa vedrà il serpentone fermarsi a ridosso del colonnato di San Pietro per un momento di riflessione comune.
Il canto per Taybeh: all’altezza di via di Porta Angelica, i manifestanti intoneranno un brano composto in omaggio alla comunità cisgiordana di Taybeh dal sacerdote e musicista padre Xavier Morlans.
L’attraversamento di Prati: il percorso proseguirà lungo via Cola di Rienzo e incrocerà la scenografica cornice di Piazza Giuseppe Mazzini.
L’intera marcia sarà scandita da cinque soste di meditazione, accompagnate da preghiere e da brevi interventi pronunciati in differenti lingue per ribadire la dimensione sovranazionale della protesta.
Con questa iniziativa, la rete di religiosi intende portare un messaggio di denuncia contro la produzione d’armi e a favore della tutela prioritaria della vita umana nei contesti di guerra.
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