Categorie: Teatro
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“Dionisiache” di Barberio Corsetti apre il Festival di Villa Adriana

Tra acrobazie e musica dal vivo rivivono le mitiche imprese di Dioniso in chiave contemporanea

Si sale a lume di candela tra le imponenti rovine della smisurata dimora dell’imperatore Adriano a Tivoli. Nel cuore del sito archeologico, su un palco non meno grandioso, è in scena, dal 21 al 24 giugno 2007, “Dionisiache” lo spettacolo teatrale di Giorgio Barberio Corsetti, una prima assoluta che inaugura il “Festival Internazionale di Villa Adriana”, una manifestazione che, oltre ad altre 4 prime teatrali dal sapore multiculturale, prevede due concerti: Ludovico Einaudi il 5 luglio 2007 e l’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna il 6 luglio 2007.

Narrate nel lungo poema dell’antichità “Le Dionisiache” di Nonno di Panopoli, le mitiche imprese di Dioniso, rilette in chiave contemporanea, lasciano di stucco non solo per la straordinaria freschezza, la sottigliezza psicologica e l’intramontabile attualità con cui il teatro greco da sempre cattura nuovi estimatori, ma per le acrobazie, i balli e i canti di attori, acrobati e alcuni musicisti (si odono assoli di trombone, contrabbasso…) hanno animato le 13 scene dell’opera.
Ecco gli interpreti: Filippo Dini, Biagio Forestieri, Agnès Fustagueras, Marti Soler Gimbernat, Gaia Insegna, Julien Lambert, Gaia Saitta, Federica Santoro, Gaetano Sciortino, Raquel Silva, Pietro Tammaro .

Al di là dell’inevitabile riduzione del testo e la drammaturgia, Giorgio Barberio Corsetti, assieme a Mariano Lucci, ha curato la scenografia: attori e acrobati si arrampicano e precipitano, si lanciano e s’impiccano da scalinate mobili altissime, una palestra per arrampicatori che svanisce se riposta tra le strutture del palco e ricompare come un metallico Olimpo o un’ intrigante lap-dance quando necessario.

Indubbia l’abilità coreografica: scene come la “battaglia nel supermercato” sono esilaranti, nella lotta tra i satiri di Dioniso, oscuri folletti dalle mille risorse, e i vigilanti vola di tutto, spaghetti, pentole, prosciutti e libri in testa, ma quando giunge la morte e il peso della tragedia, l’aria s’incupisce, dilaniata da un dolore insondabile e profondo.

Rimbombano le urla strazianti di Erigone davanti al padre Icario, bastonato e sepolto in fretta dai compagni; la disperazione di Mete per la morte del marito Stafilo esplode in euforica ebbrezza, quando decide di consacrarsi a Dioniso; ma la più fulminante è la sconfitta di Era, moglie di Zeus.

Dioniso indossa un lungo vestito rosso da donna e zatteroni neri e pesanti come moderni coturni, è il figlio bastardo di Zeus che per accedere alle grazie dell’Olimpo deve vincere la guerra contro gli indiani. Il dio dell’ebbrezza ne conserva il segreto in otri rossi, il vino è un dolce nettare che dà l’impulso alla gaia spensieratezza e ai riti orgiastici, alle disinibite passioni e a sregolatezze di ogni genere, al tempo dei greci come ai tempi nostri.

Era, che non può accettare la prova dell’ennesimo tradimento di Zeus con una mortale, architetta un terribile inganno che sospinge Dioniso fin nelle tenebre della follia: il semidio grida e corre in mutande per il palco mentre i suoi satiri vengono derisi e torturati.

Quando il re dell’Olimpo si risveglia dal sonno, sua è l’ultima, insindacabile decisione, Era, piegata nella volontà, è costretta ad allattare Dioniso e ad accettare questo figlio bastardo nell’Olimpo.

Se i copioni delle tragedie greche sono moralmente discutibili, meno lo sono le strutture narrative, impeccabili e dai ritmi incalzanti, possono far scaturire spettacoli tuttora apprezzabili, soprattutto in cornici, come Villa Adriana, che ne risaltano la valenza mitica e lo splendore inalterato nei secoli.

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