

Solo in dieci su diciannove hanno risposto all’appello. All’ordine del giorno la questione scottante del decentramento
L’ammutinamento di nove minisindaci su 19 non ha fermato il summit del 25 settembre in via Giulia. L’invito di Giuseppe Lobefaro per discutere di decentramento e problemi comuni, è stato accolto anche se a metà. Il prossima passo sarà la convocazione – “il più possibile imminente”, tuonano dai parlamentini -, della consulta dei municipi da parte del Campidoglio. E agli assenti come Orlando Corsetti (III), Filardi (XVIII), Lazzara (XIX), Lobefaro risponde: “Un vero peccato. Molti hanno pensato che si sia trattato di una corsa contro il Campidoglio, una specie di guerra, ma non è assolutamente così. Io non faccio guerre a nessuno. L’assemblea è solo un buon modo per confrontarsi prima di essere convocati dall’Amministrazione e arrivare quindi in Campidoglio con un filo conduttore comune. Questa città ha bisogno di tutto tranne che di conflitti o polemiche, né tanto meno di sindacati dei presidenti”.
Un’assemblea all’insegna della collaborazione, dunque; niente sfide, niente colpi bassi in senso anti-veltroniano, ma semplicemente una chiacchierata sullo stato del decentramento, “per meglio coordinarci – precisa ancora Lobefaro – e migliorare alcuni aspetti importanti nell’amministrazione di una città così complessa, come carenza di personale e deleghe. Stiamo parlando dei punti salienti di una riforma avviata nel 2000 con Rutelli e che va completata, come si è sempre detto”. Non un’altra devolution, quindi, ma un’attribuzione di poteri speciali adeguati per consentire ad ogni municipio di “esercitare le proprie funzioni e soddisfare le esigenze di tutti i cittadini, evitandone la disaffezione come succede spesso a causa delle file agli sportelli o cose simile”. E all’ordine del giorno anche il nodo critico delle periferie: “Più attenzione alle periferie significa meno pressione sul centro”.
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