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Cosa sono questi Monti della Caccia le cui compensazioni sono in tutti i municipi?

Una panoramica di dati ed articoli per saperne di più

Premessa: il contenuto che segue è tratto dal sito Infernetto Ridens.

Da una mia domanda osservazione rivolta ad Andrea Schiavone presidente CdQ Infernetto: "certo che poi questi Monti della Caccia me li trovo quasi in tutti i municipi… ma quanto era grande questo terreno che consente di avere tutte queste cubature di compensazione sparse per Roma? Chi ne tiene il conto?
Andrea Schiavone molto gentilmente mi ha suggerito di leggere attentamente una discussione sul Forum dell’Infernetto, avvisandomi che avrei trovato tutte le risposte. Quindi mi sono collegato ad Infernetto Ridens (tutto quello che non vi dicono) e trovando molto interessante il contenuto, qui di seguito lo riporto.

Sandokan la Tigre della Malesia ha iniziato la "discussione" informando che sul sito del Comune di Roma, è comparso il seguente testo:
CITAZIONE
VII COMMISSIONE CONSILIARE PERMANENTE (POLITICHE DEL TERRITORIO)
DATA: Giovedì 12 luglio 2007 ORA: 9,30
LUOGO: Sala Commissioni – Dip.to VI – Via del Turismo, 30
ORDINE DEL GIORNO
1. Esame ed espressione parere prop. 16231/2007. Ratifica dell’adesione del Sindaco all’Accordo di Programma ex art. del D.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 finalizzato alla trasformazione urbanistica dell’ambito di trasformazione integrato I 10 Riserva Verde B, comprendente la compensazione edificatoria di parte del comprensorio E 1 Monti della Caccia, attraverso la rilocalizzazione della relativa volumetria del Comprensorio Riserva verde B, in variante al P.R.G. vigente;
2. Varie ed eventuali.

Quella dei Monti della Caccia è una brutta storia che porterà molti metri cubi qui all’Infernetto.
L’ex comprensorio E1 (espansione con Piani comprensoriali unitari) denominato “Monti della Caccia”, risulta interno al Parco di Decima-Malafede, istituito con D.G.R. Lazio n.29/97. Ora, la destinazione dell’originario comprensorio E1 è stata modificata dalla variante generale “Piano delle Certezze” a zona H2 (agro romano vincolato), e, contestualmente, sono stati inseriti i relativi diritti edificatori da compensare nella tabella 1.1c punto 19, quantificandoli in complessivi mc. 583.820. Con deliberazioni di Giunta Comunale n. 811 del 21 luglio 2000 e n. 333 del 19 maggio 2004 sono stati definiti, in merito a tali compensazioni, sia le modalità che i criteri per le relative procedure attuative. Capito ? Quasi 584 mila metri cubi da distribuire qua e là !
Molte società hanno manifestato l’interesse ad accogliere il trasferimento dei diritti edificatori della società interessate nelle aree di loro proprietà in località urbanisticamente ‘adeguate’ secondo il Nuovo P.R.G. adottato. Poteva esimersi l’Infernetto nel partecipare a questa corsa al metro cubo? Ma è una storia vecchia, ben nota al XIII Muncipio.

Di seguito l’estratto di una delibera Municipale di 2 anni fa:
CITAZIONE
n°45 del 2 settembre
Parere relativo alla proposta di deliberazione n°183/2005 prot. n° 16412. Indirizzi al sindaco ex-art.34 dello Statuto Comunale ai fini della sottoscrizione dell’Accordo di Programma ex-art.34 T.U.E.L. concernente la compensazione edificatoria di parte del comprensorio “E 1 Monti della Caccia” attraverso la rilocalizzazione delle relative volumetrie nel comprensorio Riserva Verde – ATO I/10 ed approvazione del Programma di trasformazione urbanistica dello stesso comprensorio (dec. G.C. n°154 del 22 luglio 2005)

