

All’Ombra del Colosseo, le personali strofe del comico romano
A volte, quando ci si appresta a seguire uno spettacolo teatrale o cabarettistico, oppure quando si va a vedere un concerto, ci capita di affrontare l’avvenimento con un approccio sbagliato: siamo poco reattivi, magari distratti, non partecipiamo.
L’artista comunica con il pubblico e il pubblico comunica con l’artista, quindi anche il pubblico deve collaborare, ha dei doveri. E questo ruolo attivo che ha ogni spettatore, è stato ricordato dal comico romano Dado nel suo spettacolo del primo settembre per la rassegna all’Ombra del Colosseo.
Infatti, come ha spiegato l’artista di cabaret, soprattutto nei concerti si instaura un feeling tra spettatori e musicista. Al primo accordo di ogni canzone il pubblico già riconosce la melodia e rumoreggia soddisfatto; ad ogni invito del cantante, anche i presenti seguono con il canto il loro idolo sul palco; ma soprattutto, ad ogni concerto c’è sempre una maggiorata che si toglie il reggiseno e corre, sventolandolo, verso il performer per poi gettarglielo addosso.
Anche Dado, nel suo spettacolo, ha preteso la stessa cosa. Si è fatta avanti una volontaria, Gioia, carina ma non proprio maggiorata, una seconda di reggiseno (“Buttala via!”, come ha detto Dado). La scena è stata perfetta; peccato però, che quello sventolato da Gioia non era il suo reggiseno, ma un altro che opportunamente Dado aveva portato con sé. Di conseguenza la simpatica ragazza era rimasta completamente vestita. D’altronde, si trattava di uno spettacolo di cabaret, non di un concerto.
Ma le canzoni ci sono state lo stesso. I testi, naturalmente, by Dado:
«E guardo il mondo da un oblò, m’hanno chiuso dentro la lavatrice… – Quella sua maglietta fina; è la figlia del benzinaio… – Non dici una parola, si gonfiano le lenzuola, hai fatto una puzza ancora… – Ce l’ho grigio giù, ce l’ho grigio su, insomma ce l’ho grigio… – Alice guarda i gatti e i gatti guardano le alici… – Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, uno ha vinto al superenalotto e ha cambiato bare e tutti gli amici… – Pe’ comprà un tavolo ce vonno i soldi, se nun c’hai i soldi ce sta l’Ikea, ma all’Ikea te lo danno a pezzi e lo rimonti a casa tua, con le istruzioni a casa tua, ma le istruzioni so’ in finlandese, e mo’ so proprio tutti c… tui… – Il carrello nun s’apriva e quell’uomo gridava: atterramo cor c… – Inseguendo una libellula su un prato, non te posso di’ su che so’ scivolato… – Chi non lavora non fa l’amore, di conseguenza s’ammazza de … – C’era un ragazzo che come me se massacrava de… – Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa, non è il tulipano; grazie al c… è un campo de grano… – La chiamavano Bocca di Rosa, metteva l’amore, metteva l’amore. La chiamavano Bocca di Rosa metteva la bocca sopra ogni cosa; quando se stanca la chiamano Mano di Rosa… – Marco me l’ha messo e se n’è andato via, ecco i risultati dell’ecografia… – Vorrei incontrarti tra cent’anni, sai quanto puzzerai… – Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei; certi giorni vai dal concessionario e gli dici sta’ macchina fa come c… je pare…».
A raccontarla così sembra che la serata dell’1 settembre sia trascorsa all’insegna della risata e del divertimento. Invece no. Dado ha riportato il clima nella giusta dimensione, seria e anche triste, come si confà quando si racconta la propria infelice storia, piena di opportunità lavorative perse per pura sfortuna.
Sì, perché Dado le ha provate tutte per non fare il comico. Come lui stesso ha confessato:
«Prima di fare questo lavoro io rubavo biciclette. Poi un giorno ho rubato una cyclette e mi hanno preso. È stata una fortuna perché ho messo la testa a partito. Così ho iniziato col fare il benzinaio, ma ho smesso subito perché tutte le sere che tornavo a casa me puzzavano le punte delle dita di benzina. Allora mi sono messo a fare il pescivendolo, però ho smesso perché mi puzzavano le dita di pesce con il retrogusto di benzina. Allora sono andato a lavorare nella redazione del TG4, ma anche lì ho smesso subito perché tutte le sere che tornavo a casa me puzzava la lingua de culo. Poi ho fatto il guardiano allo zoo. Un giorno ho pulito una gabbia della Madonna e anche del lama uomo».
A questo punto in sala il silenzio e qualche sporadica risata. Gran parte del pubblico non ha capito la battuta (e voi che leggete, riuscite a capirla?).
Dado, intuendo l’imbarazzo, dà utili suggerimenti:
«Mi rendo conto che ci sono dei gradi di preparazione differenti. Cerchiamo di unificarli. Se c’è qualcuno che la capisce prima degli altri, la deve spiegare ad alta voce. Va bene?».
Poi, proseguendo nel suo struggente racconto:
«Ho fatto l’uomo che lavora dentro il Gabibbo, finché, un giorno, ho provato a entrare dentro le veline e mi hanno detto: “Mettiti in fila, ci stiamo prima noi”. Ho fatto il pugile, peso mosca. Giravo intorno agli avversari per farli sentire una merda. Poi mi hanno spiegato che il pugilato non è psicologia, ma devi pure mena’. Ho lavorato all’Alitalia, organizzavo scioperi e venivano bene. Ho fatto l’autista, ma non riuscivo ad ingranare. Ho fatto il sarto, ma non avevo la stoffa. Ho fatto l’arrotino, ma non ero tagliato. Ho lavorato in una lavanderia, poi mi sono ritirato. Un periodo ho fatto il rappresentante di nastro adesivo, ma mi sono subito scocciato. Ho lavorato come assaggiatore di fagioli, poi ho mollato. Ho lavorato come porno attore, ma mi sono fatto un culo! Ho lavorato all’Ikea, ma tornavo a casa a pezzi».
Simili storie avrebbero fatto intenerire anche il cuore più aspro. Come si saranno sentite le tante persone che, pur di vedere Dado, sono rimaste in piedi tutto lo spettacolo? E gli spettatori più fortunati, comodamente seduti, non immaginavano certo di ascoltare queste tristi vicende.
E pensare che la serata era cominciata bene. Poi, prima l’illusione di qualche tetta al vento e successivamente le personali vicissitudini dell’artista, hanno riportato il clima in binari di mesta compassione.
Mi guardo intorno e capisco che Dado aveva ragione quando sosteneva che i più non avevano il giusto grado di preparazione. Sia le persone sedute che quelle in piedi erano presi da una isterica crisi di risa.
Un video di Dado tratto da Zelig
http://it.youtube.com/watch?v=n6dGyHNCSFc
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.