
Infuriano le polemiche sulla presenza di Franco Califano al concerto per l’8 marzo che dovrebbe svolgersi a Villa Lazzaroni con il patrocinio del Comune di Roma. Dovrebbe, perché il concerto del Califfo, amateur in odore di machismo, soprattutto dopo le recenti esternazioni dello scorso 3 marzo all’Università Roma Tre (“Ho avuto 1700 donne”; “Le donne mi danno del maschilista? Cazzi loro") potrebbe essere un rovinoso flop. C’è infatti in atto una febbrile mobilitazione da parte della cittadinanza del IX Muncipio, con in testa la presidente di origine argentina Susi Fantino, che nello stesso giorno invita a disertare il concerto in favore di una passeggiata contro la violenza sulle donne dalla chiara valenza simbolica, dato che si terrà, dalle 11 al tramonto, al Parco della Caffarella, teatro del recente stupro di San Valentino.
Il mini-sindaco ha già discusso nei giorni scorsi sui modi in cui la notizia è arrivata nel quartiere e tuona contro l’Assessorato alla Cultura del Comune capitolino: « Ci domandiamo, è questa la proposta culturale dell’assessore Croppi? Ancora una volta abbiamo appreso di tutto ciò casualmente e ci siamo svegliati con il Municipio tappezzato (non solo negli spazi dedicati all’affissione) di manifesti. Il tutto senza rispettare regolamenti e buone pratiche di reciprocità tra amministrazione centrale e decentrata». Stupite e sconcertate anche Gemma Azuni e Monica Cirinnà, consigliere comunali rispettivamente di Sinistra Democratica e Pd, che ieri hanno fatto il loro ingresso in Campidoglio agitando i cartelli
Califano, not in my name. «L’iniziativa, a dir poco inopportuna, snatura il significato forte che ha assunto negli anni questo giorno che dovrebbe ricordare a tutto il mondo gli abusi che le donne hanno subito nel corso dei secoli per riuscire a ottenere maggiori conquiste in fatto di dignità, libertà ed emancipazione», ripetono le consigliere.
Tuttavia, se per Mario Siclari, vice capogruppo Pdl al comune di Roma, "è strumentale stigmatizzare la scelta di Franco Califano per l’evento”, la replica dell’assessore Croppi ha assunto toni decisamente più anfibi: "Non ho promosso io l’iniziativa", si difende, sottolineando che "l’amministrazione comunale si è limitata a dare un contributo, ponendo peraltro le clausole abituali per la erogazione del finanziamento". "Tra queste", sottolinea l’assessore, è compresa anche "la sospensione in presenza di affissioni abusive. Sulle modalità di svolgimento della manifestazione – aggiunge – verranno svolte le consuete attività di controllo amministrativo".
Ad accusare il Campidoglio anche il movimento Action, per il quale Califano è un "artista famoso ed apprezzato per i suoi testi e le sue interpretazioni spesso coraggiose, ma anche per avere delle donne un’idea di oggetti rari da collezionare. In un panorama dove stupri e molestie alle donne sono all’ordine del giorno – scrive il gruppo in una nota – una scelta machista ci appare davvero inopportuna e poco felice, fermo restando l’apprezzamento all’artista. Action risponderà anche con una contromanifestazione ospitata alle 11 nella sede di Lucha y Siesta, il collettivo tutto al femminile nato l’8 marzo 2008 dall’esperienza di occupazione dello stabile al Quadraro di proprietà Atac sito in via Lucio Sestio 10, dove al momento risiedono e animano le attività soprattutto giovani madri con i loro bambini originarie del Perù, dell’ Europa dell’ Est o del Marocco; donne che lavorano, nella maggior parte dei casi, come cameriere o badanti ma che non riescono a trovare un alloggio. L’8 marzo Lucha y Siesta festeggerà un anno di occupazione e di iniziative con una giornata di intrattenimento con musica popolare e giochi per bambini, il tutto organizzato da movimento di lotta per il diritto alla casa Action A.
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