

Non riesce al cinico scapolo interpretato da Pietro Longhi, di realizzare il macabro progetto: impossibile non intenerirsi davanti all’incredibile Tiziana Foschi
Brillante commedia noir; così la definisce il preciso comunicato stampa del Teatro Manzoni. Ma “È ricca, la sposo, l’ammazzo”, in scena dal 17 aprile al 13 maggio sul palcoscenico di via Monte Zebio, vicino piazza Mazzini, al rione Prati, non è solo una divertente scrittura del genere nero.
La commedia di Mario Scaletta costruisce sulla comicità del macabro progetto del personaggio principale (uccidere la moglie dopo le nozze celebrate per interesse), una cifra recitativa teneramente romantica. Il merito di questo va sicuramente attribuito all’interpretazione di tutti i protagonisti, con in testa una incredibile Tiziana Foschi (ex Premiata Ditta) e un esperto Pietro Longhi. Quest’ultimo, nato in provincia di Rieti, ma a Roma da sempre, è anche direttore artistico del Manzoni e si cala perfettamente nei panni di Cleonzio Pignatelli, un cinico scapolo che per il suo sfrenato amore per il lusso si riduce sul lastrico. L’unica àncora di salvezza potrebbe essere rappresentata da un ben combinato matrimonio con una facoltosa damigella. Cleonzio è esigente e come tutti gli scapoli impenitenti, non rassegnati a perdere il proprio status di single, trova difetti e imperfezioni ad ogni aspirante sposa.
Ma quando si presenta una facoltosa, goffa e distratta entomologa, Ernestina Steinless, Cleonzio non può fare a meno di etichettarla con un eloquente: «È perfetta». Naturalmente perfetta perchè si adatta al suo scopo: con un tipo così sarà più facile per lui, dopo le nozze, organizzare un incidente che gli tolga, in maniera definitiva e senza destare sospetti, il fastidioso incomodo.
Ed è a questo punto che si consuma la trasformazione narrativa prodotta, soprattutto, dalla magistrale interpretazione di Tiziana Foschi. La sua Ernestina, imbranata e svampita, cavalca dolcemente la comicità narrativa facendo nascere, sia in Cleonzio che nel pubblico in sala, una voglia di tenerezze nei suoi confronti. In questi termini tutto volge verso un epilogo romantico. Cleonzio non la vuole più uccidere anzi, sente per lei un sentimento nuovo, un sentimento che non aveva mai provato prima. E quando Ernestina si perde nel bosco, dove era andata alla ricerca di una nuova specie di coccinella, prova una nervosa ansia a lui prima sconosciuta.
Un’ansia che sfocia in amore allorché Ernestina gli rivela che la nuova coccinella da lei scoperta porterà il suo nome, Cleonzio Pignatelli. A quel punto l’ex cinico-scapolo si redime fino ad accettare di lavorare all’Università, conscio del fatto che, dopo, tornerà a casa con gli occhi fuori dalle orbite e con i nervi a pezzi; e sarà tanto stanco da non avere la forza di mangiare e di spogliarsi per poi gettarsi, quale rifiuto organico, in un letto gelido, sperando di prendere sonno il più presto possibile. Ma sempre insieme alla sua Ernestina.
Alla fine a prendere i meritati applausi sul palco, oltre agli altri componenti del cast (Roberto D’Alessandro, Sandra Caruso, Mario Patanè, Cristiana Vaccaio e Tito Manganelli), anche la brava regista Annamaria Papalia.
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