

Intervista ai giovani della band romana, dopo l'uscita del loro ultimo album
Abbiamo avuto il piacere di incontrare i Broken Speakers, poco dopo l’uscita del loro ultimo album. Appaiono ragazzi con talento, determinazione e maturità a dispetto delle molte critiche che piovono sull’arte underground. Ci auguriamo che, insieme a tutti gli artisti underground che pochi conoscono, riescano a costruire un “Underground Railroads” dei tempi moderni.
A pochi giorni dall’uscita del vostro ultimo album, siete soddisfatti dei risultati? A che punto vi sentite della vostra crescita professionale?
"Si, siamo molto soddisfatti! Sia del lavoro (altrimenti non lo avremmo fatto uscire!) che del riscontro ricevuto dal nostro pubblico. Siamo riusciti a proporre un prodotto coerente con il progetto che portiamo avanti, inserendo molte novità sia a livello di sonorità che di testi. Non sappiamo dire a che punto ci sentiamo… per ora ci limitiamo a fare con passione quello che ci piace e i risultati sono sempre più buoni.Nel momento in cui non riusciremo a fare passi in avanti, tireremo delle conclusioni (positive o negative)."
Com’è nata la passione per il Rap?
"Come per tutti… ascoltandolo! Nel nostro background abbiamo l’arte metropolitana dei graffiti, molti amici che ballano la break dance e molte altre esperienze che ci hanno portato a fare rap come fosse un evoluzione abbastanza naturale dei nostri percorsi di vita. "
Tre anni d’esperienze alle spalle come Broken Speakers, un’intensa attività di promozione attraverso live show, dischi e tanto impegno. La passione è riuscita a diventare professione?
"No. Nessuno di noi riesce a guadagnarsi da vivere con la musica e perciò non è professione nel senso stretto del termine ma nonostante questo la viviamo come tale dal primo giorno. Uno dei nostri punti di forza, forse è proprio questo. Abbiamo sempre avuto un’attitudine ed un approccio sicuramente professionale.Riusciamo a gestire con criterio il budget del gruppo che, oramai, ci consente di stampare i dischi e di affrontare le spese correnti senza dover mettere piu un soldo di tasca nostra fortunatamente… Invece di sperperarci queste poche entrate, le reinvestiamo sul nostro progetto. Non è da tutti!"
In Italia il target di riferimento del genere di musica che fate sono giovani d’età compresa tra 12-22 anni circa. Tuttavia riuscite a far arrivare la vostra musica anche a ragazzi più grandi ed adulti, come mai?
"Probabilmente grazie alle tematiche che trattiamo… I nostri testi sono incentrati su stati d’animo e su problemi abbastanza comuni. Ognuno di noi ha avuto esperienze molto difficili… come la maggior parte delle persone purtroppo. Però dai nostri testi traspare la fase successiva: la reazione positiva a tutto questo… in altre parole, fermarsi e dire: ‘Ok, mi è successa questa cosa. Che faccio? Mi piango addosso e m’incazzo col mondo intero oppure mi rimbocco le maniche e provo a tirar fuori qualcosa di buono da quello che mi è successo?’ Diciamo cose che a volte fa bene sentire."
Se qualcuno vi etichettasse come pseudo boy-band cosa rispondereste?
"Tecnicamente lo siamo… Siamo una band e siamo tutti maschi… io toglierei lo pseudo!" (ridono).
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