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Consumi, le famiglie di Roma e provincia le più indebitate d’Italia

Secondo uno studio della Cgia prestiti per oltre 21 mila euro nel primo trimestre 2007

Cresce l’indebitamento medio della famiglia italiana. Che si tratti di beni mobili, immobili o beni di consumo quotidiani la modalità d’acquisto per la famiglia italiana è una sola: il prestito. E’ quanto risulta da una ricerca dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, la nota Associazione artigiani e piccole imprese, secondo cui il debito medio degli italiani, nel primo trimestre del 2007, ha toccato i 14.800 euro.

A Roma e provincia il tasso d’indebitamento medio, con i suoi 21.148 euro, supera di gran lunga la media nazionale. Segue a ruota  Milano (20.142 euro),  poi Lodi, Trento, Bolzano (tutte intorno ai 19 mila euro).
In Italia, negli ultimi cinque anni, il tasso nazionale è aumentato di oltre l’81%. Certo, niente di paragonabile a quanto sta accadendo negli Usa (al centro di una profonda crisi finanziaria),  dove il debito medio delle famiglie alla fine del 2005 superava gli 84 mila euro.

Un minor carico di “sofferenze” si registra (non è una novità) per le famiglie del sud d’Italia. Qui le percentuali d’indebitamento, stando ai dati della ricerca, sono decisamente più basse. L’ultimo posto della speciale classifica spetta alla provincia di Vibo Valentia con un indebitamento medio per nucleo familiare pari a 6.494 euro, cioè meno della metà della media nazionale. Seguono Benevento, Reggio Calabria, Avellino, Isernia, Enna che non toccano i 7 mila euro di indebitamento.

E ancora al sud, tranne che per le provincie di Napoli, Caserta e Crotone (ai primi posti insieme alle provincie del nord con un aumento che va dal 90 al 100%), la Cgia ha rilevato complessivamente un tasso di crescita più lento. Nella provincia di Potenza, ad esempio, l’incremento è stato del solo 37%.

“Come si vede –  ha precisato Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – le città più indebitate sono quelle in cui si registrano livelli di reddito più alti. Non si può tuttavia escludere – aggiunge – che tra gli “indebitati” figurino anche le fasce sociali più deboli“. Ne siamo convinti.

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