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Comune di Roma, arrivano i “tagli” agli stipendi dei manager

“Agnelli sacrificali” gli amministratori delle società partecipate come Trambus, Ama, Met.ro, Atac e Zétema

La Giunta capitolina, in attuazione delle disposizioni della legge finanziaria 2007 in materia di contenimento della spesa pubblica, il 23 maggio ha finalmente adottato la delibera che fissa la riduzione dei compensi ai manager delle società partecipate dal Comune. La loro determinazione d’ora in avanti, secondo l’annuncio dell’Amministrazione capitolina, dipenderà da tre criteri fondamentali: rigore, merito, efficienza. Bene. Ma allora – viene da domandarsi – come sono stati determinati fino ad oggi? E c’era bisogno di una legge finanziaria (cioè dell’intervento del governo) per introdurre tali criteri?

Vediamole, in concreto, queste nuove misure. Esse consisteranno in una riduzione media di 30 mila, 40 mila euro annui lordi, vale a dire molto meno dell’intera retribuzione di un “super quadro” dell’Amministrazione comunale con trenta anni di servizio.

Il provvedimento, intanto, non potrà toccare i manager dell’Acea perché la società è quotata in borsa. Per Trambus e Ama, che vantano un fatturato superiore ai 500 milioni di euro, l’indennità per presidente e amministratore delegato prevede una parte fissa che non potrà superare il tetto dei 93.700 euro lordi (pari all’80% della retribuzione del Sindaco) e una parte variabile legata al raggiungimento dei risultati di euro 65.600 lordi. Un totale quindi di 159.300 euro.

Per i manager (meno fortunati) di aziende come Met.ro e Atac, con fatturato annuo tra i 100 e i 500 milioni di euro, l’indennità scenderà a un massimo di 87.866 per la parte fissa e a 52.719 per quella variabile. Totale: 140.000 di euro all’anno.

I manager (decisamente sfortunati) che lavorano in aziende come Zètema, con fatturato annuo inferiore ai 100 milioni di euro, si dovranno accontentare di una parte fissa non superiore agli 82.000 euro e di una variabile pari a 41.000 euro. Totale: 123 mila euro l’anno.

Tra le componenti della parte variabile (la cosiddetta retribuzione di risultato) dovrebbe figurare il raggiungimento degli obiettivi gestionali, vale a dire anche (e soprattutto) il miglioramento della qualità del servizio. Purtroppo, però, a fronte di un premio di risultato sistematicamente pagato, nella percezione degli utenti c’è ancora un servizio qualitativamente scadente (che non riguarda solo i trasporti). I conti, come al solito, non tornano.

Né contribuisce a farli tornare il risparmio previsto dall’alleggerimento (o dalla minore pesantezza) della busta paga dei manager che, si dice con soddisfazione in Campidoglio, oscillerà sui 500 mila euro l’anno. Cifra che appare tuttavia risibile rispetto ai milioni di euro che il Comune di Roma potrebbe risparmiare solo se decidesse di uscire dai consigli d’amministrazione delle società e rivolgesse le sue attenzioni in casa propria. Per verificare, ad esempio (seriamente), se all’interno delle strutture, segnatamente quelle dipartimentali, tutta la pletora di consulenti, dirigenti a tempo determinato, personale “altamente specializzato” (che ormai assomma a centinaia di persone) servano davvero e, nel caso, non siano reperibili tra il personale di ruolo. Che nel frattempo continua ad essere mortificato.

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