Tor Tre Teste e Morena, si sono già ribellate. Qui invece nessuno dice nulla nè ci fa sapere qualcosa. Il trasferimento di cubature provenienti dal comprensorio Monti della Caccia risolve infatti un problema dell’Amministrazione Comunale consentendo lo snellimento dei tempi burocratici. Ed è per questo che molte delle Società coinvolte in queste compensazioni sono vicinissime al Sindaco di Roma, anche tramite il gruppo Caltagirone. Presto vi darò altre informazioni

http://infernettoridens.forumfree.net/

Melissa Velenosina prosegue: sono contenta che tu abbia aperto questo topic. Vorrei che ci concentrassimo proprio su il problema delle compensazione, che ci riguarderà da vicino e che in confronto ai metri cubi previsti per le 167, dobbiamo preoccuparci proprio di queste. E’ scandaloso quello che sta succendendo. Vi giro questi due articoli de il Giornale e aggiugno il terzo che avevo già postato sul Topic i Padroni di Roma. Sto cercando di indagare in modo diretto, presenziando le commissioni urbanistiche e dei lavori pubblici in Campidoglio e interessando quanti più politici possibile su questo tema. E’ un fatto gravissimo.

Edilizia, la giunta Veltroni fa miracoli
di Pierangelo Maurizio Il Giornale – domenica 15 luglio 2007, 07:00

Miracoli e mattoni. Dopo il caso della Collina Fleming, sempre per «compensazione», il Campidoglio ha consentito a nove società non meglio identificate di spostare 42mila metri cubi inizialmente previsti a Tormarancia, zona inglobata nel Parco dell’Appia antica. Nel trasferimento però i metri cubi sono diventati 200mila. Moltiplicati cinque volte. Il nuovo mega-insediamento è previsto su terreni ex agricoli, tra la Magliana, la Portuense e il Trullo. Prima periferia romana, dove di tutto c’è bisogno meno che di altri mattoni. Tutto comincia a metà degli Anni 90 e dalle epiche battaglie a difesa dell’ambiente su Tormarancia e Malafede (dov’era prevista una lottizzazione di 2 milioni di metri cubi, da cui il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone trarrà linfa vitale per espandersi nel mondo imprenditoriale). A Tormarancia il cemento viene bloccato, a Malafede no. Non si può avere tutto.
Il Piano delle certezze voluto dal sindaco Francesco Rutelli introduce le «compensazioni»: chi s’è visto cancellare il diritto edificatorio nelle aree protette può chiedere di trasferirlo da qualche altra parte. Al gotha dei costruttori romani interessati a Tormarancia (meno Caltagirone) al posto degli iniziali 1,3 milioni di mc ne vengono «compensati» 1,9 milioni. In una sola notte – il 28 marzo 2003 – il consiglio comunale timbra 15 accordi di programma della giunta per complessivi 1 milione 300mila metri cubi appunto. Ne restavano altri 600mila. E qui entrano in gioco le nostre nove società. Tutte insieme a Tormarancia sono proprietarie di un fazzoletto: meno di 3 ettari. Cinque di queste srl hanno indirizzo allo stesso numero di corso Vittorio Emanuele II, amministrate da un’arzilla signora di 73 anni. Niente di illecito, per carità. Possibile però che in Comune, nel dar corso alla «compensazione», nessuno si chieda chi si celi dietro? I bene informati dicono che le nove società farebbero capo a una famiglia di grandi costruttori romani. Ma queste sono illazioni.
Torniamo ai dati di fatto. Una decima società, la Master Engineering srl, è, combinazione, proprietaria di 32 ettari a via delle Vigne. E, combinazione, è disponibile ad accogliere il «titolo edificatorio» delle nostre nove srl. La Master Engineering è lo studio di progettazione che sempre con «accordo di programma», cioè in variante al Prg, ha realizzato il mastodontico centro commerciale di Lunghezza su aree all’uopo acquistate. I terreni di via delle Vigne sono destinati dal vecchio piano regolatore ancora vigente a uso agricolo, anzi ad «Agro romano vincolato» (boschi e vallate). Ma non è un problema. Il nuovo Prg approvato il 20 marzo 2003 (ma non ancora in vigore, tuttora non è adottato) passa l’area da agricola ad «Ambito di trasformazione ordinaria» R 72 (si chiama così): si può costruire, insomma. Significa che il semplice «titolo edificatorio» fa lievitare il valore di un terreno a 250-300 euro per mc: cioè via delle Vigne schizza tra i 50 e i 60 milioni di euro sulla base dei 200mila metri cubi che saranno ottenuti. Come? Nel novembre 2004 i nostri Re Mida offrono gratis al Comune i 2,7 ettari di Tormarancia (comunque inedificabili), e la Master Engineering gli «regala» ben 22 dei 32 ettari: tanto – sostengono i residenti furibondi – sono quella parte di terreni (vallate, fossi e pendii scoscesi) inutilizzabili… In cambio ottengono di compensare 42mila metri cubi originari di Tormarancia con 59mila mc («per lo stesso valore commerciale») e di edificare tutti i 200mila metri cubi previsti nella zona. Gli uffici capitolini approvano il progetto senza fare una piega. Il consiglio comunale, ridotto a passacarte, avalla la convenzione: «Vantaggiosa per l’amministrazione comunale» assicura la delibera del 24 ottobre 2005. Sono 180mila metri cubi residenziali e 20mila mc commerciali. Con un prezzo di vendita a 3mila al metro quadrato – molto per difetto – l’affare messo in moto è di almeno 600 milioni di euro. Per riassumere, due domande sono d’obbligo. A chi fanno capo esattamente le società coinvolte in questo affare? E quando con precisione la Master Engineering è entrata in possesso dei 32 ettari di via delle Vigne? Ce n’è una terza: c’è un consigliere comunale che coltivi questa curiosità?

