

Per il risanamento ambientale e igienico sanitario delle zone compromesse da abusivismo edilizio, presentata dai Consiglieri Regionali Carapella, Celli, Di Resta, Moscardelli, Zaratti e Peduzzi
Nella seduta del 28 marzo 2007 il Consiglio Regionale ha approvato la legge per il risanamento ambientale e igienico sanitario delle zone compromesse da abusivismo edilizio, proposta e presentata dai Consiglieri Regionali Carapella, Celli, Di Resta, Moscardelli, Zaratti e Peduzzi.
L’approvazione della legge per la riqualificazione igienico sanitario dei territori compromessi dall’abusivismo, rappresenta uno strumento innovativo ed un passo importante verso il risanamento per una Regione, il Lazio, ai primi posti per le devastazioni provocate dal fenomeno dell’abusivismo.
I dati sull’abusivismo nella nostra Regione sono impressionanti: l’ultimo dato ufficiale, riferito al periodo tra il 1994 e il 2002, stima che sono state costruite 19.800 abitazioni abusive, pari al 5,5% del totale Italia.
La legge mira a realizzare un piano organico di interventi finalizzati al risanamento di aree che hanno bisogno di provvedimenti strutturali per essere pienamente recuperate nel tessuto urbano e per migliorare la qualità della vita dei cittadini che vi risiedono.
La legge, inoltre, individua il primo ambito di intervento che riguarda i comuni di Aprilia, Ardea, Anzio, Nettuno e Pomezia e istituisce un Fondo per il risanamento in cui possano confluire risorse pubbliche specificamente destinate, quote di oneri di urbanizzazione e interventi straordinari in modo da evitare l’episodicità e frammentarietà degli interventi del passato.
L’ambito scelto per il primo intervento, ossia il Litorale che comprende Aprilia, Ardea, Anzio, Nettuno e Pomezia, è un territorio dove è importante ristabilire un circuito fra istituzioni e cittadini, dove è importante ristabilire una nuova cultura della legalità.
Nell’ambito scelto spicca la situazione di Aprilia, una delle prime dieci città del Lazio e la seconda dopo Roma per numero di abusi. Si interviene in un territorio particolarmente colpito dal fenomeno dell’abusivismo, caratterizzato da edificazione diffusa, con densità in genere molto bassa, con tipologie edilizie molto varie. Un territorio in cui mancano quasi completamente le opere di urbanizzazione primaria ed i servizi.
Dovendo realizzare opere di urbanizzazione primaria intercomunali, quali fognature, sistemi di depurazione, reti idrica ed energetica, questa legge consentirà infatti alla nostra regione di iniziare un percorso serio di riqualificazione sistematica di tutte quelle zone finora abbandonate a se stesse.
La legge prevede una cabina di regia per la definizione dei piani di intervento e per l’individuazione delle priorità coordinando così l’iniziativa di tutti i soggetti pubblici e privati che hanno istituzionalmente competenza in materia.
La legge si propone di fare della Regione l’ente sovraordinato che dirige e coordina l’azione di recupero e riqualificazione, mettendo le amministrazioni locali in grado di dialogare con i cittadini. Questo esempio virtuoso di protagonismo dal basso, peraltro ampiamente usato nelle borgate della Capitale, dove il Comune di Roma in accordo con associazioni come l’Unione Borgate ha promosso la realizzazione degli interventi di autorecupero, è stato preso ad esempio dalla legge per far crescere dalle borgate e dai consorzi la voglia di riscatto e di rientro dentro le regole di uno sviluppo urbano ordinato.
Quindi, con questa legge si cerca di dare un impulso significativo al raggiungimento dell’obiettivo quale l’attenzione al tema della qualità della vita delle periferie urbane.
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