

Oltre cento sigle laiche e cattoliche in corteo da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo per salario, sanità e Costituzione. In piazza Schlein e Conte
Un fiume umano fatto di tute blu, precari con lo zaino in spalla, studenti e pensionati ha travolto il centro della Capitale, trasformando un sabato d’autunno in un ring di rivendicazione sociale contro le scelte economiche dell’esecutivo.
È la risposta di massa de “La via maestra”, il maxi-corteo promosso dalla Cgil assieme a un cartello di oltre cento sigle della società civile laica e cattolica, scese in strada per reclamare un Paese rigorosamente ancorato ai principi della Carta del 1948.
Dietro lo striscione d’apertura che recita come un manifesto programmatico — “Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione” — un serpentone colorato dai vessilli del sindacato, ma punteggiato anche dalle bandiere della Pace, dai colori della Palestina e dalle insegne cubane, si è snodato da Piazza della Repubblica fino ad allagare l’esedra di Piazza del Popolo.
A presidiare i bordi del corteo non sono mancati i vertici dell’opposizione parlamentare, con Elly Schlein per il Nazareno e Giuseppe Conte per il M5S, lesti a cercare sponda in una piazza rovente.
Dal cuore della marcia, le raffiche di domande dei cronisti si sono concentrate sull’eventuale proclamazione di uno sciopero generale e sulla tentazione di trasformare il sindacato nel perno di un’alleanza politica d’alternativa. Risposte secche, nello stile ruvido e diretto che contraddistingue Maurizio Landini:
Sulla minaccia dello sciopero generale: “Questo lo sentirete scandito chiaramente dal microfono del palco”, ha risposto sornione il leader di Corso d’Italia, lasciando intendere che la mobilitazione sia solo al primo capitolo.
Sulla sponda ai partiti dell’opposizione: Landini ha respinto con decisione qualsiasi etichetta di collateralismo elettorale:
«Noi non siamo scesi in piazza per far da stampella a una fazione politica o per inventarci un cartello elettorale. Abbiamo l’ambizione assai più alta di dare voce a quell’Italia invisibile che ogni mattina si alza e con il proprio lavoro tiene in piedi questo Paese. Mi interessa capire se gli stipendi saliranno, se la sanità pubblica tornerà a funzionare tagliando le liste d’attesa e se i nostri giovani smetteranno di scappare all’estero. Chi condivide queste battaglie si adegui, noi non parliamo a una parte sola».
Il segretario generale della Cgil ha colto l’occasione della diretta tv per disinnescare sul nascere anche le polemiche giornalistiche e di palazzo emerse di recente in merito ai contributi economici garantiti dalla confederazione ai collettivi universitari e alle sigle degli studenti:
Un sostegno lungo vent’anni: Landini ha rivendicato con orgoglio la linea finanziaria del sindacato, ricordando che “sono ormai due decenni che la Cgil eroga risorse trasparenti per sostenere i giovani che scelgono liberamente di strutturarsi in forma sindacale negli atenei”.
Poste di bilancio alla luce del sole: Nessun mistero o fondo nero: “È una voce talmente pubblica da figurare chiaramente in ogni nostro rendiconto contabile approvato. Parliamo di risorse che appartengono di diritto ai nostri tesserati e che usiamo per tutelare il futuro delle nuove generazioni”.
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