

Messe a punto le iniziative concordate tra Regione Lazio, Comune di Roma e scuole pubbliche
Regione Lazio e Comune di Roma proseguono nel loro sforzo per contrastare il caro scuola. Così, dopo i libri gratis per gli alunni delle elementari, i buoni libro, le borse di studio e il kit scolastico da 19,90 euro (a imitazione delle offerte dei supermercati), ora arrivano i libri in comodato. I testi si prenderanno direttamente in prestito dalla scuola secondo modalità molto semplici. Invece di distribuire i buoni libro alle sole famiglie aventi diritto, gli istituti scolastici che aderiscono all’iniziativa promossa dai due enti pubblici, potranno utilizzarli (previo consenso delle stesse famiglie) per acquistare i libri di testo.
In realtà si tratta di diffondere su più larga scala l’istituto del comodato d’uso, già sperimentato con successo l’anno scorso nelle scuole medie romane “Giovanni Paolo II” (Municipio XIII), “Pio La Torre” (Municipio XIX) e “Paola Sarro” (Municipio XII) e nell’istituto scolastico “Gianni Rodari” di Manziana.
Le famiglie degli alunni sottoscriveranno dei veri e proprio contratti di comodato con l’impegno di restituire la cosa mobile, nelle fattispecie il libro, in buone condizioni alla fine del ciclo degli studi. Nel frattempo, a sostegno dell’idea del prestito, la Regione ha lanciato una campagna dal titolo “Un libro per amico”. Almost perfect dunque, o quasi.
Anche perché al posto dei poveri libri, cui viene paradossalmente esteso il concetto di “precarietà”, una domanda ce la porremmo. Che amico è uno che ci usa e poi ci butta via?
In un paese dove si legge poco o niente e dove il giovane non entra in libreria se non per sbaglio, è compito della scuola (e delle altre istituzioni) educare i ragazzi a considerare in modo giusto il bene-libro e a distinguerlo dai suoi surrogati. Per costruire un rapporto che non sia distaccato, indifferente o asettico. Tutto il contrario di quanto ci si può aspettare da un’iniziativa in cui il rapporto dei giovani alunni con i loro libri di testo rischia di risultare uguale a quello che essi stabiliscono, normalmente, con qualsiasi altro oggetto di consumo. Con l’aggravante di far passare per senso di responsabilità la possibilità di servirsi di un libro senza sciuparlo. Ma un libro, se vogliamo capirlo bene, va “posseduto”. Il che significa leggerlo, rileggerlo, sottolinearlo, spiegazzarlo, sciuparlo appunto. Buttarlo mai. Il libro non è una meteora che viaggia di mano in mano senza farsi conoscere, ma una stella fissa che serve ogni volta a orientare. Non è bene di consumo, solo prezioso investimento.
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