

Dove sono finite circa 30.000 abitazioni ed oltre 186.000 cittadini?
Quanto pubblicato il 4 agosto dal settimanale Economy lascia davvero sconcertati. Sulla base dei dati Istat del censimento della popolazione e delle abitazioni, la popolazione residente nel Comune di Roma che nel 1991 era risultata pari a 2.733.416 (al netto della ex XIV circoscrizione, divenuta nel frattempo Comune di Fiumicino), ad ottobre 2001 è risultata pari a 2.546.804.
Una vera migrazione di massa che con un articolato e documentato studio (disponibile sul sito www.usirdbricerca.it) basato rigorosamente su dati Istat viene contestata da Usi/RdB, uno dei maggiori sindacati della ricerca, secondo il quale i dati non solo non concordano con quelli dell’anagrafe capitolina, ma sono palesemente sbagliati.
“A fronte di una così consistente diminuzione – sostiene il sindacato – si sarebbe dovuto registrare, ad esempio, un sostanziale miglioramento del traffico cittadino, una minore richiesta di servizi sanitari con conseguente accorciamento dei tempi di prenotazione delle prestazioni specialistiche, una minore necessità di aule scolastiche e di insegnanti, e così via. Insomma, si sarebbe dovuta percepire una decongestione generalizzata della città. Ma tutto questo non è avvenuto ed è difficile dimostrare il contrario”. Per USI/RdB, “Un primo segnale che qualcosa non fosse andato per il verso giusto si è avuto a febbraio del 2005 allorquando è apparso su un noto quotidiano romano un articolo che evidenziava l’incoerenza tra i dati censuari e le risultanze anagrafiche. Il numero, secondo quanto riportato, rappresentava la risultante tra 369.000 cittadini presenti in anagrafe ma non censiti e 94.000 individui censiti ma non presenti in anagrafe. L’assessore capitolino alla Semplificazione Mariella Gramaglia, ha attribuito la discordanza a due cause: il Comune di Roma, che dal 1961 non ha più effettuato il confronto censimento-anagrafe; i residenti stranieri che hanno abbandonato la città per rientrare nel loro Paese di origine senza notificare il cambio di residenza. A nessuno sembra essere venuto in mente che il buco potesse essere proprio nel dato censuario. Eppure, non occorre una preparazione statistica raffinata per confrontare i dati del 2001 con quelli del censimento precedente. Ma evidentemente a nessuno tra responsabili, esperti e addetti ai lavori è venuto in mente di effettuare una verifica così banale”.
Rispetto alle principali suddivisioni toponomastiche della città (tavola 6 allegata allo studio) si nota uno spopolamento di dimensioni bibliche del centro, mentre continua a crescere la periferia.
I rioni perdono 30.592 residenti, avendo tutti un saldo negativo ad eccezione del rione Pigna che segna una crescita di 1.038 unità. Scomparsi 5.285 residenti all’Esquilino, 4.832 in Prati, 3.353 nel rione Monti e 2.493 a Trastevere.
Tra i quartieri che in complesso perdono ben 225.924 residenti, forti flessioni si registrano nei quartieri Portuense (-20.535 unità), Tuscolano (-20.466 unità), Gianicolense (-19.605 unità), Prenestino-Labicano (-18.687 unità), Ostiense (-14.817 unità), Trionfale (-13.772), Appio-Latino (-13.195 unità) e Trieste (-12.657 unità). In crescita solo S. Basilio (+5.616 unità), Ponte Mammolo (+1.126 unità), Ardeatino (+809 unità) e Lido di Castel Fusano (+96 unità).
Anche i suburbi registrano una flessione di 3.812 unità, con l’unica eccezione del Trionfale che cresce di 2.663 unità.
Le zone periferiche di Roma hanno visto crescere la popolazione residente tra il 1991 ed il 2001 di 73.410 unità. Gli aumenti più consistenti sono al Torrino (+10.784 unità), Settecamini (+7.721 unità), Borghesiana (+5.976 unità), Acilia Sud (+4.339 unità), Lunghezza (+4.193 unità) e Castel Fusano (+4.063 unità). In controtendenza le diminuzioni a Val Melaina (-5.274 unità), Fonte Ostiense (-1.741 unità) e Torre Spaccata (-1.601 unità).
Ma, ad essersi ridotta nella capitale non è soltanto la popolazione, ma anche il numero delle abitazioni. In 12 Municipi su 19 il numero di abitazioni censite nel 2001 fa registrare una flessione rispetto al 1991. Tutti i Municipi, ad eccezione del IV e del X, per i quali è stata riscontrata una diminuzione della popolazione residente hanno anche un minor numero di abitazioni. Al centro della città si registrano le diminuzioni più consistenti: Municipio I (-9.111 unità), Municipio II (-7.334 unità), III Municipio (-3.755 unità), XVII Municipio (-4.948 unità). Particolare risulta essere anche la situazione del IX Municipio dove è stata registrata una flessione di 5.861 unità abitative. Anche se in alcuni casi, soprattutto nelle zone centrali della città, può essersi verificato un cambio di destinazione d’uso dell’appartamento o dell’intero fabbricato, il calo sembra essere così evidente da non poter essere giustificato. In crescita di 5.875 unità le abitazioni dell’VIII municipio, che ha fatto anche registrare un consistente aumento della popolazione. Il risultato finale è che rispetto al 1991, mancherebbero all’appello oltre 28.000 abitazioni, mentre, le abitazioni edificate fino al 1971, sarebbero addirittura 55.000 in meno rispetto a quelle censite nel 1991.
Per USI/RdB-Ricerca, questi dati dimostrano in maniera inequivocabile che il XIV Censimento della popolazione e delle abitazioni svoltosi il 21 ottobre del 2001 nella città di Roma, ha prodotto risultati completamente inattendibili, frutto di una disorganizzazione generalizzata che non ha risparmiato alcuna fase dell’indagine.
Tali risultati, se confermati, andrebbero ad alterare non solo i collegi elettorali, privando il Lazio di 2 deputati e un senatore, ma rappresenterebbero un ostacolo per la programmazione e la realizzazione di una seria politica sociale, economica, sanitaria ed educativa. Senza i numeri di base qualsiasi iniziativa di sviluppo urbanistico o di monitoraggio dell’edilizia abitativa è destinata a fallire.
Singolare poi la diminuzione di 234.136 unità di individui in età lavorativa censiti nella capitale (in controtendenza rispetto al resto d’Italia) che nei giorni scorsi ha fatto gridare più d’uno ad un improbabile “miracolo” occupazionale, frutto invece di distorsioni strutturali provocate dai dati censuari.
Per non parlare, poi, dei minori contributi statali conseguenti alla minore popolazione “accertata” con il censimento, che per la Regione Lazio sarebbero circa 150 mln di euro annui e per il Comune di Roma di circa 54 mln.
E’ indispensabile e urgente che, al più preso, il Sindaco e l’Assessore competente chiariscano, al Consiglio comunale oltre che alla intera città se i dati censuari diffusi dall’Istat sono stati verificati dai competenti uffici comunali ed in caso contrario, quali idonee iniziative intendano mettere a punto al più presto per addivenire ad una seria revisione dei dati stessi.
Consigliera PRC al Comune di Roma
e Presidente della V C.C.P. Scuola Lavoro Cultura
Adriana Spera
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