

Nell'incontro del 12 giugno del gruppo a.m.a. Il nido del cuculo
“Ruolo del medico di famiglia”. Questo è stato il tema affrontato (altri incontri s’avranno per il resto dell’anno) il 12 giugno 2006 dal gruppo A.M.A. (auto mutuo aiuto) “Il nido del cuculo”, in collaborazione col Centro di Salute Mentale (CSM) di via Casilina.
Cosa c’entrano i medici generici col disagio psichico?
Questo è il punto, che si è voluto porre alla riflessione dei cittadini.
“Purtroppo l’esperienza italiana (salvo l’unica ma significativa eccezione dell’Emilia Romagna), ci dice che tra il medico generico e il centro di salute mentale non c’è dialogo, in particolare nel Lazio”, denuncia con forza il relatore del seminario: dr. Narciso Mostarda, responsabile del CSM.
Il medico di famiglia, infatti, pur rappresentando l’importante filtro preventivo nei confronti dei pazienti con disagio psichico, non ha in Italia le conoscenze di base (ma soprattutto, aggiungiamo noi, la cultura) per affrontare quella patologia. “Non dimostra in genere d’avere perlomeno la volontà d’interfacciarsi con gli esperti del settore”, lamenta ancora il dr. Mostarda.
Il rammarico per la mancanza di dialogo e di condivisione di un medesimo percorso terapeutico tra medici generici e operatori dei centri di salute mentale, a favore dei pazienti con patologie psichiche, pesano infatti come un macigno nella realtà sanitaria. Quali le conseguenze?
Ritardo (a volte fatale) nella diagnosi e nella terapia adeguate, abbandono della cura da parte dei pazienti, scarica barile burocratici, drammi familiari, ecc…
Sono gli stessi medici di famiglia d’altronde a rendersene conto.
Si stima, infatti, che ben il 50% dei loro assistiti chiedono conforto per malattie che hanno un’esclusiva rilevanza psichica, quali: panico, depressioni, fobie, paranoie, disturbi del pensiero, ecc.., per i quali spesso gli utenti sono costretti ad assentarsi dal lavoro o ad allontanarsi dalla vita sociale attiva.
Di fronte a questa diffusa domanda d’aiuto, la medicina generale che fa, dunque?
Non interviene (né vuole intervenire) perché “dice che non le compete, delegando la soluzione del problema alle strutture preposte alla salute mentale”.
Invece, l’hanno sottolineato i partecipanti all’incontro, occorre fare gioco di squadra tra le due branche della medicina.
Al fine di non perdere quel tempo prezioso che si guadagna nel cogliere subito il malessere, grazie anche alla fiducia che solitamente s’instaura tra paziente e medico di famiglia.
Nel Lazio, sulla necessità di mettere in comunicazione medici generici e operatori della sanità psichica, ci sono timidissimi passi avanti. Ma troppo isolati e sporadici.
Ovviamente, lo sappiamo bene, il problema deve necessariamente risolversi a livello di Istituzioni (Regione Lazio), di Università (facoltà di medicina), di Ordine dei medici (coordinamento, deontologia professionale e sviluppo delle carriere).
Intanto, però, qualcosa si può fare. Ad esempio. I partecipanti al convegno si sono impegnati a sensibilizzare tutti i medici di famiglia del territorio coinvolgendoli, con idonei mezzi di contatto e d’opinione, sulla necessità di trovare adeguati (pur parziali) strumenti di dialogo e di condivisione del percorso sanitario.
Prossimo incontro: 3 luglio (ore 16), sala consiliare del sesto municipio. Tema: “Significato e importanza della visita domiciliare”.
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