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Dal 4 al 12 giugno 2008 l’Ama non garantisce gli straordinari

Malagrotta continua a incamerare rifiuti, l'emergenza bussa anche alle porte della capitale

La produzione incontrollata di tonnellate di rifiuti quasi per nulla differenziati rischia di abbattersi come una bufera anche sulla capitale.
Dal 4 al 12 giugno 2008 l’Ama ha indetto “l’astensione collettiva dal lavoro straordinario, nove giorni in cui saranno garantiti solo i servizi minimi previsti dalla legge e dall’accordo nazionale di settori”. Il disagio sarà maggiore nelle periferie dove i turni di pulizia durante le 24 ore sono 3 e non 4 sostengono gli operatori ecologici che in questi giorni, oltre alle sei ore lavorative previste dal contratto, non effettueranno nessuno straordinario.

Mentre si attendono i risultati delle trattative in Campidoglio tra l’Ama e De Lillo, assessore all’Ambiente, e tra il sindaco Alemanno e il presidente della Regione Marrazzo, la discarica di Malagrotta continua a ricevere spazzatura da interrare, nonostante “l’ordinanza commissariale del 25 luglio del 2007 che fissava il 31 maggio 2008 come termine ultimo per il conferimento dei rifiuti”. Con questo provvedimento si era autorizzato l’abbancamento in altezza di 1 milione e 350 mila tonnellate di rifiuti in numerosi lotti già al collasso e chiusi da tempo sul quale erano state piantate le alberature ora abbattute. A Malagrotta circa 16.000 piante furono falciate per fare spazio al nuovo contenimento degli scarti indifferenziati prodotti dai comuni di Roma, Ciampino, Fiumicino e città del Vaticano.

“La Valle Galeria – sottolinea Fabrizio Santori consigliere comunale di Roma – è un territorio già profondamente deturpato da fenomeni di inquinamento ambientale come la raffineria di petrolio, le cave, gli inceneritori dei rifiuti ospedalieri, oltre alla discarica più grande d’Europa e il costruendo termovalorizzatore tutto questo di fatto sta causando un irresponsabile accanimento contro i cittadini della zona”.

“Migliaia di cittadini da Ponte Galeria a Massimina, da Casal Lumbroso a Piana del sole e da Spallette a Santa Cecilia soffrono un’incertezza e un inquinamento ambientale che non va assolutamente dimenticato, – denunciano i consiglieri del PdL del XVI e del XV Municipio Antonio Aumenta, Marco Giudici e Augusto Santori – non solo non vengono effettuati rilevamenti delle centraline che certifichino l’attuale situazione di inquinamento prodotta dalle installazioni industriali presenti, non sono mai neanche pervenute garanzie della chiusura definitiva della discarica che continua ad allargarsi indiscriminatamente”.

I termovalorizzatori continuano ad essere considerati l’unica soluzione efficace sia dall’amministrazione nazionale che comunale. Dal 1 maggio 2008 la tossicità scientificamente accertata (nulla si crea e nulla si distrugge è uno dei dictat della fisica) degli inceneritori, anche degli ultimi modelli che bruciando rifiuti mettono in circolo energia, è diventata segreto di stato. Grazie all’ ultimissimo atto del governo Prodi – sottolinea Patrizia Gentilini, specialista in Oncologia ed Ematologia dell’Associazione Medici per l’ Ambiente Isde – dal 1° Maggio 2008 in Italia è entrato in vigore il Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che allarga il campo d’applicazione del segreto di Stato, in nome della tutela della sicurezza nazionale, ad una lunga serie di infrastutture critiche tra le quali "gli impianti civili per produzione di energia". Questo significa che i siti per il deposito delle scorie nucleari, nuovi impianti civili per produzione di energia, centrali nucleari, rigassificatori, inceneritori/termovalorizzatori potranno essere coperti da segreto di Stato. Segreto che si estende anche agli iter autorizzativi, di monitoraggio, di costruzione e della logistica di tutta la filiera”.
Batterie, cellulari, prodotti per l’informatica che per ragioni di mercato hanno una durata sempre più breve contengono sostanze altamente inquinanti che non possono certo essere incenerite in quantità industriali. Che fine faranno?

In un quadro di produzione di merci sempre più facilmente deteriorabili e imballaggi sempre più ingombranti, anche la raccolta differenziata sembra un palliattivo, eppure è l’unica strada che può condurre a una responsabilizzazione dei cittadini e, quindi, dei produttori di rifiuti.

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