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Giovane disabile sventa furto sull’autobus

La riflessione del giovane giornalista presente sul bus, al "suo" Abitarearoma

Mi chiamo Marco Cappeddu. Secondo i media, sono il "salvatore" dell’ "eroe", Gianluigi, ragazzo disabile che sabato 6 gennaio ha sventato con coraggio un tentativo di borseggio su un autobus di linea nel centro storico di Roma, incappando nella reazione violenta e negli insulti del borseggiatore.
E’ con piacere che affido la mia riflessione ad Abitare A, giornale sempre attento a quello che succede nel territorio, sempre schierato dalla parte dei cittadini, in particolar modo quelli più deboli.
Non vuole, la mia, essere una cronaca, già abbondantemente raccontata dagli altri organi di informazione.
Desidero qui soffermarmi per esprimere il mio stato d’animo e i miei pensieri, dopo l’accaduto e mentre sono in corso le indagini per assicurare alla giustizia i malviventi autori dello spregevole gesto.
Che dire? Anzitutto, e lo dico sinceramente, che il gesto nobile non è stato il mio – ho fatto semplicemente il mio dovere di cittadino e di giornalista – bensì quello di Gianluigi.
Si, il merito va tutto a lui, che ha scoraggiato i borseggiatori, mettendo a rischio la propria incolumità fisica.
Non vedo l’ora di rincontrarlo, sono io ad essere grato a lui, perché con il suo gesto, con la sua simpatia, con la sua semplice generosità ha toccato il mio cuore.
Dirò di più, senza alcuna retorica: Gianluigi non è un disabile. Quanto è brutta questa parola. Gianlugi è un ragazzo, un angelo, un amico.
Basta con le smancerie, gli dirò il mio grazie se avrò la possibilità di incontrarlo dal vivo.

Unica piccola nota dolente, unica provocazione: se non fossi stato un giornalista? Chissà quante di queste angherie e di questi abusi rimangono ogni giorno senza giustizia. Certo, la so, la sovraesposizione mediatica è sempre sbagliata, può sempre produrre ingigantimenti e distorsioni, ma troppe situazioni di questi tipo cadono nel vuoto e rimangono nell’ombra.
Ci tengo, prima di concludere questa mia piccola spontanea riflessione, a diradare alcuni dubbi e sdrammatizzare alcune polemiche.
Io non giudico nessuno, nè i passeggeri che non sono intervenuti, nè il conducente dell’autobus.
A chiunque può capitare di aver paura, a chiunque può capitare di non saper gestire al meglio una situazione d’emergenza.
Se sono state commesse infrazioni, queste dovranno essere accertate dalle autorità competenti e non dalla gogna mediatica o dal giudizio sommario dell’opinione pubblica.
E se infrazioni ci sono state, auspico che vengano perdonate e che semplicemente non si ripetano più.
L’importante, comunque, è che ognuno si senta libero e a posto con la propria coscienza e che si limiti a dire la verità, senza ulteriore paura.
Io mi sono limitato a raccontare la dinamica oggettiva dei fatti, e sono stato contento di farlo, a parte che con i mass-media, soprattutto con l’Arma dei Carabinieri.
Ai militari dell’Arma del Nucleo operativo e della Compagnia di Roma Centro, in particolar modo al maggiore Giancarlo Pintore, va tutta la mia riconoscenza, non solo per la loro efficiente professionalità, ma anche per la loro umanità.
Io spero di uscire di scena al più presto. Si prenda solamente esempio dal bel gesto di Gianluigi.

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