

Dal 16 al 28 maggio con Francesco Petrosino e Gianluigi Savini, regia Francesco Petrosino
Al Teatro dell’Orologio (via de’ Filippini 17/a – www.teatroorologio.it), Sala Gassman, dal 16 al 28 maggio andrà in scena DELIRIO A DUE di Eugène Ionesco, con Francesco Petrosino e Gianluigi Savini, musiche Valter Conte De Simone e Franco La Sorsa, scene Luciano D’Andreagiovanni, foto di scena Claudia Ferri, regia Francesco Petrosino.
"Delirio a due", capolavoro comico emblema del teatro dell’assurdo di Ionesco, è la denuncia della chiusura e dell’incomunicabilità tra due amanti i quali, preoccupati solo delle loro beghe meschine, non s’accorgono della morte che li circonda. Sullo sfondo il mondo è sconvolto da una guerra civile, fratricida, ma i fatti esterni vengono percepiti solo come comuni elementi di disturbo o quanto meno sentiti come tali e via via trascritti nei termini del più angusto soggettivismo.
I due protagonisti, da anni, si divertono ad umiliarsi, ad insultarsi reciprocamente, chiusi in un gretto egoismo che non risparmia né loro stessi né la realtà sensibile che sembra scivolare loro addosso: senza tregua, senza sosta, senza possibilità di scampo, in un gioco al massacro senza esclusione di colpi.
Il luogo d’azione è una stanza spoglia, senza caratterizzazione personale, tesa a sottolineare l’assoluta mancanza di capacità dei due di lasciare un segno tangibile della loro esistenza e della loro funzione nel mondo. Chiusi tra quattro mura scosse dai tremori delle granate e dai rumori degli spari, i due non smettono di chiedersi se la tartaruga e la lumaca siano o meno lo stesso animale.
La comicità amara che ne fuoriesce rende lo spettatore partecipe del dilemma umano dell’incomunicabilità e della mancanza di interazione totale tra gli uomini offrendo uno spaccato di folle quotidianità di una folle coppia, instancabilmente concentrata sulla violenza verbale. Il dramma assume un carattere attuale ed un significato più specifico dalla scelta degli attori di portare in scena una coppia omosessuale anziché quella originaria, composta da un uomo ed una donna di mezza età, proprio per accentuare la condizione narcisistica e speculare che delinea le due facce di una stessa medaglia.
"Delirio a due" è una sfida avventurosa proprio perché stringe il campo della mancata interagibilità umana nello scontro dialettico ed assurdo, grottesco, carnascialesco tra due uomini persi in vane questioni: la mancanza di contatti con l’esterno incita lo spettatore a farsi domande sulle scheletriche questioni private che trascinano uno stanco rapporto meschino e senza vie di sviluppo o di crescita.
La volontà di animare il dialogo con musiche e intermezzi ballettistici sottolinea fortemente la condizione di anormalità dei protagonisti e la componente irrazionale presenti nel testo di Ionesco, fornendo una lettura dell’opera di estrema attualità e di profonda comprensione della stessa. La "danza delle spade", ripresa dalla tradizione meridionale italiana ed inserita con assoluta novità nel contesto, diventa punto focale per la comprensione della messa in scema: danza della sfida, della morte, della battaglia che incombe tra i due uomini. Lottano e ballano, cambiano mirabilmente abiti mentre la vecchia signora con la falce è già intorno a loro e, probabilmente, dentro di loro.
Francesco Petrosino e Gianluigi Savini interagiscono all’unisono compiendo un lavoro straordinario: quanto perfettamente i loro gesti coincidono tanto i protagonisti incarnati sono lungi dall’afferrare il reale pensiero dell’altro. L’interpretazione di "Delirio a due" diviene così uno strumento di conoscenza dell’uomo, un modo trasversale di guardare l’inadeguatezza dei comportamenti di una coppia borghese di fronte alle tangibili follie umane.
Opera prima alla regia di Francesco Petrosino, non lascia indifferente il fruitore dello spettacolo. Uno dei compiti del teatro è proprio quello di porre domande, di stimolare il ragionamento e la partecipazione attiva, in questo caso puramente riflessiva, dello spettatore: purtroppo non dà nessuna soluzione ai problemi.
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