

Grande partecipazione dei cittadini alla fiaccolata pacifica dello scorso 14 ottobre. Catarci "Solo l'inizio di una lunga battaglia"
Da piazza Oderico da Pordenone, passando per via San Nemesio, fino a piazza Delle Sette Chiese. Questo il percorso che 2000 persone, fiaccole alla mano, hanno seguito in corteo per manifestare il loro dissenso contro la serie di tagli previsti dal “Piano di riordino della sanità” della Regione Lazio.
La manifestazione, tenutasi il 14 ottobre 2010, promossa dal Municipio Roma XI, ha visto, oltre che del presidente Andrea Catarci promotore dell’iniziativa, la partecipazione con le loro bandiere, anche di Organizzazioni Sindacali, centri sociali anziani, del centro sociale “La Strada”, dei partiti del Centro Sinistra (PD, SeL, Verdi, Federazione della Sinistra) ed anche del Movimento per Roma.
Al motto di “Salviamo la sanità pubblica”, tutti i partecipanti, residenti o semplicemente cittadini, si sono ritrovati a largo Delle Sette Chiese, convinti della bontà della battaglia contro l’indiscriminato taglio di 71 posti letto, e spostamento di reparti vitali dalla struttura ospedaliera del CTO Andrea Alesini.
“Questa iniziativa si lega alle altre numerose battaglie che in questi giorni stanno andando in scena su tutto il territorio regionale contro il Piano di Riordino della rete ospedaliera voluto dalla Polverini” ha commentato il il presidente Catarci, “e per questo il Municipio Roma XI chiederà alla Presidente della Regione Lazio un incontro ufficiale, in cui esporrà la propria contrarietà al taglio di 71 posti letto e alla chiusura di Pronto Soccorso e Unità Spinale del CTO di Garbatella, chiedendo contemporaneamente il ritiro del Piano di riordino nel suo complesso.”
Ancor più forti le critiche sollevate dal coordinatore del Movimento per Roma, presente anch’esso in piazza, Fabrizio Cascapera “Se amministrare vuol dire solo tagliare, non abbiamo nessun bisogno di loro. Cominciassero col tappare le immense falle dalle quali escono milioni e milioni di euro. All’ospedale Padre Pio di Bracciano prima hanno rifatto le sale operatorie spendendo milioni di euro pubblici ed ora vogliono chiuderlo. Il CTO è un ospedale storico, sito in un quartiere popolare e popoloso, non può e non deve esser ne ridimensionato ne chiuso. Il solco fra la politica ed il popolo si allarga sempre di più e questo andazzo ci porterà ad una società dove solamente i più facoltosi potranno curarsi, studiare e vivere degnamente. Non c’è fine alla vergogna”
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