

Angoscia, timore del giudizio e paura di non essere capiti. I sentimenti dei ragazzi trasposti sul palco di Trastevere
Tre maschere appaiono lentamente dal buio, si alzano da letti posti parallelamente sul palco, e si destano dal sonno. Dietro di loro si intravedono tre volti di ragazzini. Le maschere tornano giù, tornano ai propri incubi. E rientrano nei loro mondi disegnati dalle paure esistenziali legate alla crescita: da bambini ad adolescenti. “Incubi” è una trasposizione teatrale di un’inchiesta sulla paura e sull’incubo condotta in alcune scuole medie di Roma ed è un prodotto artistico decisamente di spessore.
In scena dal 21 febbraio al 3 marzo al Teatro Le Maschere di Trastevere (via A.Saliceti 1/3, www.teatrolemaschere.it), messo in scena dalla compagnia Teatro delle Apparizioni e scritto e diretto da Fabrizio Pallara, la rappresentazione teatrale disegna una dimensione misteriosa che affascina e rapisce lo spettatore di ogni età, che si trova a vivere in prima persona, da vicino e in modo del tutto reale le paure che agitano ragazzi e ragazze nella fase pre-adolescenziale.
In “Incubi” prendono forma la paura di perdersi senza trovare la giusta strada, i primi indefiniti innamoramenti, la visione della propria madre che appare con sembianze diverse, l’angoscia del giudizio altrui, in special modo dei propri professori, la barriera comunicativa che cala, insormontabile, tra figli e genitori, incapaci quest’ultimi di seguire i turbamenti dei propri figli, e incapaci invece i primi di spiegare se stessi ai propri genitori. E ancora, l’importanza di avere figure sane di riferimento durante la propria crescita, che sappiano guidare con amore chi ha bisogno del sostegno altrui, la voglia e insieme la paura di trasgredire, di fare i grandi, bevendo, fumando e ballando.
I protagonisti (Paola Calogero, Valerio Miglioni e Maria Zamponi) corrono, si scontrano, incontrano se stessi e altre figure indistinte nel buio del proprio io e in mondi onirici, sospesi tra i loro vissuti e le loro proiezioni. Le stanze di queste diverse dimensioni sembrano non avere divisioni, si trasformano, si aprono e si chiudono improvvisamente, sprofondano nel silenzio e nel buoi, si animano senza soluzione di continuità tra luci abbaglianti e bagliori soffusi. Un susseguirsi di stati d’animo puri, così aderenti al reale, ma nello stesso tempo impressionanti, emozionanti.
Tutto questo (e tanto altro difficilmente verbalizzabile) è “Incubi”, una vera e propria esperienza sensoriale e visiva, gravida com’è di giochi di luci e ombre, dell’alternarsi di suoni, versi, lamenti: espressioni sempre puntuali di quanto gli occhi e la mente vivono davanti al palco, momenti che trascinano lo spettatore al posto di quei ragazzi, che avevamo dimenticato, che siamo tutti stati.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.