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Dopo 35 anni tornano le baracche nel Parco degli Acquedotti

Dopo 35 anni, non più meridionali ma extracomunitari. Il copione è però quello descritto da Pasolini e dalla Magnani

Una volta erano aggrappatte agli archi dell’’’Acquedotto Felice’’. Povere catapecchie, di poveri mattoni. Abitate da un popolo di edili, operai saltuari, sottoproletari che vivevano di espedienti, prostitute ed emarginati in genere. Erano gli immigrati di allora, per lo più provenienti dal sud dell’Italia. Pasolini, fra quelle baracche, vi girò uno dei suoi film più belli ‘’Mamma Roma’’ in cui descriveva, con l’interpretazione di un’indimenticabile Anna Magnani, la disperazione di vita di un popolo di diseredati ma non di rassegnati. Aiutati dalle sezioni del Partito comunista e da preti, come don Sardelli, che vivevano tra di loro per fare scuola e dare una speranza, quelle persone lottarono per tutto, anche per i permessi di soggiorno senza i quali, per chi non era cittadino di Roma, si rischiava l’espulsione dalla città con il ‘’foglio di via’’ per il paese di origine imposto dalla polizia. Molti di quei baraccati lavoravano ai cantieri dei nuovi quartieri della periferia, come Don Bosco e Appio Claudio, che venivano su come funghi ingrassando palazzinari e proprietari fondiari. Con i pochi risparmi molti di quei muratori comprarono piccoli lotti di terra a Romanina, Gregna, Morena, Centroni e tirarono su case abusive, le case della domenica perché quello era il solo giorno della settimana in cui erano liberi di lavorarci.

Poi con le lotte per il diritto alla casa quelle baracche sparirono e venne il Parco. Il bene più bello e più grande dal punto di vista ambientale, archeologico e paesaggistico-culturale dell’intero X municipio.
Rimase però una spina di orti abusivi occupati da persone che li coltivavano. Orti innaffiati con l’acqua del fosso dell’’’acqua mariana’’ e del vicino acquedotto.
Da più di un anno quell’acqua è interrotta, non c’è più mentre la ‘’marrana’’ è in secco da molti più anni.
Nel frattempo gli orti sono stati circondati da recinzioni impenetrabili alla vista, come per nascondere non la veduta di coltivazioni utili ancorché abusive, ma attività che è meglio non far scorgere ai numerosi frequentatori del Parco.
La notte questi orti divengono ricovero dei nuovi diseredati, immigrati dal sud e dall’est del mondo che la mattina presto trovi a viale Togliatti fermi ad aspettare il lavoro.
Li abbiamo chiamati per fargli costruire i nuovi quartieri edilizi, volevamo ‘’braccia’’ per lavorare e sono arrivate ‘’persone’’ che hanno bisogno di casa. Non trovandole, questi lavoratori cominciano a popolare parchi e giardini con ricoveri di fortuna.

Come al solito qualcuno ne approfitta e per un fetido posto letto estorce loro centinaia di euro al mese. Magari sono gli stessi che poi gridano alla fermezza e alla severità contro gli immigrati clandestini.

Sta di fatto che nel Parco sono tornate le baracche di 35 anni fa. Gli orti abusivi dovevano essere delocalizzati in un’altra area già da molti anni, ma finora l’amministrazione non ha mosso un dito. Eppure tutti sanno che lì, oggi, vi è un’emergenza sotto molti punti di vista: sanitario, di ordine pubblico, di legalità contro lo sfruttamento abusivo. E secondo dati in attesa di conferma pare che siano circa 600 le persone coinvolte.

Molti cittadini rappresentati dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di quartiere hanno chiesto di mettere fine a questa vergogna. Anche la polizia ha fatto presente al Municipio la delicatezza e la pericolosità della situazione.

Cosa aspettano il Comune e il X municipio per intervenire? Il Parco va restituito ai cittadini e i lavoratori immigrati vanno sottratti al taglieggiamento trovando per loro soluzioni alloggiative civili.

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