

Solo piante rinsecchite sull’urna cinerea dell’intellettuale sardo
Tra via Marmorata e via Zabaglia, proprio dietro il glorioso campo Testaccio, quasi a ridosso delle mura aureliane, c’è il Cimitero acattolico di Roma, più noto come Cimitero degli inglesi. Un posto sconosciuto (o quasi) ai romani e che rappresenta, invece, per gli anglo-americani una meta obbligata. In questa oasi di pace, tra cipressi centenari, cui fa da sfondo suggestivo la Piramide Cestia, sono sepolti personaggi illustri.
Istituito nel 1700, ma aperto ufficialmente con editto di Pio VII nel 1821 (la Chiesa, si sa, proibiva la sepoltura dei non cattolici entro le mura di Roma), il Cimitero accoglie i resti di persone di fede protestante o comunque non-cattolica, in maggioranza visitatori stranieri, senza distinzione di cittadinanza. Successivamente è stata concessa la sepoltura anche di intellettuali italiani, compatibilmente con la disponibilità di uno spazio divenuto sempre più esiguo. Da osservare che la gestione e la custodia del Cimitero sono affidate alle rappresentanze straniere in Italia.
Tra le numerose tombe di personaggi celebri ricordiamo quelle dei poeti inglesi John Keats e Percy Shelley, del poeta americano della beat generation Gregory Corso, dei poeti italiani Dario Bellezza e Amelia Rosselli, dei narratori italiani Carlo Emilio Gadda e Luce d’Eramo, dello scrittore svedese Axel Munte, del pittore russo Karl Briullov, del filosofo marxista Antonio Labriola, dello scienziato Bruno Pontecorvo, dell’attrice inglese Belinda Lee.
Ma anche quella di Antonio Gramsci. Morto nel 1937 e inizialmente sepolto al Verano, le sue ceneri vennero trasferite a Testaccio dopo la fine della guerra. Nella lapide sono incise le semplici parole “Cinera Antonii Gramscii”.
Uno straccetto rosso, come quello/arrotolato al collo dei partigiani/ e, presso l’urna, sul terreno cereo/ diversamente rossi, due gerani…. Questi i versi con cui Pasolini ne ricorda la sepoltura.
Oggi, nella povera e spoglia tomba in stato di quasi abbandono, non c’è più lo straccetto rosso. In compenso ci sono due gerani rinsecchiti che stanno lì da chissà quanto tempo, insieme ad un lurido vasetto rotto e capovolto. Non facciamo commenti. E’ vero che gli eredi politici dell’intellettuale sardo vanno scomparendo, ma l’Unità ci informa ancora di essere il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, o no?
Nel cimitero di Hammamet, sulla tomba di un leader politico italiano il cui partito si è estinto con lui, ci sono fiori freschi tutti i giorni con tanto di personale addetto alla sorveglianza e alla raccolta delle firme dei visitatori. Bisognerà aspettare l’estinzione completa della sinistra storica italiana (niente paura siamo sulla buona strada) perché sulla tomba di Gramsci si ritrovi, magari attraverso un fiore, la memoria perduta?
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.