Edilizia, serve trasparenza
di Pierangelo Maurizio Il Giornale – giovedì 12 luglio 2007, 07:00

Mattoni, tanti mattoni, e trasparenza: sembra sia questo il nodo della politica capitolina. L’ultima perla l’ha pescata l’associazione «Verdi ambiente e società». Dunque, sedici mesi fa il consiglio comunale ha approvato il Regolamento per la partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche, in applicazione del nuovo piano regolatore non ancora adottato. Fuori dalla retorica roboante, si tratta di mettere on line le informazioni sulle decisioni prese dal Campidoglio in tema di edilizia, almeno per rendere meno assordante il silenzio steso sulla materia in questi anni. Non solo; secondo l’associazione il Regolamento non è stato minimamente rispettato. Ma, da marzo 2006, da quando è stato approvato, il Consiglio comunale ha avallato 18 accordi di programma, tra accordi e ratifiche, avviati dalla giunta. Cosa sono? Sono il grimaldello con cui in genere i grandi costruttori e l’amministrazione comunale hanno bypassato in questi anni le norme urbanistiche. Ci si inventa un «interesse pubblico» più o meno reale (un asilo nido, un teatro all’aperto) e in cambio si dà il via libera a costruire, in variante al piano regolatore. Funziona più o meno così. Si riunisce la conferenza dei servizi, con i rappresentanti di Comune, Regione e Provincia (e con giunte omogenee di centrosinistra la cosa viene più facile). L’assessore propone; la giunta delibera; il consiglio comunale – quando i giochi sono ormai fatti – fa da passacarte e detta gli indirizzi al sindaco; Veltroni e Marrazzo firmano. Et voilà: i terreni con destinazione agricola o a verde pubblico diventano oro, preziosissime aree edificabili. Nello stesso arco di tempo, secondo i Vas, i progetti di opere pubbliche approvati dal Comune sono stati 1 (uno). È il nuovo mercato di Ponte Milvio, che operatori e abitanti aspettano da vent’anni. Ma non è certo finita. L’associazione ambientalista ha contato, sempre in questi 16 mesi, altre sei «compensazioni» cui l’aula di Giulio Cesare ha detto sì. Totale: 24 progetti legati a interessi particolari e un’opera pubblica approvati. I progetti compensativi sono una doppia furbata, uno strumento ancora più scellerato dei semplici accordi di programma. Poiché il Piano delle certezze, tanto sbandierato dall’allora sindaco Francesco Rutelli, nel ’98 ha dichiarato inedificabili alcune zone, in attesa del nuovo prg è stata data la possibilità di «compensare» le cubature cancellate spostandole altrove. Dovendo mantenere lo stesso valore commerciale, in questi trasferimenti le cubature generalmente raddoppiano, spesso si triplicano, in alcuni casi quadruplicano, sempre fuori dal prg. Il che è il contrario dell’invito che su queste pagine ha fatto il neo-presidente dell’Acer (l’associazione dei costruttori romani) Giancarlo Cremonesi a «risparmiare territorio», «demolendo e ricostruendo». La parte del leone l’hanno fatta i grandi costruttori, cinque o sei nomi in tutto. Così in genere sono stati avviati i 20 milioni di metri cubi di edilizia privata rivendicati con orgoglio dall’assessore Morassut. Così è accaduto che sia sostanzialmente inutile il nuovo prg, approvato nel 2003 e incredibilmente non ancora adottato.

