

Domenica 9 maggio la commemorazione nel parco Collina della Pace, sul terreno confiscato alla banda della Magliana
Domenica 9 maggio il Comitato di Quartiere Casilina 18 ha commemorato il 32 anniversario dell’assassinio Peppino Impastato a cui è stato dedicato nell’VIII Municipio il Parco Collina della Pace, confiscato alla banda della Magliana.
Non ci ero mai entrato prima. Guardandolo dalla Casilina mi sembrava il giardino curato di qualche clinica privata ed invece è tante cose, ma non una proprietà privata. È invece l’esproprio di una delle numerose proprietà immobiliari frutto dei proventi malavitosi della banda della Magliana. Una restituzione alla cittadinanza, così come la legge Rognoni La Torre l’ha promossa e voluta più di venti anni fa e la legge del 1992 l’ha attuata.
In questo bel pomeriggio di sole sono tante le persone e le associazioni che hanno risposto all’invito del Comitato di Quartiere Casilino 18 il cui presidente è Luigi e la mente organizzativa e promotrice è Noris. Ritrovo amici ed amiche della Biblioteca e tutti sono molto preoccupati del suo destino e del suo avvenire. Infatti una contraddittoria telefonata di giovedì scorso di Francesco Antonelli, presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituzione Biblioteche, all’onorevole Ghera, assessore alle periferie ed ai lavori pubblici del Comune di Roma, non sembra aver risolto o magari allontanato il problema. C’è una interrogazione del consigliere di opposizione Dario Nanni del 20 febbraio scorso, ancora rimasta senza risposta.
Il presidente del c.d.a. si trova in grande difficoltà a mediare altri livelli politici, tra Comune e Municipio delle Torri, e a decidere salomonicamente di destinare spazi istituzionalmente incompatibili tra Asl e biblioteca. Il tutto per soddisfare le promesse che il presidente del Municipio delle Torri deve mantenere e riscuotere nei confronti dei suoi elettori. Elettori che sono prevalentemente di Borghesiana ed ai quali la Biblioteca non interessa e non fa comodo. È una logica molto retriva ed egoista, da cortile, e ricorda certe provincialità presenti in altre aree geopolitiche italiane. Provincialità che rifiutano ogni apertura al mondo in nome di una benessere egoistico, conquistato e raggiunto attraverso anche conpromessi e clientele. Non è molto diverso dall’ambiente di Cinnisi dove visse Peppino e nel quale pagò con la vita il suo esempio.
Tra questi, come ricorda Vincenzo Arena nella sua tesi di laurea, trenta giornalisti uccisi dalla mafia e che in questo giorno si sono voluti ricordare insieme a Peppino.
Allora come oggi si richiamano alla coscienza delle persone e degli individui quei valori di responsabilità e solidarietà che fanno la differenza tra una vita sociale attiva e dignitosa, con una amministrazione aperta, progressista ed onesta, ed una vita gretta e mediocre, con una amministrazione incapace di guardare al futuro e disposta ad ogni compromesso pur di esistere.
Una società che chiude le persiane e non vuole sentire gli spari che tolsero la vita al giovane Peppino è una società che considera il proprio piccolo benessere personale come l’unico esistente, l’unico legittimo e l’unico possibile. Ne è lucida e significativa analisi il libricino di Luigi Ciotti “I cristiani e il valore della politica”, Ega edizioni, che Ferdinando, dell’associazione Libera ha voluto donarmi per la Biblioteca. Non è difficile dare a questa società una immagine così meschina e limitata, offesa nella dignità e nella libertà. Basta privarla di tutti quei mezzi che le consentono di espandere la propria coscienza di sé, la propria storia, la dignità della persone, dignità capace di relazionarsi col mondo, di accogliere le differenze e le necessità. Una società paralizzata dai propri limiti, paurosa di perdere le povere cose del mondo che le rendono ragione del proprio misero esistere, una società al tramonto a cui non interessa investire ed impegnarsi per il futuro, una società che ha abbandonato la speranza e confida nella morte per liberarsi dall’angoscia del vivere.
Per fare questo basta togliere tutti quegli spazi, e la Collina della Pace ne è un esempio, che aiutano e permettono la pratica delle relazioni sociali, l’incontro ed il confronto delle realtà di base e la cultura della partecipazione e della democrazia. Basta chiudere una biblioteca, l’unica realtà culturale esistente e presente nel raggio di 15 kmq, basta rimandare alle calende greche l’attuazione del piano di riutilizzo di una struttura come la Collina della Pace che gode di progetti ed attenzioni da parte delle università nazionali ed internazionali e della legge che indirizza e sovvenziona progetti di recupero sociale e culturale delle aree confiscate alla mafia. Era presente infatti anche il progetto del Self Made Urbanity research ( SMU-research)** con l’Università La sapienza, l’Università dello Iaowa, l’Università di Amburgo, l’Università di Tor Vergata per il recupero dei casali ed gli studenti di Ingegneria e dello Smu per la somministrazione di un questionario di indagine ambientale.
Quanti giovani, ragazzi e ragazze, bambini e bambine presenti alla festa, allietata da una divertente performance di Serena e Marco dell’associazione Allegramente. Per non parlare delle numerose bands che hanno voluto testimoniare non solo la loro presenza in questo giorno speciale, ma la loro appartenenza a questo luogo. Tra una musica e l’altra interventi dei bambini delle scuole e saluti delle associazioni. Perché questa collina è nel cuore e nelle coscienze di tutti i cittadini e non solo di Finocchio. Ben lo ricordano l’ex assessore regionale Luigi Nieri ed in nuovo Presidente della Commissione Cultura Antonio Villino che ha dichiarato il suo impegno per la soluzione dei progetti. Una soluzione che aiuterebbe anche la Biblioteca Borghesiana a traslocare in un luogo più confacente ed adeguato ai suoi servizi. Ma prima che il tutto sia completato, e cioè tra non meno di tre anni, la Biblioteca rinnova e riafferma il suo impegno la dove è stata voluta e conseguita negli intenti delle amministrazioni passate e nel gradimento dei cittadini.
Silvio Cinque
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