

Non è solo un problema del III Mondo. Il diritto all’acqua è diritto alla vita. Desertificazione preoccupante in Italia
Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 22 marzo “Giornata dell’acqua” per sensibilizzare i governi e i cittadini alle gravi problematiche relative alla scarsità d’acqua nel nostro pianeta.
Molte le iniziative che si sono svolte a Roma in questa occasione, come all’Accademia Nazionale dei Lincei dove è stato organizzato il convegno “Le condizioni dei fiumi italiani” presso Palazzo Corsini (via della Lungara 10). Il Municipio Roma XI, con la partecipazione dell’Assessore Ambiente e cooperazione, Angelo Monelli, ha dato vita al forum “Senza l’acqua che vita è?” presso il Liceo Scientifico Statale “Primo Levi” (via Morandini 64, zona Vigna Murata). Legambiente ha organizzato il convegno “Acqua: Bene Comune patrimonio dell’Umanità presso il Chiostro della Facoltà di Ingegneria della Sapienza (via Eudossiana 18).
I dati forniti dalle Nazioni Unite sono impressionanti: 1,3 miliardi di persone non hanno un accesso sicuro all’acqua potabile, 2,5 miliardi non possiedono sufficienti servizi igienici, e 5 milioni, principalmente donne e bambini, muoiono ogni anno per malattie relative alla qualità dell’acqua.
Le stime per il futuro sono ancora peggiori si calcola che, se le cose non cambieranno, se non ci sarà una presa di coscienza forte da parte dei governi per risolvere il problema, nel 2020 su una popolazione di 6 miliardi di abitanti saranno addirittura 3 i miliardi di persone che non avranno possibilità di accesso all’acqua potabile. Il problema riguarda principalmente il sud del mondo.
L’organizzazione mondiale della sanità ha fissato a 50 litri la dotazione minima d’acqua per vivere, eppure un africano fortunato di una regione rurale subsahariana ne consuma meno di 20.
Il 40% della popolazione umana (2,5 miliardi di individui) vive in condizioni igieniche impossibili.
La situazione è preoccupante e non solo per i paesi africani, il problema dell’acceso all’acqua sta diventando una questione nevralgica anche nei paesi occidentali.
In Occidente il problema dell’acqua dipende dalla cattiva gestione che se ne fa.
Facciamo il caso eclatante dell’Italia. Siamo il paese dell’Unione Europea con il più alto livello di consumo d’acqua eppure un terzo degli italiani non ha un accesso regolare e sufficiente all’acqua potabile, soprattutto al sud.
Ciò è dovuto in grossa parte ad un sistema di condutture “colabrodo” vecchio ed in pessime condizioni che fa sì che il 27% dell’acqua immessa vada perduto.
Inoltre in Italia sono interessati al processo di desertificazione 16.100 chilometri quadrati di territorio pari al 5,35% dell’intero territorio nazionale, la sola Sicilia assiste addirittura all’inaridimento del 36,6% del suo territorio e secondo l’Arpa Emilia Romagna il 22% del suolo della Pianura Padana è desertificato.
Il problema dell’acqua è un problema di tutti, non la disperazione di pochi, l’accesso all’acqua è un diritto umano universale ed è uno dei più importanti, il destino per le persone che non hanno accesso all’acqua potabile ha un solo nome: morte. Il diritto all’acqua è diritto alla vita.
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