Elogio della parola, canzoni e poema con Amancio Prada e Juan Carlos Mestre

Il 29 aprile presso l'Istituto Latino Americano in piazza Cairoli a Roma

L’Istituto Cervantes di Roma nell’ambito della manifestazione dedicata alla Poesia e Musica nella Cultura Contemporanea, collabora con l’Università di La Sapienza, il Circolo Gianni Bosio, l’IILA (Istituto Italo-Latino Americano), la Casa della Memoria e della Storia il Ministero di Cultura spagnolo, all’organizzazione di ELOGIO DELLA PAROLA con Amancio Prada e Juan Carlos Mestre.

Il 29 aprile presso l’Istituto Latino Americano in piazza Cairoli a Roma, il celebre cantautore spagnolo Amancio Prada e il poeta leonese Juan Carlos Mestre offriranno al pubblico italiano la performance cantata e recitata “Elogio de la Palabra”, spettacolo composto da poesie scritte e interpretate da Juan Carlos Mestre e canzoni composte e interpretate da Amancio Prada su testi tratti dalla tradizione orale spagnola, dai grandi poeti del novecento Juan Ramon Jiménez e Federico García Lorca, nonché dal loro ispiratore cinquecentesco San Juan de la Cruz.

Sul tema:  "El cantar tiene sentido, entendimiento y razón” recita una canzone popolare venezuelana, un polo margariteño che Isabel Parra, la figlia di Violeta, incise in un disco del lontano 1969, ma l’abbinamento fra tradizione popolare e impegno sociale o estetico che coinvolge testi e canzoni, poesia e musica, ha radici molto più antiche. Ci sono molti esempi isolati, emersi spontaneamente, che col tempo sono diventati veri e propri inni. Ma forse i primi lavori decisivi si devono al genio di Federico García Lorca, autore di un disco di canzoni popolari che interpretò insieme a La Argentinita nel 1931, opera emblematica perché una volta restituita all’origine che l’aveva ispirata, servì al popolo per dare voce alla loro protesta, facendo che “Los cuatro muleros” diventassero “Los cuatro generales”. Il destino volle che convergesse in Spagna un’altra esperienza che si sarebbe sviluppata due anni più tardi, in Emsland, dove in uno dei primi campi di concentramento fu creata e interpretata la canzone “Die Moorsoldaten”, con testo di Johann Esser y Wolfgang Langhoff e musica di Rudi Goguel. Il tenore Erns Busch, accompagnato dal coro della battaglione Thaelmann della XI Brigata Internazionale registrò a Barcellona questo tema all’interno del disco “Seis canciones para la democracia” in una versione di Hans Eisler. Un simile parallelismo doveva ripetersi qualche anno dopo, sempre nell’ambito del recupero della musica folklorica, sotto l’egida di Alan Lomax, dove emersero musicisti come The Almanac Singers, nel quale parteciparono Woody Guthrie o Pete Seeger. Fu quest’ultimo a interpretare le canzoni repubblicane della guerra civile spagnola, insieme al coro della Brigata Lincoln. Si tratta di manifestazioni paragonabili per la loro influenza soltanto all’interessantissimo lavoro di Bertolt Brecht e Kurt Weill.

Ma le fonti d’ispirazione popolare si concludono lì. Diceva il musicista catalano Joan Manuel Serrat in una intervista concessa a Alfredo Zitarrosa -cantautore e giornalista uruguaiano- che della musica flamenca gli interessava particolarmente la siguiríya proprio per la sua capacità di permettere il racconto di storie. Questa capacità narrativa verrà raccolta dalle diverse tradizioni epiche e folkloristiche e costituisce, insomma, nella sua modernizzazione, il debito che verso Bob Dylan hanno tanti cantautori moderni, come il nostro Francesco De Gregori o il cubano Silvio Rodríguez.

L’altra faccia della medaglia di questo tema si trova nell’influenza della musica colta sul popolare, aspetto nel quale l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale. Tale circostanza non si verifica soltanto a livello musicale: riguarda anche i testi, le interpretazioni dei nostri classici nella voce del popolo.

La manifestazione si dedicherà alla memoria del cantautore spagnolo Chicho Sánchez Ferlosio, di origine italiana per via materna, autore di un disco registrato pubblicato clandestinamente in Spagna sotto il titolo di Spanska motstandssanger (Canciones de la resistencia española), che influenzò notevolmente la canzone d’autore sudamericana, a partire delle versioni composte dai cileni Rolando Alarcón e dei Quilapayún. Sánchez Ferlosio interpretò a sua volta numerosi poeti di diverse epoche e nazionalità: da Dante a Nicolás Guillén o Agustín García Calvo, oltre a cimentarsi con molti temi tradizionali e folklorici.

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