

Mancano risposte per le domande abitative di precari e giovani coppie
Nel corso delle ultime settimane si è discusso molto a proposito dell’emergenza casa nelle città italiane, e dell’eventualità di costruire ulteriori immobili da destinare alle famiglie che si trovano in condizioni abitative disagevoli. L’emergenza casa infatti costituisce da decenni uno dei problemi più importanti, e di più difficile soluzione, dei grandi agglomerati urbani.
Cerchiamo allora di rivolgere uno sguardo analitico, che scavalchi le sterili diatribe politiche provenienti da entrambi gli schieramenti, ai dati relativi alla situazione immobiliare capitolina.
Nella delibera sulle politiche abitative e sull’emergenza abitativa nell’area comunale romana approvata dal Campidoglio sono contenute le proposte dell’amministrazione per rispondere all’emergenza abitativa. Secondo il documento le cause dell’emergenza abitativa sarebbero: “il mancato funzionamento della legislazione nazionale sugli affitti, l’ingresso consistente di nuovi poveri, la diminuzione generale del reddito delle famiglie, la crescita esponenziale dei valori immobiliari e conseguentemente degli affitti, la progressiva scomparsa delle case degli enti previdenziali destinati all’affitto”.
Ma, nonostante queste conclusioni, non possiamo non ricordare come per l’edilizia romana gli ultimi anni siano stati piuttosto prolifici: i dati parlano di 7.288 abitazioni completate tra il 1998 e il 2002, una media di 1.500 alloggi l’anno. Dal 1999 al 2004 si è registrata una crescita costante in tutti i rami del settore: l’edilizia abitativa, quella non residenziale, le opere pubbliche. Il mercato delle costruzioni ha funzionato bene, tanto da sostenere l’economia della capitale, che si è diversificata, ma trova ancora le sue fonti di finanziamento principali nel settore immobiliare, tradizionalmente forte.
Contemporaneamente anche il mercato dell’affitto ha fatto registrare una grande vivacità, con un saldo assolutamente in attivo per gli affittuari, visto che i canoni sono aumentati mediamente del 91%, mentre nelle altre grandi città siamo attorno all’85%.
Date queste premesse appare incredibile dover costatare che in questi stessi anni sia cresciuto il fabbisogno abitativo rimasto insoddisfatto, e si stia trasformato in un’emergenza sociale. Attualmente a Roma ci sono circa 100.000 persone interessate, seppure in maniere differenti, dall’emergenza abitativa. Sono aumentati i proprietari di case, ma anche le famiglie senzatetto, che sono oltre 3.000.
Come per altre problematiche Roma sembra riproporre anche in questo caso il suo volto più contraddittorio, da un lato si è verificata la rincorsa alla proprietà, dall’altro per molte persone il canone di affitto è divenuto insostenibile. Nel 2004, il canone medio per un alloggio di 75 mq era di 1.075 euro.
Molti nuclei familiari, specialmente quelli composti da persone con contratti a tempo determinato, non riescono a sostenere affitti come quelli proposti in città e si spostano nei Comuni limitrofi, per cercare di risparmiare. Comuni come Ardea, Guidonia, Tivoli, Settebagni, e la zona dei “castelli romani”, hanno registrato tassi di crescita della popolazione vicini al 40%. A confermare questa dinamica è lo stesso Comune di Roma che ha preferito comprare alloggi per l’affitto sociale nei comuni di Lavinio, di Anzio, di Pomezia.
Il mercato edilizio insomma sembra soddisfare solamente la domanda prevalente, quella della casa in proprietà, e scarta non solo i fabbisogni delle fasce sociali più deboli, ma anche quelli della classe media e di tutti quei soggetti che articolano la domanda abitativa (persone/famiglia, precari, giovani coppie).
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