

Nel pomeriggio, mentre si svolgeva la grande manifestazione di protesta contro i tagli allo stato sociale e alla scuola e contro la continuazione della guerra
Sono arrivato a Parigi, da Roma, il pomeriggio di venerdì 16 ottobre, perché il giorno dopo, a Montmartre, avrei dovuto partecipare, in quanto inserito nella lista dei premiati, alla cerimonia del “Prix Hommage a’ Pasolini”, prima edizione di un premio internazionale di letteratura dedicato al nostro grande intellettuale.
Già la mattina del sabato 17 mi sono imbattuto, sul Beaubourg, nelle prime avanguardie studentesche della manifestazione, che confluivano verso il luogo da dove, nel pomeriggio, sarebbe dovuto partire il corteo formato da 500.000 persone.
Alle ore 17,00, dal mio albergo in place de Champerret (non molto distante da place De Gaulle) ho preso la Metro 3 per poi cambiare, a Villiers, con la Metro 2 che mi doveva portare ai piedi della collina di Montmartre, stazione Anvers, per poi cambiare con la Funicolare di Montmartre. Ma 4 fermate di questa Metro 2 (place de Clichy, Pigalle, Anvers, Barbes-Rochechouart) erano già state bloccate dalla polizia.
Pertanto, sceso alla fermata Rome, mi sono trovato, su Boulevard Batignolles, nel bel mezzo della grande manifestazione, pacifica, combattiva, colorata e popolata da giovani e giovanissimi. Nessuno incappucciato da nessuna parte. Nessun “casseur” . Ho percorso, in senso inverso alla direzione dei manifestanti, ma all’interno del corteo, più di un kilometro, senza che abbia visto scontri e devastazioni.
Poi, avendo visto che le strade che dai boulevards salgono a Montmartre erano tutte bloccate da cordoni di poliziotti, ho fatto un lungo giro intorno alla collina ma dalla parte opposta, quella dove sorge il grande cimitero di Montmartre, il cimitero dei poveri e degli operai massacrati durante e dopo la Comune del 1871. Giunto sulla sommità di Montmartre, ho trovato una situazione tranquilla e ho potuto partecipare alla cerimonia di consegna dei premi.
Solo a tarda sera, e durante la cena al ristorante La Mère Catherine, sono sominciate a circolare le notizie sugli scontri e sulle devastazioni.
I miei amici francesi presenti alla cena, che conoscono bene il ruolo di agenti provocatori svolto, da sempre, dai casseurs, reclutati e protetti dalla Questura di Quay des Orfevres, non erano affatto stupiti dell’irruzione dei casseurs nella manifestazione:
“Quando la situazione sociale dei ceti più deboli diventa intollerabile – mi hanno spiegato – e la gente scende in piazza per protestare contro il governo, non c’è niente di meglio, per screditare le proteste e far fallire le manifestazioni, che reclutare questi sicari prezzolati e gettarli nella mischia. Il fine è quello di ècraser le bourgeois (spaventare il buon borghese), in modo tale che i benpensanti reclamino un giro di vite contro le libertà democratiche e, possibilmente, una svolta reazionaria“.
È ciò che è accaduto sabato 17 ottobre 2026 a Parigi.
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