Italia nostra lancia accuse pesanti al Campidoglio che avrebbe chiesto alla Pisana di facilitare le edificazioni in aree tutelate. Ecco come si potrà costruire nei parchi. La Regione sta per dare il via libera ai Piani paesistici che cancelleranno o attenueranno i vincoli ambientali
di Pierangelo Maurizio il Giornale – martedì 10 luglio 2007, 07:00

Il consiglio regionale del Lazio è pronto a dare il via libera alla colata di cemento, senza precedenti, spalmata in particolare su Roma. Inutili le proteste di quasi tutte le associazioni ambientaliste che accusano Regione e Campidoglio di scarsa trasparenza, sia per le scelte effettuate, sia per il metodo seguito che di fatto non avrebbe permesso a cittadini e associazioni di esaminare la documentazione. Il voto sull’adeguamento dei Piani territoriali paesistici è all’odg da oggi ed è previsto per domani. In pratica vengono accolte le richieste dei Comuni di eliminare o declassare, cioè attenuare, le tutele ambientali previste in precedenza e che intralciano i progetti edilizi. Almeno la metà di questa valanga di richieste viene dal Comune di Roma. Così avranno la strada spianata anche quei progetti finora bloccati dai vincoli e nelle aree più pregiate. Durissima la presa di posizione di Italia Nostra secondo cui la giunta Veltroni ha fatto «proprie inviandole alla Regione con il suo appoggio richieste provenienti da imprese private, che prevedono la possibilità di costruire anche nelle aree protette e nei parchi della città». Dal quartier generale dell’associazione presieduta da Carlo Ripa di Meana il giudizio è netto: «In questa vicenda il più colpevole è il Comune di Roma». In particolare l’assessore all’Urbanistica Roberto Morassut avrebbe chiesto «d’ufficio» alla Regione di eliminare o attenuare i vincoli all’interno del Parco di Vejo, della Marcigliana, nella Valle dei Casali. Il Comune ha anche chiesto e ottenuto la ridefinizione della Riserva del litorale romano. Richieste, accusano gli ambientalisti, mai approvate dal consiglio comunale «che tuttora ignora quanto inviato alla Regione». Insomma Italia Nostra solleva una questione anche di democrazia. «Le richieste della giunta – dice Mirella Belvisi – non hanno coinvolto minimamente il consiglio comunale né tanto meno, ovviamente, le associazioni dei cittadini». Ce n’è anche per Piero Marrazzo. «La Regione ha seguito il pessimo esempio, né il presidente né i suoi assessori hanno convocato le associazioni». In buona sostanza viene rovesciato quello che finora era un principio cardine. Non sono più i piani regolatori e gli accordi votati dai consigli comunali che trovano limiti nelle tutele del paesaggio, ma sono i vincoli ambientali che si devono adeguare ai progetti di edificazione. Un esempio, tra i tanti, è quello della Collina Fleming. Qui nell’unico ettaro e mezzo di verde, già destinato a parco pubblico, al gruppo Parnasi, è stato consentito di trasferire 39mila metri cubi da edificare «per compensazione» da un’altra area. Durante l’istruttoria il Comune non si è accorto che su questo terreno vigevano ben due vincoli, paesistico e paesaggistico, di inedificabilità assoluta. Ora su richiesta del Campidoglio il consiglio regionale «attenua» i vincoli, rendendoli compatibili con le nuove costruzioni. Geniale, o no?

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