

Brevi note intorno al recupero ed al restauro di una pietra “scomoda”
Foto 1 Il risultato del restauro della prima pietra del Villaggio Breda; 2 il recupero delle iscrizioni;
3 la situazione originale della pietra
Quando si parla di restauro generalmente si pensa ad un oggetto, monumento o immobile antico o di una certa vetustà, mai o quasi invece a cose ed oggetti che talvolta non superano neanche il secolo di vita. Eppure almeno nel nostro caso ci siamo trovati a dover affrontare un vero e proprio restauro conservativo (con tempi peraltro limitati) nei riguardi di quella che fu la prima pietra di fondazione della borgata operaia poi denominata Villaggio Breda, oggi tornata visibile dopo 63 anni di oblio e posta su un nuovo basamento realizzato appositamente in piazza Siderea.
Si tratta di un grosso blocco di travertino del peso di 470 chili, provvisto di un’incavo superiore necessario per la prima messa in opera, con superfici sufficientemente rifinite nei tre lati minori. Sulla parete frontale vi appariva scolpita a lettere capitali romane, un’iscrizione oggi in gran parte perduta, con il motivo e la data della sua dedicazione; peraltro documentati, com’era consuetudine, da un vero e proprio servizio fotografico e cinematografico curato dall’Istituto L.U.C.E. (1).
Con la caduta del regime, in un periodo compreso fra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943, la pietra divenne oggetto di sfogo e cancellazione-dannazione della memoria collettiva, come attestato ancora oggi dalle profonde e vibrate scalpellature che ne hanno abraso in gran parte l’originale lettura del testo.
Peccato che, nella foga del momento, l’ignoto (o ignoti) censuratore anziché abradere le parti del testo compromesse, abbia in realtà cancellato per sempre le righe di testo inerenti alla borgata lasciando invece, seppure in parte guastate, quelle legate al sovrano regnante ed all’ex Capo del Governo cosicché oggi vi si legge solo .ITTORIO EMANUELE III RE E IMPERATOR. / BENITO MUSSOLINI DUCE (2).
Non conosciamo i passaggi che tale pietra ebbe nel primo dopoguerra, certa è la sua collocazione già nei primi anni ’50 all’interno dei giardini del civico 2 di via A. Calzoni dove, conosciuta da pochi, è rimasta gelosamente custodita dai suoi abitanti fino ai primi di settembre di questo anno.
Contattato dai signori Nella ed Angelo Della Rocca (a nome e rappresentanza di un gruppo di cittadini) già dai primi di maggio del 2006 abbiamo prontamente accolto (e con piacere) la richiesta per collaborare al recupero di una delle tante memorie storiche di questo territorio, approntando anche un primo bozzetto per il basamento da collocare nella piazza prospiciente la parrocchia.
Conoscevamo dell’esistenza almeno sulla carta di questa pietra per aver casualmente letto qualche anno fà, un breve articolo da un giornale locale (3). Fattore principale che personalmente ci ha portato con soddisfazione alla realizzazione di questa opera è stata comunque la mancanza di qualsiasi riferimento o retroscena dal sapore partitico o politico che avrebbe etichettato e penalizzato il tutto.
Maggiormente ha influito l’operosità e l’aiuto concreto prestato in varie forme e modi diversi da abitanti del quartiere che si sono uniti pur nelle diversità, riconoscendo nel ripristino di questo monumento, non la riabilitazione di un’ideologia, ma quello della ricerca dell’identità storica e sociale.
Tornando brevemente all’opera stessa, bisogna dire che le superfici lapidee, tranne che nella parte frontale non presentavano grossi problemi di conservazione. Il grosso dello sporco presente dovuto alla lunga permanenza nel terreno è stato velocemente asportato con semplici lavaggi ottenuti con una idropulitrice, mentre più lunga e delicata è stata l’asportazione di strati più tenaci di vernici (verde e rossa) mediante diluenti e per una grossa chiazza bitumosa che interessava la parte sinistra dell’iscrizione.
Qui si è dovuto intervenire dopo varie prove ed inutili tentativi di asporto mediante l’uso meccanico di un bisturi, con una lampada cercando nella dovuta misura, di sciogliere gradualmente la grossa e tenace crosta nerastra che in alcuni casi si era infiltrata capillarmente anche all’interno della struttura alveolare del travertino.
Le lettere residue sono state infine campite con uno smalto opaco nero molto diluito e reso in modo (vedo non vedo) che non marcasse eccessivamente il campo patinato ed ormai storicizzato della pietra.
Questo concetto di rispetto dello stato attuale e dei processi storici che l’hanno resa tale ha fatto sì che fosse impensabile (oltre che inattuabile) il ripristino, pur da molti richiesto dell’originaria iscrizione abrasa per damnatio memoriae.
Confidiamo di aver almeno in parte soddisfatto le aspettative degli abitanti della Breda (4) e non ci resta che concludere… “ai posteri l’ardua sentenza!”
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1) Si veda il Cinegiornale L.U.C.E. n.1523 del 27 maggio del 1939 recentemente riproposto dal Regista Antonio Ciavoni nell’opera multimediale (Dvd) Villaggio Breda-La nostra Storia Continua
2) Il testo originale riprodotto nella placca metallica sottostante il nuovo basamento recitava la seguente iscrizione: VITTORIO EMANUELE III RE E IMPERATORE / BENITO MUSSOLINI DUCE / AI LAVORATORI DELL’INDUSTRIA BREDA / PER LA LIETA VITA FAMILIARE / QUESTA BORGATA DESTINA / E INIZIA IL XXVII MAGGIO A. XVII / L’ISTITUTO FASCISTA PER LE CASE POPOLARI DI ROMA.
3) In realtà la prima citazione al riguardo si deve al noto storico della campagna romana e viceparroco della Breda, P. Jean Coste il quale già in un suo dattiloscritto intitolato “Fondazione del Villaggio Breda 27 maggio 1939” (s.d., ma del 1965), alla pag.7 e seguenti scrive della posa e benedizione di questa prima pietra avvenuta alla presenza dei Padri Cappuccini della Parrocchia di S. Felice di Cantalice.
4) Un doveroso e sincero ringraziamento devo per l’aiuto fornito anche ai signori Pietro Morelli, Luigi Salvucci e Alberto Tosti.
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