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Ciampi cittadino onorario di Roma

Il riconoscimento gli è stato conferito da Walter Veltroni il 27 settembre

Dal colle del Quirinale al Palazzo Capitolino: questo il tragitto che stamani ha portato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, livornese di nascita, nel piazzale michelangiolesco per ricevere la cittadinanza onoraria di Roma. Ad accoglierlo il sindaco della capitale Walter Veltroni che nell’aula Giulio Cesare ha suggellato il solenne conferimento con la consegna della pergamena contenente le motivazioni dell’onorificenza, votata all’unanimità dal consiglio comunale lo scorso luglio.

Dopo il leader dell’African national congress Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, la guida della comunità ebraica romana Elio Toaff e Papa Giovanni Paolo II, gli ultimi di una lunga serie a partire da Giuseppe Mazzini, così anche Ciampi è dal 27 settembre cittadino romano ad honorem, per il «riconoscimento del costante, prestigioso contributo offerto, nell’esercizio delle sue altissime funzioni, alla vita della città nel suo ruolo di capitale della Repubblica, simbolo della storia e dell’unità d’Italia».

Dopo la resa degli onori militari, affiancato dal segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni, e dall’immancabile signora Franca, Ciampi si è affacciato dal balconcino del Palazzo Senatorio ad ammirare la magnifica vista sul Foro Romano.

Ripercorrendo poi le tappe fondamentali della sua vita che l’hanno visto prima alla guida della Banca d’Italia, poi presidente del Consiglio e successivamente ministro del Tesoro, il Presidente della Repubblica ha sottolineato come la sua “stella polare”, il suo “pensiero dominante” in quella lunga fase fosse «come contribuire al risanamento dell’economia, alla creazione di quelle condizioni di stabilità e di fiducia nella nostra moneta, che avrebbero aperto più sicuri sentieri al progresso del Paese». E tra gli applausi della sala gremita il pensiero vola a quel «giugno 1946 in cui il popolo italiano, tornato alle urne in libertà, ritrovò, pur nel forte confronto tra forze politiche diverse, la sua unità nel quadro della democrazia risorta».

Dalla Costituzione «guida e fondamento delle nostre istituzioni democratiche» all’importanza della concertazione «ancora oggi fonte di ispirazione»: con queste parole Ciampi ha lanciato poi un invito ai responsabili delle istituzioni locali, politiche e sociali a «fare sistema, ad affiancare al vigoroso confronto delle idee la capacità di costruire insieme le condizioni di una vita migliore per tutti».

Prima di proseguire il suo giro per la città e in alcuni luoghi simbolo, come la Sala Operativa Sociale, Villa Paganini per l’intitolazione di un largo a Giorgio Ambrosoli il funzionario della Banca d’Italia ucciso nel 1979 mentre indagava sul crack del Banco Ambrosiano e la Casa del Jazz, il neo cittadino romano si è congedato con una celebre citazione di Papa Wojtyla: «Damose da fà! Volemose bene! Semo romani».

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